L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

venerdì 14 agosto 2020

Ci sommergono di fake news, ci riempiono di melma, gli alveoli ne sono pieni, non riusciamo a respirare

Numeri da sballo dal Covid al Recovery Fund e al milione di Berlino

di Fulvio Grimaldi
6 agosto 2020

Grande spettacolo di acrobati, giocolieri, illusionisti... E qualche rettifica nell’intervista di Vox Italia TV al sottoscritto

“La verità è tradimento in un impero di bugie" (George Orwell)

Qui l'intervista a Vox Italia TV sulle urgenze del presente tra Covid, 5G e sovranità

N0 censura

Una premessa che riguarda Facebook e Mr. Zuckerberg. Personalmente non avrei gravi motivi per lamentarmi del trattamento riservato ai miei articoli, spesso di segno politicamente scorrettissimo e antagonista rispetto all’Ordine prevalente. Solo in un paio di occasioni in cui, per motivi davvero futili e, come sempre, non esplicitati, sono stato bannato per qualche giorno. Provvedimenti cui ho reagito con l’avvertimento di ricorrere agli strumenti legali e sindacali (da giornalista) a mia disposizione e che, da allora, non si sono ripetuti.

Ora però si apprende di censure indebite inflitte da questa impresa privata a suoi legittimi e corretti utenti per pura discriminazione politica, di visualizzazioni di pagine e profili non graditi che vengono filtrate e ridotte artificialmente (anche a me?). Ed è oggi la notizia dell’odiosa rimozione d’autorità del post in cui un noto medico palestinese definiva eroina un’infermiera della stessa nazionalità per aver salvato vite nella spaventosa esplosione di Beirut.

A questo punto si pone l’urgente necessità di formare un nucleo di giuristi, assistito da un centro di informazioni, che si ponga il compito di individuare, denunciare e perseguire tutte le violazioni e gli abusi che dai padroni dei social vengono perpetrati ai danni degli utenti. Un compito che, nell’ambito della professione giornalistica, avrebbe dovuto essere assolto già da tempo da parte dell’Ordine dei Giornalisti nei confronti dell’alluvione di fake news somministrataci giornalmente dai media detti “mainstream”.

Media: climax e anticlimax

Pensavamo di aver visto e letto tutto? Di aver raggiunto l’apice, il vertice, l’estremo, il non plus ultra? O, come dicono i fichi vernacolari, il top, il climax, il peak, il summit? Eravamo convinti che il giornalismo italiano (non solo) avesse superato, dopo le guerre per la democrazia e i diritti umani, il pericolo islamico, i migranti “salvati da naufragio” e “in fuga da guerra fame e dittatura”, la pandemia sterminatrice, ogni capacità di inventiva? Che la sua capacità di manipolazione, falsificazione, occultamento, distorsione e imbroglio avesse svergognato perfino gli inventori della Donazione di Costantino, delle reliquie del sangue di Cristo, delle schegge della sua croce, della Sacra Sindone, delle stimmate di Padre Pio, della pietra filosofale, della filantropia di Bill Gates?

Con i numeri del Coronavirus, in cui milioni di sanissimi e innocui positivi diventano decine di migliaia di contagiati malati e l’ambiente umano intorno a noi si riempie di minacciosi untori; dove tutti i decessi transitano, obbedendo disciplinatamente all’ordine ministeriale di evitare accertamenti autoptici, da senza virus, o con virus in insignificante aggiunta a patologie terminali, a morti DA virus. Cui venivano poi addizionati i morti sicuramente a causa del virus, non perché l’avessero, ma perché, con la scusa del virus, erano strati rinchiusi e privati delle necessarie cure, del sole, del movimento.

Pippo come Cesare, prima di Crasso e Pompeo

Breve accenno agli altri numeri miracolosi, grazie ai quali al maestro delle cerimonie di Corte, Pippo Conte, governatore di un paese allo sfascio, sono stati tributati gli onori di Giulio Cesare di ritorno dalle Gallie. Per una divertente eterogenesi dei fini, lo strangolato dagli usurai, viene fatto passare per nipotino beneficiato da Paperone. Gli è dunque dovuta la proroga fino a metà ottobre del suo e loro biotecnofascismo e, impropriamente, per altri quattro anni, la leva di comando sui servizi segreti (che si sa a cosa siano addetti, da Piazza Fontana, ieri, a Beirut oggi).

Della truffa di un Fondo Recupero (Recovery Fund, per i fichi vernacolari) che non ci metterà neanche più le pezze al culo, ma incatenerà ciascuno di noi, solo e a vita, a una tastiera con schermo, sotto tiro del 5G, avete già sentito le controindicazioni. Dai 1.500 miliardi, per riparare i danni dell’Operazione Coronavirus, dopo l’intervento dei regimi pidocchiosi del Nord, s’era scesi alla metà. Di questa, la maggioranza doveva essere a fondo perduto (regalia, per senso di colpa da virus) e una parte minore in prestito. Poi il senso di colpa è svaporato, le proporzioni si sono invertite e per noi la quota buona si è ridotta a 80 miliardi, a partire da 2021 inoltrato. Di questi 80, se teniamo conto del nostro dare e avere con l’UE, solo una trentina emergeranno dal rosso. In compenso il nostro rosso stellare, con le rate in scadenza entro l’anno, ci divorerà molto prima. Vedi qui.

Ci sono quelli che stappano champagne, non al Papeete (il cui figurante di punta va a processo per aver fatto l’unica cosa giusta della sua vita, condannato, tra l’altro, da chi aveva condiviso il suo blocco dei negrieri), bensì tra Nazareno e Sant’Ilario. Strafatti di bollicine, straparlano di “massa immensa di miliardi in arrivo”, senza condizioni. Come quelle del MES, che ti congelano il conto appena non fai le riforme transumane e subumane che servono; o quelle del Recovery, appunto, dove, micio micio, hanno inserito la formuletta, già occultata da Vittorio Colao (Vodafone) nel suo “report” di 121 capitoletti: digitale (5G e poi 6G) per tutti, ovunque, sempre. Altrimenti piccioli stop, nisba, nix, niet.

Dove sono le Fake News?

Chiudo riandando all’argomento 1 agosto a Berlino (un’altra mega-manifestazione contro le misure governative è annunciata per il 29 agosto) . Ecco qualche titolo di tutti i media (al solito, il più carino è dell’ultra-destro “il manifesto”), che, nella loro infinita costernazione e sconfinata capacità di mistificazione pro domo regis, avevano ridotto il milione e passa di smascherinati manifestanti per la libertà/verità e anti-Operazione Coronavirus, a qualcosa tra i 10 e i 20.000. Tutti, poi, neonazi e “negazionisti” , ovviamente anche dell’olocausto. Volutamente ignari che la stessa polizia berlinese aveva comunicato, in un primo tempo, la cifra di 1,3 milioni di persone.

Ora si dà il caso che i tedeschi, non solo si sono posti all’avanguardia della battaglia umana contro il più gigantesco imbroglio, dai tempi di Ramsete II. Quello pro-assembramento del potere dei pochi e pro-distanziamento definitivo di gran parte dei tanti. Ma, come da tradizione riconosciutagli, sono anche più precisini e meticolosi di tutti gli altri. Così eccovi da fonte ineccepibile, tecnoscientifica senza padroni, un video in cui si sono messi a confronto data e ora della foto diffusa dai media di regime sulla manifestazione di Berlino e un’altra che i media hanno occultato e che però si è fatta strada nella salvifica rete.


https://youtu.be/4qDftjOZgXE video autentico manifestazione Berlino

Non sapete il tedesco? Non importa. Capirete che la foto di Stato è falsa perchè non riproduce la marcia del milione del 1. Agosto, ma quella dell’inizio della Loveparade del 12 luglio 1997, quando il concentramento non era ancora finito. Le ombre determinate dalla posizione del sole dimostrano che questa foto è stata scattata due ore prima dell’inizio dell’evento del 1.agosto.

Ha ragione il bravo Califano (e, prima di lui, Leopardi): “Tutto il resto è noia”.

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