L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

domenica 12 luglio 2020

Il Mes è una trappola i soldi da recuperare sui contratti derivati dichiarati nulla sono una realtà in cui il governo ben si guarda da applicare perchè vorrebbe dire intaccare gli interessi vivi dei banchieri

Sanità: dica trentasei miliardi

di Marco Bersani
5 luglio 2020

Le pressioni affinché l’Italia acceda ai fondi del Meccanismo europeo di stabilità (Mes) per ottenere finanziamenti per la sanità si moltiplicano, dentro e fuori il governo, sui media mainstream e da parte delle grandi imprese. Pare che tutti si siano accorti che i 36 miliardi di euro a cui si potrebbe accedere siano esiziali per il nostro sistema sanitario. Coincidenza vuole che sono proprio 36 i miliardi che i governi di differente colore hanno sottratto al servizio sanitario pubblico nel periodo 2010-2019. E su questo aspetto, dopo qualche accenno nel momento della grande paura, è invece calato il silenzio. Si dirà: giuste le critiche ai passati tagli, giusta l’indignazione verso l’ipocrisia delle forze politiche, sacrosante le critiche al Mes, ma al dunque dove troviamo allora i soldi per risanare il sistema? Le risposte, ovviamente, sarebbero diverse e piuttosto complesse, ma qui ci si limita a suggerirne soltanto una. Vale giusto 36 miliardi e riguarda i derivati, ovvero quei contratti sottoscritti da molti enti pubblici con le banche, conosciuti come “titoli tossici”, che una sentenza della Corte di Cassazione – sentenza che fa giurisprudenza per tutti – ha di recente dichiarato nulli

Dopo aver decantato per mesi la “svolta” dell’Unione Europea, che, attraverso il Recovery Fund, avrebbe abbandonato ogni relazione di tipo autoritativo nei confronti degli stati membri con un alto rapporto debito/pil per approdare a una “condivisione” dell’indebitamento, la contesa sembra essere approdata, come nel classico gioco dell’oca, al punto di partenza.

Sarà che le divergenze in merito al Recovery Fund fra i paesi cosiddetti “frugali” (con il paradiso fiscale dei Paesi Bassi in prima fila) e i paesi cosiddetti “spendaccioni” sono tutt’altro che risolte; sarà che, se anche un accordo fosse alla fine raggiunto, i soldi andrebbero ricercati sui mercati finanziari e diverrebbero spendibili non prima di un anno, sta di fatto che le pressioni affinché il nostro Paese acceda ai fondi del Mes (Meccanismo europeo di stabilità) per ottenere finanziamenti per la sanità si stanno moltiplicando, dentro e fuori il governo, sui media mainstream e da parte delle grandi imprese.

Un martellamento quotidiano, a cui lo stesso Presidente del Consiglio risponderebbe positivamente, se non fosse a rischio la propria maggioranza di governo, con il M5Stelle, che al momento resiste, mentre il Pd scalpita perché vi si ricorra senza ulteriori indugi.

Pare che tutti si siano accorti che i 36 miliardi di euro a cui potrebbe accedere l’Italia siano esiziali per il nostro sistema sanitario, che, nel pieno della pandemia, ha mostrato tutti i suoi limiti, con l’ex-eccellenza della Regione Lombardia in primis.

Ben svegliati, verrebbe da dire, perché sono proprio 36 i miliardi che i diversi governi di differente colore hanno sottratto al servizio sanitario pubblico nel periodo 2010-2019 (25 miliardi di tagli netti nel quinquennio 2010-2015 e quasi 12 miliardi di programmazione al ribasso del fabbisogno di finanziamento nel periodo 2015-2019).

Quindi, dopo aver distrutto in un solo decennio, in ossequio ai dettami di Maastricht e al patto di stabilità, uno dei sistemi sanitari migliori al mondo, oggi chiedono di infilare il Paese nella trappola del Mes che, aldilà delle interessate dichiarazioni rilasciate sui media, è un meccanismo di tutela dei creditori che può in ogni momento imporre le cosiddette condizionalità. Tanto più ad un paese che si presenterà all’inizio del nuovo anno con un rapporto debito/Pil vicino al 170%.

Conosco l’obiezione che molti potrebbero mettere in campo: giuste le critiche ai passati tagli, giusta l’indignazione verso l’ipocrisia delle forze politiche, sacrosante le critiche al Mes, ma dove troviamo allora i soldi?

Ovviamente le risposte sarebbero plurime (a partire dal fatto che la crisi la devono pagare i ricchi), ma ne voglio suggerire una cui forse nessuno ha sinora pensato: riguarda i derivati, ovvero quei contratti sottoscritti da molti enti pubblici con le banche, conosciuti come “titoli tossici”, perché sono scommesse truccate da assicurazioni, che favoriscono le banche e imprigionano gli enti pubblici nei debiti.

Una recente sentenza della Corte di Cassazione a Sezioni Unite -n. 8770/20- dando ragione al Comune di Cattolica (RI) nel contenzioso contro la banca Bnl, ha stabilito la nullità dei contratti derivati, che non avrebbero mai dovuto essere sottoscritti dagli enti pubblici.

Poiché si tratta di una sentenza che, data l’autorevolezza della Corte che l’ha pronunciata, fa giurisprudenza, perché lo Stato italiano, attraverso il Governo, non dichiara ipso facto la nullità dei contratti stipulati?

Sapete a quanto ammonta, secondo Eurostat, la perdita che incombe sui conti dello Stato e che la società indipendente di consulenza finanziaria Ifa Consulting ha stimato con probabilità altissima? 36 miliardi di euro!

Quale miglior occasione per sottrarre al sistema finanziario 36 miliardi (e recuperare anche i 37 già versati) investirli tutti e subito per un servizio sanitario pubblico, gratuito e umanizzato, lasciando a bocca asciutta i tecnocrati del Mes e la loro gabbia del debito?

“L’Italia vuole una ripartenza certa, è il momento del coraggio, tutti dobbiamo osare” ha dichiarato il premier Conte non più tardi di due giorni fa. Appunto.

Nessun commento:

Posta un commento