L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

mercoledì 12 agosto 2020

Beirut - Grave errore della Strategia di Destabilizzazione Permanente. Stati Uniti - Credete davvero che si possa mai e poi mai, nei secoli dei secoli, dar retta a una sola parola, a un solo gesto, a una sola azione, a una sola indicazione di uno Stato capace di questo (Hiroshima e Nagasaki)? E dei suoi corifei?

Fulvio Grimaldi: Beirut come Belgrado, Kiev, Teheran, Bengasi, Damasco. Minsk come Caracas. Roma come allora. Anzi peggio


12 agosto 2020

I “comunisti” neocon del Terzo Millennio e i loro “rivoluzionari”

In prima pagina, con esaltata gigantografia, titolo e occhiello che un giornale, con la tracotanza di chiamarsi “quotidiano comunista”, dovrebbe dedicare all’ottobre 1917 di Leningrado, al luglio 1789 di Parigi, al gennaio 1959 dell’Avana. E, invece, confermandosi organetto dei neocon globali, sussidiato da pubblicità turbocapitaliste e, indecentemente, da cittadini ignari depredati per questo scopo dallo Stato, celebra in tal modo il contrario di quanto chiedevano le lotte di massa in quegli eventi emancipatori.

Le rivolte in cui il giornale, peggio mimetizzato da indipendente, o di sinistra, si riconosce sono altre. Tutte di destra estrema. Quelle i cui fili dipartono dalla Vedova Nera, il mostro letale che fa tessere la sua tela a Langley, Wall Street, Pentagono, Bilderberg, Davos. Parliamo dei “rivoluzionari libici”, così omaggiati da Rossana Rossanda, dei vari “colorati” alla Otpor, dei “ribelli democratici” di Hong Kong o Portland, di “Black Lives Matter”, Me TooI e affini. E, si parva licet, delle nostrane Sardine, anch’esse fasulle e dunque di vita brevissima, rispetto a quella dei nobili pesci di cui avevano usurpato il nome.

Il modo più facile per riconoscerli è l’uniformità degli slogan, l’attrezzatura logistica omogenea e immediata, la violenza estrema e indistinta nella ricerca del caos, lo sfruttamento di rivendicazioni popolari mutate, su ordine della Cupola, in regime change attraverso il depistaggio su obiettivi che i militari chiamano “falsi scopi”. Immancabili il plauso unanime di tutta la propaganda finto-giornalistica del globalismo, il finanziamento da centrali occulte, ma per niente oscure, tipo Open Society di Soros, Fondazione Ford, Fondazione Rockefeller, National Endowment for Democracy e tante altre.

Si ripete anche il modello della sinergia: attentati-manifestazioni violente, fatte passare per pacifiche e dove la sola violenza è quella della polizia che difende governi sgraditi. E lo sforzo di stornare attenzione e riprovazione dal vero responsabile (perlopiù lo stesso che detta questa strategia) a quello preordinato e da abbattere.


Infatti il “falso scopo”, il governo di Hassan Diab, non esattamente un apparato da “Città del Sole”, ma neanche il responsabile della catastrofe, si è dimesso. Si arriverà ad elezioni che produrranno risultati sgraditi alla teppa di Soros e una nuova affermazione di Hezbollah. Per cui ci sarà la rivolta dei “brogli”, con dietro ovviamente tutto il servitorame della stampa occidentale. Intanto Israele, elefante nella stanza che nessuno vede, è uscito di scena. Sparite tre invasioni sanguinarie, attentati a gogò, bombardamenti, quotidiane violazioni della sovranità, provocazioni, eccidi, sabotaggi, Sabra e Shatila, le infami armi proibite, le mine anti-bambini….

In assenza di guerre, "pacifisti" colorati e armati

Da Belgrado a Maidan, da Tegucigalpa in Honduras a Deraa in Siria, a Bengasi, a Tehran a Beirut la tecnica si ripete pedissequamente. Prima una grossa provocazione fatta passare per giusta reazione alle malefatte del “regime”, che ponga in fibrillazione e apprensione l’intero paese. Poi, a rinforzo, manifestazioni “popolari” da tempo preparate, armate, rifornite e circondate dal sostegno di media e governi occidentali.


La Serbia messa in ginocchio dalle bombe Nato (e del sinistro D’Alema, invocate dall’ecologo Alex Langer e dall’editorialista del “Foglio”, Adriano Sofri) e, subito, i violenti tumulti di Otpor, specialisti addestrati da generali della CIA. In Honduras golpe militare con morti e feriti, ordinato da Hillary e Obama, e successiva jacquerie di bande di marginali guidati da un dirigente del Mossad. A Bengasi assalti di sicari islamisti armati a stazioni di polizia, aeroporti, caserme, bombe francesi e poi Nato e mercenariato terrorista in arrivo da Qatar, Tunisi, Colombia, che da Bengasi muove verso Tripoli. Così a Deraa, cecchini infiltrati in cortei di protesta pacifica che sparano ai manifestanti come ai poliziotti, risposta molto contenuta del governo e, subito, bombe e tagliagole da mezzo mondo fatti passare per “ribelli”. E se non si può innescare l’operazione con le bombe, si applicano sanzioni mostruose che provocano devastazioni sociali, da imputare al governo contro cui scatenare le turbe “pacifiche”.

Il cocktail servito al bar della Vedova Nera: bombe, sanzioni, terrorismo, manifestazioni per la democrazia


A Beirut, ripetuti tentativi dell’Occidente, dei sauditi e di Israele di mandare il paese, segmento importante dell’Arco della Resistenza (non solo scita), a gambe all’aria con mariuoli e spie infiltrati in tutti i gangli dello Stato, governanti corrotti lapidatori delle grandi ricchezze del paese (tipo i due “sauditi” Hariri) e, soprattutto, un’invasione israeliana dopo l’altra, attentati di indubbia matrice finalizzati alla stessa destabilizzazione. Infine, l’apocalisse del 4 agosto e successiva ripresa dei tumulti dei soliti noti, comandati dalle solite centrali. Obiettivo, non la riunione di tutte le forze sane e patriottiche del paese a contrastare la cospirazione dalla chiara paternità del perenne carnefice, ma un governo responsabile di non aver sorvegliato 3000 tonnellate di nitrato d’ammonio e di aver così favorito l’immane esplosione del deposito.

Deposito diventato, è ovvio, arsenale di armi Hezbollah, come denunciato tra il 2018 e l’altro giorno, dall’indefettibile Netaniahu. Un governo da annientare e, con esso, ogni presenza politica ed armata di Hezbollah e, quindi, della sua efficacissima rete assistenziale che, finora, aveva risparmiato al paese milioni di morti di fame. Non per nulla a Macron i tumultuanti hanno chiesto di riprendere il controllo del paese. Proprio come a Hong Kong il ribellismo è tutto in nome di un ritorno del colonialismo britannico e, ora, anche yankee.

Libano non solo: nitrato d’ammonio contro Siria, Iraq, Iran

Non c’è “manifesto”, o altra velina atlanto-sionista, che sottolinei l’imbecillità dell’idea che Hezbollah, massima forza di difesa dei popoli dell’area, collochi i suoi armamenti in un porto, oltre tutto pieno di esplosivo chimico, oltre tutto sotto controllo totale dell’ultradestra armata cristiano-israelo-maronita dei Gemayel e Geagea. Né rilevano il fatto accertato che a questo governo, con un presidente cristiano, ma patriota e ministri e robusta presenza parlamentare di Hezbollah, i controllori del più grande porto di Tripoli abbiano occultato l’esistenza di quel nitrato d’ammonio. Forse anche perché arrivano prove di come esso fosse usato per gli ordigni confezionati dai mercenari antisiriani e antilibici e per i recenti ripetuti attentati a installazioni industriali e commerciali in Iran. Tutto si tiene.


Il ritorno della “Grandeur”

Emmanuel Macron, con un governo francese che, come per la Libia bombardata da Sarkozy, dal Sahel al Medioriente si fa mosca cocchiera del revanscismo colonialista, è riuscito a presentarsi come salvatore del paese (naturalmente dagli Hezbollah), raggranellando ben 230 miserabili milioni di dollari di aiuti. Con i quali conta di ricomprarsi il Libano, uno dei nodi strategici del Medioriente. Elemosina schifosa, con schiaffone in faccia a una nazione che la sua parte ha offeso, umiliato e distrutto cento volte in cent’anni. Dal canto suo i benefattori del FMI hanno condizionato i loro 11 miliardi di prestito all’eliminazione di ogni traccia di Hezbollah e alla svendita, per ripagare il debito, dei vastissimi beni del paese, a partire dal suo immenso patrimonio immobiliare, dalle banche alle società dei servizi, dai porti e aeroporti. E soprattutto che si obliteri l’idea che il Libano possa costituire il principale passaggio dall’Est all’Ovest della vituperata e temutissima Via della Seta cinese.

Elemosina agli sguatteri, aiuti agli umani

Su un piano un po’ diverso si collocano i tre grandi aerei da trasporto russi, carichi di soccorsi, atterrati a Beirut a poche ore dall’attentato. Cina e Iran preparano grandi investimenti per rimettere in piedi le infrastrutture, con i cinesi impegnati meglio di altri, nei porti. Lo stesso Iran e la Siria, nonostante rimanga squartata e incendiata, sono in primissima fila negli aiuti, con Tehran che ha allestito un ospedale da campo e macchinari e la Siria che, nonostante gli Usa continuino a bruciarli i campi di grano, fa arrivare generi alimentari. Tanto più urgenti dopo che l’attentato ha distrutto i silos che contenevano le riserve di granaglie. Ne avete sentito parlare dai vostri media?

Bielorussia, chi vince è un dittatore

Sulla terza vittoria di seguito del presidente Bielorusso Aleksandr Lukashenko, con l’80% dei voti contro i 6 virgola qualcosa dell’avversaria Svetlana Tikhanovskaja (una Carneade il cui unico merito era di essere la moglie di un candidato finito in prigione per corruzione, naturalmente un “martire” per l’Occidente), c’è poco da dire. I dittatori del pensiero unico, distruttori del mondo a forza di guerre, sanzioni, fame ed epidemie, coloro che ingabbiano i loro e altrui popoli in una Vergine di Norimberga fatta di menzogne e condizionamento fisico-mentale, quando vince uno fuori dall’ordine da loro costituito o programmato, vince con i brogli ed è un dittatore. E le proteste che subito vengono innescate e magnificate sono quelle dei democratici. Come nel Venezuela quando Guaidò ci provò con Maduro, o las Damas de Blanco, fidanzate dei fasciomafiosi di Miami, contro Fidel.


Lukashenko, come Vucic di Serbia, ha l’imperdonabile colpa di governare un paese che, situato, come Ucraina, i Baltici, i Balcanici, addosso alla Russia, diversamente dagli altri va per conto suo (anche rispetto a una gelosissima Russia) e non marcia sotto le insegne a stelle e strisce. Anzi non pratica nemmeno il turbocapitalismo neoliberista e, crimine assoluto, non ha seguito le procedure da Coronavirus, finendo meglio in termini di contagi e decessi, a dispetto di niente lockdown, campionato di calcio con pubblico e parata nazionale con folla. Salvando così l’economia dei suoi piccoli e medi e non finendo con l’affamare il popolo. Quelli che all’umanità danno esempi del genere (vedi Nicaragua, Svezia, tanti paesi africani, Giappone più o meno) fanno uscire dai gangheri la Vedova Nera. Da cui le livide scempiaggini che vi arrivano dai nostri schermi e giornali. Come dall’impeccabile democratico Ignazio La Russa.


Italia peggio di allora


Non fosse che poi le cazzate le paghiamo sulla nostra pelle, ci sarebbe da farsi prendere da crampi spasmodici di riso a seguire le imprese del nostro regimetto. Pare un istrice con gli aculei puntati in tutte le direzioni. Vittima, insieme a tutta la confraternita del buon vaccino, di una tranvata come quella, a Berlino, del milione degli anti-pandemia di balle (si ripete il 29 agosto!), ha reagito da vipera pestata sulla coda. Ritorsione al veleno sono i nuovi picchi di contagi, di positivi (gente che non ha niente, ma viene dichiarata malata dal tampone) e di morti (tuttora negati all’autopsia e onni-includenti). E ovviamente non c’è niente da temere dei cari migranti che arrivano come cavallette, chi con Covid, chi indirizzato alla mafia nigeriana e che il manifesto vuole disseminati sul territorio anzichè concentrati nei lazzaretti-bomba galleggianti.
La colpa è tutta di quegli scapestrati che si sono permessi una vacanza a Monaco, o in Istria. La colpa è dei giovani, meno vittime dell’ipnosi di massa diffusa dai gas propagandistici e che perciò si riuniscono al mare, o in piazza. Vivono, come ne hanno diritto. E dunque occorre abbassare di colpo l’età media dei contagiati, dei positivi, qualunque cosa queste due parole false e bugiarde significhino. Ormai solo i boccaloni masochisti ci credono, e il picco rischia di essere quello della gente che ha capito come contagiati, positivi e decessi si producano inclinando di qua o di là il pallottoliere dei tecno-scienziati, a seconda se le persone siano sufficientemente spaventate, o si danno alla presa di coscienza.

Modello Italia

Ma il buffo, o, se volete, lo scandalo sta nel come nei confronti degli sparapanzane nominatisi esperti, lo sparamanette al governo rivendichi il primato delle fandonie e i suoi lustrascarpe mediatici ce lo assecondino. Così quando i titani della scienza chiedono la zona rossa per due centri lombardi stroncati da guai cardiorespiratori, innescati dalla camera a gas in cui sono stati ridotti a vivere dallo “sviluppo”, il tirannello leguleo traccheggia, misurando i pro e contro rispetto ai competitors lombardi e all’opinione pubblica. Poi, come nel caso dei trafficanti di presunti naufraghi di Open Arms, per cui se l’è cavata con grande eleganza morale scaricando il “sequestro” sul solo Salvini, piagnucola che non glie l’avevano detto. Credibile e nobile, in entrambi i casi, quanto Sciaboletta quando separa il suo destino da quello del Duce. Sono mediocri, ma sanno essere feroci, certi aspiranti caudilli.

Cos’è che gridava l’astuto Bracardi?

Infinitamente sospetto di complotto contro tutti noi, già solo per aver secretato gli atti che hanno sconvolto e, perlopiù, rovinato la vita degli italiani da zero a cent’anni, solo per obbedire a chi ci ritiene tutti obsoleti e ridondanti, quest’omino in preda alla sindrome di Caligola, senza averne le qualità, ha poi disatteso il minimo di credibilità attribuibile al Comitato tecnico-scientifico. Quando questo suggerì di limitare la reclusione alle tre regioni infette, travalicando quel minimo di oculatezza scientifica, chiuse in casa e perseguitò per strada 60 milioni di italiani, fin nelle regioni dove il Covid non s’era neanche affacciato al cancello. Il motivo essendo – e qui da ridere c’è davvero poco – non l’epidemia e la protezione da essa, bensì una prova generale di ingegneria sociale destinata a ridurre i cittadini in sudditi, reclusi, se del caso e puniti, annullati in quanto faccia e persona, peggio, molto peggio del grezzo fascismo. Proprio come previsto per tutti dalla Vedova Nera. Ingegneria sociale inghirlandata da bonus a tutto spiano, compreso quello che assegnava 600 euro, poi 1000 alle partite Iva in difficoltà.
Solo che questi, non si sa se più ruffiani o pasticcioni, a tale bonus non hanno fissato un tetto. E così se lo sono fregati cinque parlamentari e 2000 amministratori sul territorio. Degna classe dirigente, degna di degno premier. E’ il “Modello Italia”, bellezza

“In galeeera!”

Allora, con la scusa di salvarci dal nazifascismo, ci misero in mano a quelli della trasumanza nel biotecnofascismo, la cui preparazione fu affidata a mafie, Vaticano, Gladio, governanti arruolati da costoro. Il che dovrebbe portare Pippo Conte e un sacco di gente sotto processo e noi al Manzoni dell’Adelchi, un genio più veggente di Tiresia.

Roma: “Il forte si mesce col vinto nemico,
Col novo signore rimane l’antico;
L’un popolo e l’altro sul collo vi sta.
Dividono i servi, dividon gli armenti;
Si posano insieme sui campi cruenti
D’un volgo disperso che nome non ha…


Passa la voglia di ridere anche ascoltando che allo Spallanzani, nella fregola di arrivare primi col vaccino, danno 700 euro al “volontario (diciamo pure morto di fame) che rischia la ghirba accettando di sottoporsi alla sperimentazione del vaccino. E’ dichiarato impunemente “genetico” e sperimentato solo in vitro e sui disgraziatissimi animali, detti altamente rassicuranti per quanto diversissimi dall’uomo. Genetico vuol dire che riguarda la mappatura genomica, quella che produce profili genetici. Il vaccino genetico li può modificare. E così avremo finalmente l’”uomo nuovo”. Quello che era quasi riuscito al Talidomide della farmaceutica tedesca Chemie Gruenenthal, con i suoi neonati focomelici e privi degli arti. Peccato che venisse ritirato dal commercio nel 1961.

L’Adelchi continua così: Domani, al destarvi, tornando infelici,
Saprete che il forte sui vinti nemici
I colpi sospese, che un patto troncò.
Che regnano insieme, che sparton le prede,
Si stringon le destre, si danno la fede,
Che il donno, che il servo, che il nome restò.

Sono 75 anni da quando Gli Usa scagliarono sul Giappone le bombe atomiche. Centinaia di migliaia di morti, allora e nei decenni. Solo per ridurre alla sottomissione l’URSS. Poi 75 anni di aggressioni ininterrotte. Un’ecatombe che ha reso modeste tutte le precedenti Credete davvero che si possa mai e poi mai, nei secoli dei secoli, dar retta a una sola parola, a un solo gesto, a una sola azione, a una sola indicazione di uno Stato capace di questo? E dei suoi corifei?

*Fulvio Grimaldi nella sua carriera giornalistica ha lavorato per la Radio e Televisione. BBC di Londra, RAI, ha scritto su Lotta Continua, Vie Nuove, Liberazione. Noti i suoi documentari sui fronti di guerra in Iraq, Palestina, Jugoslavia, Siria, Eritrea, oltre che in Venezuela, Messico, Iran.
È stato l'unico giornalista italiano a documentare la pacifica Marcia per i diritti civili del 30 gennaio 1972, a Derry, culminata con il massacro tristemente noto con il nome di "Bloody Sunday". Il suo blog: https://fulviogrimaldi.blogspot.com/

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