L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

mercoledì 15 luglio 2020

L'illusione di Euroimbecilandia che doveva vivere con il gas, insufficiente dell'Azerbarbaijan sponsorizzato e voluto dagli Stati Uniti

Azerbaijan-Armenia, nuovi scontri al confine tra i due paesi

-13 Luglio 2020


Quattro soldati dell’esercito dell’Azerbaijan sono stati uccisi da un compendio militare armeno in seguito ad una serie di disordini nei confini tra i due paesi. Tre dei quattro soldati sono stati uccisi domenica, mentre un altro soldato ha perso la vita lunedì. Questa è una delle tante azioni militari che hanno contraddistinto quella caldissima zona, nella regione di Tavush, ricca di risorse energetiche.

Interviene anche la Turchia, che mediante il ministro degli esteri ha rilasciato una dichiarazione a sostegno dell’Azerbaigian: “La Turchia continuerà, con tutte le sue capacità, a sostenere l’Azerbaigian nella sua lotta per proteggere la sua integrità territoriale”.

Una disputa centenaria

Le tensioni tra Armenia e Azerbaijan non sono assolutamente una novità. La contesa territoriale tra i due paesi è una delle questioni più calde del già complesso scacchiere caucasico, che ha subito mutazioni territoriali in due eventi cruciali: l’indipendenza dall’Impero Russo nel 1918 e la caduta dell’Unione Sovietica. In particolare, la regione del Nagorno-Karabakh è il nucleo fondamentale su cui si erge l’ostilità tra i due paesi. Un odio che ha innescato nuovi scontri nel 2016 nel 2019; in quell’occasione non ci furono solo casi isolati ma una vera e propria lotta tra due eserciti, che si concluse con morti di civili. Solo l’intervento del cosiddetto Gruppo di Minsk, complesso fondato dall’Osce nel 1992, risolse la questione.

La regione del Tavush (Armenia)
Fonte: Wikipedia

Gli interessi petroliferi

Dietro la mossa dell’Armenia di attaccare la regione del Tavush vi sono interessi squisitamente petroliferi, data l’enorme ricchezza che nasconde il sottosuolo dell’area. Quella zona infatti è particolarmente vitale per l’Azerbaijan in quanto è sede dell’oleodotto Baku-Tbilisi-Ceyhan, fondamentale per l’Europa, e del gasdotto South Caucasus Pipeline. Dalla parte dell’Armenia vi è, probabilmente, l’intenzione di limitare al minimo l’approvvigionamento energetico del paese, uno dei più vivaci dell’area caucasica.

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