L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

lunedì 3 agosto 2020

E' inevitabile Euroimbecilandia sull'orlo del baratro

Cosa va (e cosa non va) nel Recovery Fund. Parla Sapelli

2 agosto 2020


L’accordo europeo sul Recovery Fund analizzato da Giulio Sapelli, docente di Storia dell’economia

“Se guardiamo i titoli dei giornali internazionali, tutti hanno vinto e nessuno ha perso. E c’è qualcosa di vero. I denari sia per i prestiti che per il fondo perduto saranno raccolti sul mercato con la leva finanziaria. Questo è positivo, c’è un inizio di mutualizzazione del debito”.

E’ il commento di Giulio Sapelli, storico dell’economia intervistato da Italia Oggi.

Ecco un estratto dell’intervista.

Sapelli, non siamo riusciti ad avere gli eurobond.

Sarebbe stata certamente una misura più semplice. Ma almeno i denari sono stati raccolti e nessuno ci rimette niente. Certo potevamo fare prima e meglio con una riunione preparatoria per il bilancio settennale. E invece abbiamo esposto agli occhi di tutti le divisioni che ci sono in Europa, con Francia e Germania da un lato, i mediterranei da un altro, l’Olanda e paesi del nord dall’altro ancora, i paesi di Visegrad per i fatti loro.

Perché sono i denari della dissoluzione?

Basta vedere chi gestirà il controllo delle risorse che arriveranno all’Italia, controllo che non è più affidato alla Commissione europea, di cui si può parlare bene e male ma ha propri regolamenti e migliaia di persone che lavorano a linee guida. In un continente con 500 milioni di abitanti, l’ultima parola sarà del Consiglio europeo, dove i singoli stati saranno rappresentati dai propri ministri. In un clima di antipolitica e di divisioni delle stese famiglie politiche, di guerra accesa tra gli stati, questo accordo ci porta a un passo dal precipizio. È la certificazione che siamo in un ordinamento di fatto e non più di diritto.

Perché ordinamento di fatto?

L’accordo ci ha disvelato che non c’è una Costituzione ma che si decide in base a rapporti di forza politici, l’olandese Rutte ha le elezioni, la Merkel ha la Baviera che spinge per avere più debito… in questo modo si accelera la dissoluzione. In assenza di uno stato di diritto, basterà un piccolo incidente per far saltare tutto.

Rischiamo anche per i nostri finanziamenti?

Corriamo un rischio elevatissimo. In assenza di uno stato di diritto, i colpi di mano sono sempre possibili. Era meglio a questo punto ricorrere a prestiti nazionali o alla Bce, piuttosto che assistere allo spettacolo della dissoluzione dell’Europa. Molti non hanno capito che le decisioni si prenderanno sulla base degli umori nazionali che si rifletteranno sull’arena internazionale. Una cosa barbarica, mi pare di leggere il Leviatano. Si sono gettate le basi per una guerra senza esclusione di colpi tra tante maggioranze.

Chi sono i veri vincitori, Merkel e Macron?

Macron ha il chiodo fisso della Libia, la Merkel è proiettata verso la Cina… Nessuno ha capito che se non viene alimentato l’asse franco-tedesco, anche in schemi di geometrie variabili, l’Europa non si regge in piedi.

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