L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

giovedì 2 luglio 2020

Guerra illimitata - La strategia di intraprendere un'azione militare unilaterale contro un qualsiasi stato sulla base di un presunto attacco viene abbracciata dal Giappone

PERCHÉ IL GIAPPONE ABBANDONA IL PROGRAMMA AEGIS?


(di Alessandro Rugolo)
02/07/20 

Il 2020 sarà forse ricordato come l'anno del cambio della strategia nazionale: da una postura prettamente difensiva il Giappone potrebbe infatti passare a qualcosa di diverso.
Il Japan National Security Council, organismo creato nel 2013 per supportare il primo ministro nella politica di sicurezza nazionale, ha infatti preso la decisione di abbandonare il programma per l'acquisizione di due sistemi missilistici statunitensi Aegis Ashore. È stato il Ministro della Difesa Taro Kono a darne l'annuncio.

Il programma, lanciato nel 2017, consisteva nell'acquisizione di due sistemi missilistici da posizionare nell'isola di Honshu, nelle basi a terra di Yamaguchi (nel sud) e di Akita (nel nord). I due sistemi avrebbero dovuto completare il sistema di difesa nazionale, composto dai previsti otto destroyers, equipaggiati dal sistema Aegis e missili Patriot. 

I due sistemi avrebbero garantito la copertura della nazione per l'individuazione e il contrasto di eventuali attacchi dalla Corea del Nord.

Alla base della decisione di rinunciare al programma vi sono diverse considerazioni tra cui il costo che, nelle stime, si aggira sui 4,1 miliardi di dollari per acquisto, mantenimento in operatività e manutenzione per 30 anni.


Altri problemi risiedono nella reale capacità del sistema Aegis di contrastare efficacemente i missili ipersonici di nuova generazione capaci di muoversi a velocità prossime a Mach 20.
Problemi di sicurezza relativi all'area di ricaduta del propulsore del missile SM-3 Block IIA interceptor, sollevate dalla popolazione, si sono aggiunti all'elevato costo preventivato, per decretarne la fine.

Sono già state installate due stazioni di terra dotate dell'Aegis Ashore System, una in Romania e una in Polonia (foto), apparentemente dislocate in località non a rischio per la popolazione.

Sembra che dietro la chiusura del programma vi siano altre motivazioni, ben più importanti, che lasciano intravvedere un cambiamento fondamentale nella strategia di sicurezza giapponese. Il primo ministro Shinzo Abe ha infatti annunciato che il governo sta considerando la possibilità di acquisire una capacità di "preemptive strike". 

La dottrina del preemptive strike nasce con la guerra in Iraq condotta sotto l'amministrazione Bush e asseriva il diritto degli USA di intraprendere una azione militare unilaterale contro i cosiddetti "rogue states" (stati canaglia) o contro organizzazioni terroristiche allo scopo di prevenire o mitigare un presumibile attacco contro gli Stati Uniti.


Tale dottrina è stata criticata a suo tempo e lo è tuttora sia a livello internazionale sia, e a maggior ragione, in Giappone, in cui è considerata essere in palese violazione della Costituzione nazionale, essenzialmente imbelle. In ogni caso il governo ha cominciato a rivedere la sua "National Security Policy" secondo le indicazioni ricevute dal primo ministro.

Il Giappone, qualunque cosa decida in merito al preemptive strike, deve ora risolvere la questione legata agli impegni presi con l'Alleato nordamericano, in particolare con la Lockheed Martin, con contratti già firmati per più di un miliardo di dollari.

Le discussioni con gli americani sul futuro della difesa giapponese sono ancora in corso.

Il rischio strategico per cui era stato lanciato il programma è sempre presente: i missili balistici a medio raggio nordcoreani Pukguksong-2 (foto) sono ora prodotti in serie.

Per approfondire:

Foto: U.S. Navy / kcna

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