L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

domenica 12 luglio 2020

L'evoluzione dell'uomo è uccidere se stesso

Aborto a 9 mesi, referendum in Nuova Zelanda?/ “Legge da abrogare, è troppo estrema”

Pubblicazione: 11.07.2020 - Silvana Palazzo
Aborto a 9 mesi, in Nuova Zelanda lanciata petizione per un referendum: “Legge da abrogare, è troppo estrema”. Per l’opinione pubblica i legislatori si sono spinti troppo oltre…

Jacinda Ardern (LaPresse)

Un referendum per decidere se abrogare la legge sull’aborto. È quanto si chiede una petizione lanciata in Nuova Zelanda, dove neppure l’emergenza Covid (peraltro ben gestita dal governo) ha spento il dibattito sulla questione. Non poteva essere diversamente, considerando il fatto che nella scorsa primavera è stata promulgata una delle più estreme leggi sull’aborto. Il disegno di legge approvato a marzo di quest’anno ha depenalizzato l’aborto, che è stato rimosso dal Crimes Act, quindi non è più considerato una procedura medica “criminale” e permette di trattare gli aborti come un problema di salute. Ha mandato soffitta è finita una legge del 1977 che per oltre 40 anni aveva circoscritto l’aborto a casi incompatibili con la tutela della salute fisica e mentale della madre, previa valutazione di due medici. Il governo di Jacinda Ardern, che era riuscito a far approvare la legge senza che venisse sottoposta a consultazione popolare per mezzo di un referendum, ora rischia di veder messo in discussione l’Abortion Legislation Act 2020.

NUOVA ZELANDA, REFERENDUM PER ABROGARE LEGGE ABORTO?

Quel che fa discutere di questa legge sull’aborto è il fatto che abbia allentato sensibilmente le restrizioni, per questo si ritiene che sia una delle più estreme sul tema. In Nuova Zelanda, infatti, non sono ben chiari infatti i limiti riguardo la seconda metà della gravidanza, motivo per il quale l’opposizione ritiene che non abbia fissato limiti significativi fino al momento della nascita. Ci sono sondaggi, secondo quanto riportato dal New York Times, secondo cui l’opinione pubblica ritiene che i legislatori si siano spinti troppo oltre con la liberalizzazione. La nuova legge permette ad una donna di abortire su richiesta fino a 20 settimane di gravidanza? Giusto, ma si dice anche che l’aborto è legale «se l’operatore sanitario ritiene ragionevolmente che l’aborto sia clinicamente appropriato nelle circostanze». La legge però non stabilisce cosa sia inappropriato, ma solo che il medico deve consultarsi con almeno un altro collega e tener conto di «tutti gli standard legali, professionali ed etici pertinenti», della salute fisica e mentale della donna, del «benessere generale» e dell’età del feto.

Agnes Loheni dopo l’approvazione della legge aveva dichiarato: «Permetterà l’aborto fino al momento della nascita. Si tratta di una sezione ampia, poco definita e vaga, senza alcun riguardo per il nascituro». Ed è proprio la parlamentare del Partito Nazionale a riprendere in mano la questione nella speranza che si arrivi ad un referendum per l’abrogazione della legge. Firmataria della petizione è Pamela McIlwraith, ma il membro del Parlamento che l’ha presentata è appunto lei, Agnes Loheni. L’obiettivo è esortare «il governo a indire urgentemente un referendum per dare al popolo neozelandese la possibilità di esprimersi sull’abrogazione della legge sull’aborto del 2020».

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