L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

lunedì 3 agosto 2020

Come le sanzioni alla Siria servono agli Stati Uniti per rapinarla del suo petrolio, a questo servono i militari statunitensi che presiedono in barba al diritto internazionale queste terre

Come l’America sguazza col petrolio di Assad in Siria

2 agosto 2020


Petrolio, che cosa cela l’accordo fra le autorità curde che gestiscono l’amministrazione del Nordest della Siria (contro la volontà turca e del regime di Damasco) hanno firmato un accordo con una compagnia petrolifera americana Delta Crescent Energy. L’articolo di Marco Orioles

La notizia l’ha riferita ieri una testata ben addentro i gangli della vita politica mediorientale come al Monitor.

Le fonti della testata sono in grado di confermare che le autorità curde che gestiscono l’amministrazione del Nordest della Siria (contro la volontà turca e del regime di Damasco, che però è addomesticato dall’alleato russo) hanno firmato un accordo con una compagnia petrolifera americana.

L’ACCORDO TRA DELTA CRESCENT ENERGY E CURDI

L’accordo è stato stretto con la Delta Crescent Energy, una società del Delaware che avrebbe anche ricevuto un’apposita licenza dalle autorità americane, e riguarderebbe alcuni pozzi che si trovano nella zona sorvegliata dagli Usa stessi.

Due i motivi dietro l’intesa: modernizzare le strutture e dotarle di due nuovi impianti di raffineria.

UN ACCORDO FATTO CON L’INCORAGGIAMENTO DELLA CASA BIANCA

Un’ulteriore conferma dell’accordo al Monitor l’ha potuta raccogliere da Siman Mohad, rappresentante del consiglio democratico siriano alle Nazioni Unite, che ha parlato proprio di un’intesa tra Delta Crescent e l’amministrazione curda.

L’accordo, soprattutto, sarebbe stato – riferiscono ancora le fonti di al Monitor – “con la conoscenza e l’incoraggiamento della Casa Bianca”.

Al Monitor ha scoperto infatti che anche la parte americana è perfettamente al corrente dell’accordo. Alcune fonti del giornale hanno spiegato alla giornalista che il potente senatore Lindsey Graham, uno che raggiunge spesso le orecchie del presidente, ne ha parlato con il comandate in capo delle SDF Mazloum Kobani, il quale lo avrebbe incoraggiato a riferire i dettagli al presidente.

Grahama ha sua volta a confermato di aver parlato con Kobane con la reporter di CBS Christina Ruffini, che ha rilanciato la notizia in un tweet.

La notizia sarebbe poca cosa se non si verificasse in una zona che definire polveriera è ben cosa. A pochi passi da quei pozzi si confrontano infatti gli eserciti di Usa, Russia, Turchia, Siria, Iran più chissà quali altri volontari della jihad, in un conflitto congelato che non pare avviato ad alcuna soluzione a breve termine.

LA PROMESSA DI TRUMP; CI PRENDEREMO IL PETROLIO

Purtuttavia Trump l’aveva promesso ai suoi elettori, quando l’anno scorso era tentato di abbandonare la Siria alla furia di Erdogan, che vi avrebbe lasciato le truppe per un solo motivo: il petrolio.

Si tratta dunque di accordi che avvengono in una zona grigia del diritto internazionale, visto che hanno luogo in territori che sono formalmente ancora sotto la sovranità del regime di Damasco ma de facto sono controllati da anni dalle milizie curde, per tacere del fatto che la guerra dalle parti della Siria è ancora ben lunga dall’essere conclusa.

ANKARA TACE

Un’altra notizia preziosa che riporta al Monitor è che i turchi, acerrimi nemici dei curdi, sono perfettamente al corrente di questi affari petroliferi, ma preferiscono per il momento non fare nulla. Si tenga conto che Erdogan ha invaso per ben tre volte la Siria settentrionale proprio per impedire ai curdi di alzare la testa.

NIENTE DA OBIETTARE DA MOSCA

Quanto alla Russia, le fonti di al Monitor hanno sentito l’inviato speciale Usa per la Siria che li ha informati che non hanno nulla in contrario anche se hanno chiesto di lasciare fuori dall’accordo alcuni pozzi. Più che segnali di ostilità, si potrebbe parlare di segnali di accondiscendenza.

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