L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

mercoledì 19 agosto 2020

Gli analisti hanno bisogno di staccare, troppo abituati ai numeri sono spiazzati dalla piccola foglia di fico del covid-19 e allora hanno bisogno di riflettere, non riescono a capacitarsi della comparsa di questo virus, nella loro testolina non riescono a fare due più due cioè i dati economici catastrofici dell'economia che da svariati mesi girano nell'aria e la comparsa del virus compatto e unanime nel mondo

PRICE to PAY: ecco l’economia di “CONTROLLO”

Scritto il 13 agosto 2020 alle 13:57 da Danilo DT


Ogni tanto si sente la necessità di staccare, i motivi sono molteplici. Il primo fra tutti è proprio legato al questo “maledetto” 2020 che sarà anche un anno bisestile (anno bisesto, anno funesto) ma è un anno che ha messo a dura prova le nostre vite, dal punto di vista fisico, economico e anche mentale.
Quindi mai come quest’anno sento il peso della quotidianità, di quanto sta accadendo, di come sta andando il mondo. In questi mesi ho provato (e dico provato perché avere la verità assoluta non è possibile, spero solo di aver trasmesso alcuni concetti che ritengo validi ed interessanti) a spiegare cosa sta accadendo. Non è stato semplice (e lo è stato per NESSUNO) visto che, signori, si sta facendo la storia, e non essendoci un pregresso, si è costretti a navigare a vista, spesso a rantolare nel buio, alla ricerca di certezze e di basi solide su cui fondare teorie e, fondamentalmente, cercare di capire come sarà disegnato il futuro.

Mi sembra molto chiaro, e lo avrete letto nei vari post che ho snocciolato negli ultimi mesi, che quanto sta accadendo in economia e finanza non è certamente “ordinario e naturale”.
Parlo di ORDINARIO perché, ovviamente, la pandemia, la crisi, gli interventi di politica monetaria e fiscale rappresentano la straordinarietà del momento.
Parlo di NATURALE perché, nel ciclo della “normalità”, le cose dovrebbero funzionare in un modo ben differente. Ma è molto chiaro ormai che, ormai, possiamo (tristemente) dire che la “libera economia di mercato” non esiste più. Ormai siamo finiti in un ‘era di “economia di controllo” che ha cambiato la storia, ha cambiato le logiche, ha cambiato gli equilibri.

Pensateci un attimo.

Eravamo a fine ciclo economico, e proprio quando si stava ragionando su come fosse possibile un “atterraggio morbido” ecco arrivare come un terremoto, inattesa e devastante, l’epidemia di Covid-19. Nell’ordinario sarebbe stato lo scenario perfetto per il quadro da Cigno NERO, che poi è subito diventato grigio quando si è capito che tutto si voleva fare, tranne che la “natura economica facesse il suo corso”. Il motivo? Perché il prezzo da pagare era troppo alto. Guardate questo grafico, interessante vedere anche in prospettiva chi, in futuro, avrà bisogno di maggior sostegno.


E fu cosi che, magicamente, Stati (politica fiscale) e banche centrali (politica monetaria), a suon di interventi (VEDI QUI dove siamo finiti, per ORA) hanno creato quella che io definirei un’economia di CONTROLLO. Qualcuno potrebbe anche definirla di COMANDO (visti anche alcuni interventi di Trump) però preferisco immaginarmela come un sistema dove la “mano invisibile” di Smith diventa un qualcosa di molto meno invisibile e molto più invasivo.
Grazie a questa politica, per salvaguardare il sistema, succedono cose che mai si sarebbero immaginate.


Everything bailout

Salvataggio di tutto e tutti, grazie a tassi bassissimi e sovvenzioni varie. Le società più indebitate (tranne qualche sacrificio necessario e sistematicamente non rilevante), già fallite moralmente e non solo, possono continuare ad andare avanti (ZOMBIE economy) si inizia a “buttare denaro con l’elicottero” (Helicopter money) per sostenere le categorie sociali che più di tutte stanno subendo gli effetti della crisi. Il tutto a suon di deficit (che resta sempre debito).
Un capitalismo che si tramuta in socialismo, un mondo che cambia pelle. E questo è un fatto innegabile. Guardate in faccia la realtà. Rileggetevi questa slide.


Adesso il pallino dell’economia ce l’ha quindi il sistema, che è diventato non solo attore protagonista ma assoluto regista. E questa regia viene attuata con il denaro “flat”.
Fine del capitalismo? Avanti col “neo socialismo”

Perché parlo di “fine del capitalismo”? Perché questo sistema socialista, permette appunto alle società Zombie di restare in piedi a discapito di quel percorso che vorrebbe portare ad una “pulizia di mercato”, con il trionfo delle aziende più solide ed il “denaro buono che scaccia quello cattivo”. Gli economisti lo chiamano ”Everything bailout”, ed è una presa di posizione consapevole da parte di stati e banche centrali che quindi fanno da tramite (oppure si pongono in prima persona) al fine di supportare tutte le aziende, comprese quelle ZOMBIE; facilitando l’accesso al credito e schiacciando verso il basso i tassi di interesse, oltre che contribuire ad un aumento della leva finanziaria.

Oggi mi sto divertendo a riesumare un po’ di macroeconomia, scomodando prima Smith e poi (qualche rigo fa) Gresham. Però le teorie studiate anni fa rappresentano l’economia che conosco ed è quella che considero equilibrata, logica, costruttiva e futuribile.
Tassi negativi e rapporto debito pubblico/PIL



Quanto sta accadendo porterà, secondo me, a creare distorsioni economiche e strutturali, rompendo equilibri a scapito della crescita economica stessa. Un sistema quindi che rischia di diventare, suo malgrado, autodistruttivo.
Perché è chiaro che questo perverso meccanismo di assistenzialismo pubblico non può durare all’infinito, senza evidenti e pesantissimi effetti collaterali. Ma per il momento regge e potrà anche continuare per un bel po’ il suo percorso, a condizione che questo treno impazzito non deragli per qualche intoppo che si crea durante la corsa.
Anche perchè, giunti a questo punto, è evidente che la domanda viene sostenuta dal sistema in modo determinante. In altri termini:

a) se non ci fosse il deficit, dove saremmo finiti?

b) Ma soprattutto, visto che siamo in chiusura di post (e sono quasi le 2) DOVE andremo a finire?

Ricordate bene, quanto sta accadendo è stato voluto dal sistema perché, altrimenti il prezzo da pagare era troppo alto. E allora che si è fatto? Si è alzata la posta. Il problema era il debito, ora lo è ancora di più ma con il controllo delle operazioni che arriva dall’alto. Economia di controllo.

Era questo il mondo che volevamo? Sicuramente non quello che volevo io, ma non possiamo che assecondare la situazione ed adeguarci, da spettatori, cercando come sempre di provare ad interpretare in modo oggettivo quanto sta accadendo. Cosa potrebbe aiutare? un po’ di inflazione (controllata) che col tempo rosicchia il debito. Ma resta comunque una condanna che necessiterà di tanti tanti anni di sacrifici (con il piccolo problema che la debt deflation più volte paventata è ormai qualcosa di più che una semplice ipotesi, vedi la slide qui sotto). Ma stiamo sereni, perchè, si sa, #andràtuttobene no? (magari…speriamo)


PS: con questo vi saluto e mollo gli ormeggi. Forse non tutti saranno concordi con quanto ho scritto, ma poco importa, spero possa solo servire per farvi quantomeno ragionare su cosa sta accadendo e soprattutto su dove stiamo andando. Se poi lo capite, fatemelo sapere. Buone vacanze a tutti voi. E anche a me.

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STAY TUNED!

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