L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

sabato 11 luglio 2020

Scacco matto agli ebrei sionisti e agli Stati Uniti

Come e perché Iran e Cina faranno imbestialire Trump su petrolio, gas e non solo

10 luglio 2020


Che cosa prevede l’accordo strategico venticiquennale siglato fra Iran e Cina

C’è chi dice che i suoi presupposti siano addirittura maturati durante il lontano 2016 durante una visita del presidente cinese Xijinping a Teheran. E c’è chi sostiene che le sue fondamenta siano state gettate durante la visita a Pechino lo scorso agosto da parte del ministero degli Esteri iraniano Mohammad Javad Zarif.

Sta di fatto che Cina e Iran hanno negoziato in segreto e finalmente concluso – manca solo un’ultima riunione perfezionatoria che si terrà oggi – un accordo strategico venticiquennale che farà masticare amaro gli Usa e Donald Trump, e che l’accordo gode ovviamente della benedizione della Guida Suprema Ali Khamenei, ben lieto nel suo intimo di sferrare una serie di fendenti ai nemici americani.

Sebbene l’intesa sia formalmente segreta, le fonti interne al Ministero del petrolio iraniano del magazine “OilPrice” hanno svelato alcuni degli elementi chiave di un’accordo che attraversa il settore dell’energia e del petrolchimico, quello dei trasporti e quello militare.

Il perno dell’intesa non poteva che riguardare un settore come quello dell’Oil & Gas e il petrolchimico che sono sotto sanzioni da parte Usa. Sanzioni che non saranno più un problema quando la Cina metterà a disposizione, in base all’accordo, ben 280 miliardi di dollari da investire nel comparto, con un importo passibile di ulteriori aumenti negli anni successivi a seconda delle esigenze.

A questo tesoretto, Pechino aggiunge ulteriori 120 miliardi di investimenti destinati ad ammodernare le infrastrutture petrolifere del paese, anche in questo caso con un importo che potrà lievitare sulla base della discrezione delle parti.

In cambio di tanta munificenza, Teheran garantirà agli amici cinesi una sorta di diritto di prelazione su qualsiasi nuova scoperta o progetto energetico sviluppati in Iran. Pechino inoltre potrà acquistare il greggio, il gas e altri prodotti petrolchimici della Repubblica islamica con uno sconto minino del 12% rispetto ai prezzi medi del periodo, più un altro 6-8% di sconto aggiuntivo. Infine, potrà procedere con i pagamenti con una dilazione fino a due anni, e potrà onorare i suoi contratti con soft currencies, ossia con quelle valute estere di cui dispone in gran quantità grazie agli scambi con le economie emergenti, con particolare riguardo a quelle africane.

Non meno interessante è la seconda parte dell’accordo, che va a toccare uno degli interessi primari dell’ex celeste impero: lo sviluppo della cosiddetta Belt and Road Initiative. Sulla base dell’intesa, l’Iran si impegna ad elettrificare la linea ferroviaria che collega Teheran a Mashad. Si dovrebbe procedere inoltre con la realizzazione di una linea ad alta velocità sulla direttrice Teheran-Qom-Isfahan al fine di aumentare i collegamenti con Tabriz, la città iraniana benedetta da notevoli riserve di gas e petrolio che si trova al centro della parte della nuova via della seta che collega Urumqi a Teheran e da dove partirà una pipeline diretta ad Ankara.

Ma una parte non meno interessante dell’accordo riguarda il settore militare e sembra riflettere, secondo le fonti di OilPrice, la (più che comprensibile) volontà di Khamenei di aggiungere anche questa dimensione all’intesa complessiva con Pechino.

La Guida Suprema, in particolare, avrebbe insistito – secondo una di queste fonti – affinché nell’intesa fosse compresa anche “la completa cooperazione aerea e navale tra l’Iran e la Cina, con la Russia a svolgere un ruolo”.

Se dunque l’accordo verrà finalizzato oggi, negli aeroporti di Hamedan, Bandar Abbas, Chabhar e Abadan stazioneranno una serie di velivoli militari appartenenti alle due potenze, dai Tupolev Tu-22m3s modificati dalla Cina, ai Sukhoi Su-34 sino al nuovissimo caccia monoposto Sukhoi-57.

Quanto alla parte relativa alle rispettive marine, ai vascelli cinesi e russi sarà consentito di ormeggiare nei porti di Chabahar, Bandar-e-Bushehr e Bandar Abbas dove manodopera cinese provvederà a costruire nuove infrastrutture.

È dunque un’intesa a tutto campo quella che lega adesso Cina e Iran (con la partecipazione interessata di Mosca, in un chiaro tentativo di irritare il campione delle sanzioni della Casa Bianca. LA cui reazione, adesso, sarà tutta da vedere.

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