L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

lunedì 17 agosto 2020

Continuano le secchiate di miliardi ai mercati, nessuno si astiene, tutti uniti a sostenere la economia fallimentare del neo-liberismo

Come la Banca centrale della Cina pomperà yuan a manetta

17 agosto 2020


La Banca popolare della Cina ha iniettato 700 miliardi di yuan (101 miliardi di dollari) di prestiti a medio termine per un anno. Tutti i dettagli con l’andamento delle borse e delle economie asiatiche

La Banca centrale cinese ha iniettato liquidità nel sistema bancario tramite la sua linea di prestito a medio termine, mantenendo invariato il tasso di interesse, una mossa che potrebbe aprire la strada a tassi di prestito di riferimento più bassi. Ecco tutti i dettagli.

CHE COSA HA DECISO LA BANCA CENTRALE CINESE

La Banca popolare cinese ha iniettato 700 miliardi di yuan (101 miliardi di dollari) di prestiti a medio termine per un anno e ha mantenuto il costo del prestito al 2,95% per il quarto mese consecutivo, secondo una dichiarazione pubblicata sul sito web.

IL COMUNICATO DELL’ISTITUTO CENTRALE DELLA CINA

La banca centrale ha tagliato il tasso l’ultima volta in aprile, quando ha abbassato il tasso sulle operazioni di prestito a medio termine a un anno dal 3,15% al ?,95%. “L’operazione MLF e’ una continuazione una tantum di due lotti di prestiti MLF che scadranno questo mese, il che soddisfa pienamente la domanda del mercato”, ha detto la Pboc nel comunicato. I due lotti di prestiti MLF che scadono ad agosto valgono un totale di 550 miliardi di yuan.

CHE COSA SUCCEDE ALLE BORSE ASIATICHE

Le Borse asiatiche chiudono in ordine sparso, mentre i mercati valutano le tensioni tra Usa e Cina. L’atteso incontro di sabato scorso tra i negoziatori di Washington e Pechino sull’accordo commerciale di Fase 1 siglato a gennaio è stato rinviato (qui l’approfondimento di Start), senza che sia stata fissata alcuna data, mentre il presidente Usa Donald Trump ha avvertito che potrebbe fare pressione su altre società cinesi, come il gigante dell’e-commerce Alibaba, dopo aver ordinato ai proprietari della app TikTok, ByteDance, di vendere le loro attività negli Usa. A Tokyo l’indice Nikkei perde lo 0,83% a 23.096,75 punti e il Topix cede lo 0,84% a 1.609,82 punti. A Seul il Kospi cede l’1,23% a 2.407,49 punti. A Hong Kong l’Hang Seng avanza dello 0,68% a 25.347,34 punti. Nella Cina continentale, Shanghai guadagna il 2,34% a 3.438,80 punti e Shenzhen l’1,92% a 2.287,34 punti, dopo le mosse della Pboc.

COME SOFFRE IL PIL DEL GIAPPONE

Chiusura debole per la borsa di Tokyo che ha reagito in maniera comunque moderata all’annuncio del crollo storico del Pil nel secondo trimestre, sceso del 7,8% a causa dell’impatto della pandemia da coronavirus. Le cifre pubblicate erano comunque nella forchetta attesa dal mercato e non hanno sorpreso gli investitori, spiegano gli analisti. Cosi’ al termine delle contrattazioni l’indice Nikkei dei titoli guida ha chiuso cedendo lo 0,83% a 23.096 punti e il piu’ ampio indice Topix e’ in calo dello 0,71% a 1.611,93 punti.

TUTTE LE SOFFERENZE DELLE ECONOMIE ASIATICHE

Ovviamente la pandemia da coronavirus non ha risparmiato l’economia cinese, nel Paese che è stato di fatto la ‘culla’ dell’epidemia che da mesi sconvolge il mondo. Al tempo stesso la Cina e’ l’unico Paese che e’ sfuggito alla recessione, sottolinea l’Agi diretta da Mario Sechi: il Pil e’ rimbalzato dell’11,5% nel secondo trimestre, dopo essere sceso del 10% nel primo. Rispetto all’anno precedente, il calo e’ stato del 6,8% nel primo trimestre, con un rimbalzo del 3,2% nel secondo: si tratta di livelli di crescita molto inferiori a quelli registrati da Pechino negli ultimi decenni. Maxi calo anche per il Giappone: il governo di Tokyo ha annunciato stamattina che il Pil e’ sceso del 7,8%, terzo trimestre di fila di contrazione.

Nessun commento:

Posta un commento