L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

martedì 4 agosto 2020

E' guerra vera è guerra totale, niente illusioni - 8.000 testate nucleari, 12 portaerei, 690 basi militari sparse per il mondo è questa la forza che hanno gli Stati Uniti e non perchè sono i più bravi belli buoni

03/08/2020, 11.30
ASIA - USA
     
Asia centrale: la nuova guerra economica e diplomatica fra Cina e Stati Uniti

Dall’Afghanistan alle cinque repubbliche, passando per Nepal, India e Pakistan è in atto un nuovo gioco di alleanze ed equilibri. Al riavvicinamento fra Washington e Delhi, Pechino risponde con l’Iran e il Pakistan. Kabul nelle mire cinesi, ma resta forte l’influenza americana. La diplomazia del Covid-19.


Kabul (AsiaNews) - L’Afghanistan e l’Asia centrale, da anni teatro di guerre e violenze fondamentaliste, ancora attuali nonostante il recente accordo di pace coi talebani, si stanno trasformando nel nuovo terreno di battaglia fra Stati Uniti e Cina per la leadership globale. Sul piatto vi sono accordi miliardari in tema di commercio e i nuovi corridoi energetici che collegano la regione con l’Asia del sud e il Medio oriente, riserva mondiale del petrolio. 

La portata della competizione fra Pechino e Washington è emersa all’indomani degli scontri fra truppe cinesi e indiane nella regione di Ladakh, nell’area contesa del Kashmir, a metà giugno. Da quel momento sono cresciuti in modo significativo i contatti diplomatici e in materia di sicurezza fra Stati Uniti e India, con New Delhi orientata ad aderire all’alleanza strategia con Washington, Giappone e Australia in chiave anti-cinese nella regione Indo-Pacifico. 

Al riavvicinamento fra indiani e americani, Pechino risponde rafforzando la partnership strategia con l’Iran, con il quale è pronta a firmare un patto di collaborazione della durata di 25 anni, che rischia di oscurare anche il corridoio economico (Cpec) fra Cina e Pakistan. Si tratta di progetti che rientrano nella Belt and Road Initiative (Bri) e segnano un ulteriore ridistribuzione delle alleanze. 

Maleeha Lodhi, ex ambasciatrice pakistana in Gran Bretagna, Onu e Stati Uniti, conferma che sono in atto “riallineamenti fondamentali” in tutto il mondo in un periodo “di trasformazioni e di sfide”, con uno sbilanciamento progressivo “a est", assistendo a un "riordino delle alleanze”. Le recenti attività diplomatiche nell’Asia centrale e del sud sembrano confermarlo, in un contesto di progetti crescenti e contrastanti fra la Cina e gli Stati Uniti. 

In una serie di incontri con i ministri degli Esteri di Pakistan, Afghanistan e delle cinque repubbliche dell’Asia centrale, oltre a rappresentanti e negoziatori talebani in Qatar, una delegazione statunitense ha rilanciato il proposito di Washington di restare un attore geopolitico di primo piano per l’area, soprattutto in Afghanistan dove riveste tuttora la qualifica di principale partner economico e finanziario per il governo di Kabul. 

Sull’altro versante, la Cina vuole estendere le maglie delle alleanze strategiche per rafforzare il canale che da Pechino conduce al Medio oriente, abbracciando l’Asia centrale e del sud. In questo contesto la leadership cinese gioca anche la carta della lotta alla pandemia di nuovo coronavirus, mettendo sul piatto della bilancia uomini e competenze nella lotta al Covid-19, con una eccezione di rilievo: l’India, che sembra guardare sempre più a Washington sotto il profilo economico, commerciale e strategico. 

Lo scorso 27 luglio, durante una videoconferenza con i colleghi di Nepal, Afghanistan e Pakistan il ministro cinese degli Esteri Wang Yi ha proposto un rafforzamento della collaborazione nella lotta alla pandemia, dando vita a un “corridoio verde” che collega tutti i Paesi. E non è da escludere che Pechino voglia estendere all’Afghanistan il corridoio economico (Cpec) in vigore con Islamabad, anche se in questo caso le mosse vengono soppesate con cautela e ci si muove da dietro le quinte per non aprire un altro fronte di scontro con gli americani. 

Fra i progetti messi in campo dalla Cina vi è anche il corridoio trans-Himalayano, che intende abbracciare il Nepal sottraendolo all’influenza dell’India attraverso il Tibet, lo Xinjiang e Gwadar. Sempre in quest’ottica va letto il tentativo di Pechino di allargare all’Afghanistan il Cpec, pur operando con estrema prudenza.

“Relazioni più strette fra Cina e Iran possono favorire la stabilità regionale, lo sviluppo economico e la connettività e saranno ben accolte dal Pakistan” sottolinea l’ex ambasciatrice Lodhi e Islamabad “attende di conoscere i dettagli del piano per capire quale sia il contributo che può fornire”. Per Seyed Mohammad Marandi, professore di letteratura inglese all’università di Teheran, è “naturale” che Cina e Iran stringano i rapporti perché da millenni commerciano e vantano buone relazioni partendo dall’antica Via della seta. “Ciò crea - conclude l’esperto - una convergenza naturale fra nazioni, per proteggersi l’un l’altra contro la minaccia estera”, gli Stati Uniti.

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