L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

martedì 18 agosto 2020

Dacci oggi la nostra dose di terrore quotidiano. Contagiati non significa malati e i traditori dell'Italia vogliono il Mes, legasi Vincolo Esterno


Il Pd è un disco rotto: “Ci serve il Mes”. Lo sciacallaggio sul (lieve) aumento dei contagi

-18 Agosto 2020

Roma, 18 ago – I contagi aumentano? Lievemente e a giorni alterni, con pazienti – quando non sono immigrati ospitati in centri d’accoglienza – perlopiù asintomatici. Tanto che i nuovi picchi (molto relativi) della curva non coincidono con un incremento dei decessi, men che meno con una risalita dei pazienti nei reparti di rianimazione: erano meno di 60 ieri, a fronte del massimo di 4068 registrato lo scorso 3 aprile. Parlare di emergenza risulta dunque, oggi, abbastanza fuori tempo massimo. Così come azzardare previsioni su presunti “ritorni” dell’epidemia che, a fronte dei dati odierni, rischiano di far la fine della bufala sui 151mila ricoverati in terapia intensiva entro giugno in caso di riapertura totale

Il Mes non ci serve e non conviene

Una certezza però c’è: quella del Pd, che non perde occasione per chiedere di commissariarci tramite il Mes. Ad aprire le danze è stato, due giorni fa, il sottosegretario all’Economia (nonché candidato a sindaco di Venezia) Pier Paolo Baretta: “Di fronte alla risalita dei contagi occorre riaprire subito il capitolo del Mes“, ha affermato nel corso di un’intervista a La Stampa, spiegando che prima “c’erano preoccupazioni per condizionamenti che ledono l’autonomia del Paese. Le perplessità possono essere superate. Le esigenze richiedono di guardare avanti”.

Peccato che, a parte generiche rassicurazioni di massima, né il trattato istitutivo del Mes né i suoi regolamenti di funzionamento siano mai stati modificati. E’ vero che il cosiddetto “Mes sanitario” prevede condizioni forse più leggere, ma allo stesso tempo vincola le spese dei fondi alle spese dirette o indirette ma comunque legate alla pandemia. Parliamo ad esempio delle risorse per potenziare le terapie intensive, le quali però come detto non si trovano attualmente in condizioni di criticità. Le spese ammissibili, insomma, si riducono sensibilmente. E potrebbero semplicemente essere coperte da banalissime emissioni di titoli di Stato, che anche nelle aste degli ultimi giorni hanno mostrato di essere assai graditi agli investitori. Non solo: a differenza del Mes, i nostri Bot e Btp non sono creditori privilegiati, né portano con sé alcuna condizione. E si potrebbero (sia pur parzialmente) anche considerare a costo zero, dato che una quota è acquistata da Banca d’Italia nell’ambito delle operazioni della Bce, sterilizzando quindi gli interessi e facendo così mancare il terreno alla retorica della “convenienza” del Meccanismo europeo di stabilità.

La fretta di Zingaretti

Nonostante ciò, non più tardi di ieri anche il segretario dem Nicola Zingaretti è tornato alla carica: “Ogni giorno sprecato è imperdonabile. Il Covid-19 ha fatto emergere un’insufficienza in alcune parti d’Italia di strutture, di macchinari innovativi e di personale, ma soprattutto è stata evidente l’assenza di strutture sanitarie nel territorio in grado di intervenire in modo più tempestivo, più economico e di evitare inutili ospedalizzazioni. Per i progetti in campo e per quelli che vogliamo intraprendere occorre attivare il Mes che è una linea di finanziamento molto più vantaggiosa rispetto alla ricerca di risorse sul mercato. Ed è senza condizioni”.

Al di là del continuo mantra – già smentito in lungo e in largo – sorge a questo punto una domanda: non sarebbe stato meglio evitare di tagliare in lungo e in largo le risorse al Servizio sanitario nazionale? Dal 2010 ad oggi sono stati decurtati dal suo finanziamento qualcosa come 40 miliardi di euro, con la regione governata da Zingaretti che non ha fatto mancare il suo contributo: 13 ospedali chiusi, di cui 4 a Roma, che ha visto anche altre tre strutture severamente depotenziate.

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