L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

mercoledì 22 luglio 2020

Lo Stretto di Messina

GRANDI OPERE: ILLUSIONI, INGANNI, ALTERNATIVE

Controsservatorio Valsusa, Centro Studi Sereno Regis e Volere la luna organizzano un'iniziativa di carattere nazionale Giovedì 23 luglio, dalle 15.00 alle 19.00
L’iniziativa si terrà a Torino presso la sala Poli del Centro Studi Sereno Regis di Torino con interventi in presenza e collegamenti da remoto.
L'incontro potrà essere seguito in streaming: https://youtu.be/kxAFrKR7oIc (per le regole di distanziamento e sicurezza i posti in sala sono limitati, per prenotare vedi le info dopo il programma)
L’iniziativa inaugura un percorso teso a costruire un cartello di realtà dell’ambientalismo, del sociale, del mondo del lavoro, del mutualismo decise a voltare davvero pagina, abbandonando il modello, sbagliato e fallimentare, delle Grandi Opere, e ad aprire una stagione propositiva e un confronto-scontro con una politica vecchia e incapace di dare risposte adeguate alla gravità della crisi in atto.
Sono previste comunicazioni introduttive di Marco Bersani, Angelo Tartaglia, Francesco Ramella, Marco Revelli

Presentazione

L’epidemia di Covid-19 ha prodotto nel Paese e nel mondo una crisi economica e sociale gravissima. L’evidenza dei collegamenti tra epidemia e modello di sviluppo ha fatto dire a molti, nei mesi scorsi, che nulla sarebbe più stato come prima e che le risposte alla crisi avrebbero dovuto avvenire all’insegna di un cambiamento profondo di strategie, modelli economici, priorità. Oggi, con la fine del lockdown e l’allentamento delle limitazioni imposte dall’emergenza, quelle indicazioni sembrano tramontate e tutto sembra tornato come prima. Lo confermano il “decreto semplificazioni” e i provvedimenti connessi varati in questi giorni dal Governo in cui il volano della ripresa viene indicato in un’incredibile sequenza di Grandi Opere da mettere in cantiere senza freni e senza regole: l’elenco è sempre più lungo fino a comprenderne 130, lo guidano il TAV e la Nuova linea ferroviaria Torino-Lione, rispunta finanche il ponte sullo stretto di Messina. La rappresentazione simbolica di tutto questo sta nel gesto e nelle parole del presidente del Consiglio che schiaccia il pulsante per l’innalzamento delle paratie del Mose a Venezia, commentando – di fronte alle proteste degli ambientalisti – che la politica deve assumersi le proprie responsabilità e augurarsi (proprio così, augurarsi) che l’opera funzioni.

In questo desolante panorama (che vede coinvolto l’intero ceto politico del nostro Paese) emergono, a vari livelli, segnali di discontinuità importanti: cresce nei movimenti la consapevolezza che giustizia sociale e giustizia ambientale sono inscindibili; sono sempre più chiare l’entità e l’origine da attività umane (a cominciare dalle Grandi Opere) dei cambiamenti climatici e i loro effetti devastanti; al Parlamento europeo, in sede di discussione della proposta di legge sul clima, è stato presentato un emendamento che subordina i finanziamenti di ogni grande opera all’accertamento – da parte di una commissione indipendente ‒ del suo effetto di riduzione delle emissioni di CO2; la Corte dei Conti europea, pronunciandosi su otto Grandi Opere tra cui la Torino-Lione ne contesta, pur in un’ottica non certo contraria all’attuale modello di sviluppo, la convenienza dal punto di vista economico, traportistico e ambientale; lo schieramento contrario alle Grandi Opere cresce a livello locale e vede, da ultimo, la netta presa di posizione contro la Nuova Linea Ferroviaria Torino-Lione del neoeletto sindaco di Lione Grégory Doucet.

Ormai è documentato da innumerevoli studi che le Grandi Opere sono tra i maggiori responsabili dei cambiamenti climatici, producono lavoro in misura di gran lunga inferiore a molte piccole opere di risanamento del territorio, sono in contrasto con le necessità di un futuro rispettoso dell’ambiente, hanno costi insostenibili per la collettività. A sostenerle restano solo gli interessi di una imprenditoria senza progetto e di una politica istituzionale ad essa subalterna. Questi interessi sembrano oggi vincenti grazie soprattutto alle risorse economiche (sempre pubbliche) di cui dispongono e alla connessa capacità di produrre consenso. Ma il loro respiro corto è sempre più evidente.

Per questo occorre costruire nel Paese un cartello di realtà dell’ambientalismo, del sociale, del mondo del lavoro, del mutualismo consapevoli della necessità di girare davvero pagina e di abbandonare il modello, sbagliato e fallimentare, delle Grandi Opere. L’obiettivo è quello di aprire una grande stagione propositiva e un confronto-scontro con una politica vecchia e incapace di dare risposte adeguate alla gravità della crisi.
Di qui l’iniziativa di un primo momento di confronto, a Torino il 23 luglio prossimo. Altri confronti seguiranno per integrare la rete degli interlocutori.

Programma

Centro Studi Sereno Regis - Controsservatorio Valsusa - Volere la Luna

GRANDI OPERE: ILLUSIONI, INGANNI, ALTERNATIVE

Torino, via Garibaldi 13, sala Poli (e videoconferenza)
23 luglio 2020 - o. 15.00-19.00

coordinano
Angela Dogliotti (Centro Studi Sereno Regis) e
Livio Pepino (Controsservatorio Valsusa)
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o. 15.15-16.30 comunicazioni introduttive (*)

Marco Bersani (Attac) *
Quanto costano le grandi opere? Chi le paga, possono essere un volano per l’economia?

Angelo Tartaglia (Politecnico di Torino)
Le grandi opere e i cambiamenti climatici

Francesco Ramella (Università di Torino)
Infrastrutture e trasporti: le fantasie e la realtà

Marco Revelli (Università del Piemonte orientale)
Creare lavoro: grandi opere e progetti alternativi
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o. 16.30-19.00 interventi programmati - elenco provvisorio (*)

Jean-Louis Aillon (Rete Clima Torino)
Giuseppe De Marzo (Rete dei Numeri Pari) *
Emilio Delmastro (Pro Natura Piemonte e Valle d’Aosta)
Duccio Facchini (Altreconomia) *
Edi Lazzi (Fiom) *
Maria Maranò (Legambiente e Forum Disuguaglianze e Diversità) *
Tomaso Montanari *
Giorgio Prino (Legambiente Piemonte e Valle d’Aosta) *
Mariangela Rosolen (Acqua pubblica Torino)
Cosimo Scarinzi (CUB Piemonte)
Fabio Viotti (Fridays for future)

(*) I nomi con l’asterisco corrispondono a interventi da remoto.

Per adesioni scrivere a Ezio Bertok (eziobertok@tiscali.it), indicando estremi dell’associazione, telefono e indirizzo mail.

Per prenotare il posto nella sala Poli del Centro Sereno Regis (numero limitato a 30 persone per le disposizioni connesse con l’epidemia di Coronavirus): Enzo Ferrara (enzoferrara@serenoregis.org tel. 339 8555744);

L’iniziativa sarà trasmessa in streaming: https://youtu.be/kxAFrKR7oIc

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