L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

giovedì 16 luglio 2020

La pochezza di questa politica tutta ha continuamente bisogno di terrorizzare far inalare paura per governare

Sul TSO "pandemico"

di Sebastiano Isaia
9 luglio 2020

«È apparsa negli scorsi giorni la possibilità di utilizzare il TSO (trattamento sanitario obbligatorio) per chi è restio ad accettare le cure anche se contagiato. Ne ha parlato il governatore veneto Luca Zaia, esasperato dall’aumento dell’indice di contagio in regione e dalla vicenda dell’imprenditore vicentino che si è ammalato ma ha rifiutato il ricovero, ma anche il governo che con il ministro della Salute Roberto Speranza avrebbe chiesto agli esperti giuridici del governo di studiare la possibilità di imporlo a chi ha sintomi da Covid ma sta in giro. L’obiettivo del governo è studiare un’eventuale norma più stringente per applicarlo ed estenderlo dalla psichiatria alla gestione dei casi di chi rifiuta le cure anche se contagiato dal Coronavirus. Pochi però hanno consapevolezza di cosa sia un TSO, come venga esercitato già oggi e quali conseguenze comporti per chi lo subisce. Questo strumento invasivo solitamente sconvolge le vite delle persone e può anche ucciderle» (Affaritaliani).

Franco Basaglia sosteneva che gli psicofarmaci servono a sedare, più che il malato, l’ansia dello psichiatra e della società.

Analogamente possiamo dire che il TSO “pandemico” serve a preservare, più che la salute del corpo sociale, in primo luogo la stabilità dell’ordine sociale, stressata continuamente dalle contraddizioni che sempre di nuovo produce questa società altamente contraddittoria e irrazionale – nonostante il gigantesco apparato tecnoscientifico che essa esibisce e che è posto soprattutto al servizio delle pratiche di dominio, di sfruttamento e di controllo sociale. Non bisogna poi sottovalutare l’esigenza di tutelare la stabilità politica dei funzionari che ci governano dal centro e dalla periferia. Ben si comprende, ad esempio, l’ansia elettoralistica di Luca Zaia, il cui riconosciuto e molto apprezzato successo nella “guerra al coronavirus” rischia di non trasformarsi in un prossimo successo elettorale per colpa di qualche “irresponsabile”.

Ieri il “pazzo”, oggi il “disagiato mentale”, domani forse l’”untore” e l’”irresponsabile”, dopodomani non si sa chi: i casi a cui applicare un bel TSO appaiono potenzialmente numerosissimi. Intendo forse evocare la sindrome della “brutta china” (fatto un passo in una direzione, il passo successivo è inevitabile)? No, mi limito a registrare un processo sociale in atto, a riflettere su una tendenza generale attiva peraltro da moltissimo tempo e che spesso subisce quelle improvvise accelerazioni che ci permettono – o, detto più realisticamente, ci permetterebbero – di averne contezza. Per quanto mi riguarda è questa società la “brutta china” che percorriamo ogni giorno, senza sapere, per l’essenziale, dove essa ci porterà: del domani non c’è certezza, diceva quello. Devo pure confessare che l’idea del TSO “pandemico” mi è balenata in testa all’inizio della “crisi sanitaria”, e certamente non in virtù di una capacità previsionale che purtroppo non possiedo; a pensare il male spesso ci si azzecca: «Il 2 maggio scorso un rapper calabrese, Dario Musso, ne ha subito uno dopo essere andato in giro in auto gridando con un megafono che non esiste nessuna pandemia. Il ragazzo non aveva patologie psichiatriche né è stato visitato da un medico prima del trattamento forzoso» (Affaritaliani). Il 9 maggio c’è stato un identico caso in provincia di Agrigento ai danni di un uomo di circa 30 anni: «Lo hanno sedato perché esponeva le sue ragioni in modo pacifico», ha dichiarato il suo avvocato. Si reprime dunque un’opinione con mezzi “sanitari”? «Ma si tratta di un’opinione folle, non suffragata da nessuna evidenza scientifica! Un’opinione folle e pericolosa per la comunità». Ah, ecco. Adesso mi sento meno turbato, ma solo un pochino… Anche perché non sono io a decidere circa la pericolosità dei comportamenti sociali, a cominciare dai miei! «E infatti c’è chi decide per te, per tutti noi». Appunto!

Personalmente non posso fare a meno, per una sorta di riflesso condizionato, di associare il Trattamento Sanitario Obbligatorio al fascismo, al nazismo, allo stalinismo (anche con caratteristiche cinesi), cioè alla forma totalitaria dello Stato capitalistico. Questa operazione mentale in realtà mi aiuta a mettere nella giusta prospettiva l’intima natura dello Stato cosiddetto democratico, che infatti non contrappongo ideologicamente a quello che siamo soliti definire senz’altro totalitario. Detto en passant, il minacciato ricorso al TSO rivela l’intimo legame che storicamente esiste tra trattamento psichiatrico e repressione della “devianza sociale”, tra manicomio (nelle sue diverse “declinazioni” fenomenologiche) e carcere. Contenzione e repressione non fanno solo rima: sono due lati di una stessa medaglia. Nella prassi del dominio tutto si tiene, a spese degli individui.

Non ha alcuna importanza, a mio avviso, se l’odiosa e minacciosa idea del TSO “pandemico” sarà lasciata cadere (magari anche con allegata “precisazione” del politico che l’aveva impugnata come una clava: «Sono stato frainteso!»): ciò che conta è che essa sia stata avanzata e che non abbia incontrato praticamente nessuna opposizione da parte della gente, tutt’altro. Almeno è questo che risulta a me. Staremo a vedere!

Ho espresso la mia contrarietà di principio a ogni forma di obbligo (incluso quello vaccinale) e di proibizione (incluso quello afferente all’uso delle cosiddette “sostanze droganti”) in questo post: OBBLIGO VACCINALE E ALTRO ANCORA.

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