L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

giovedì 20 agosto 2020

I nostri soldi dobbiamo dirottarli a far evolvere la marina militare italiana e non a fare gli interessi francesi o turchi nel Mali

COLPO DI STATO IN MALI. REGIA TURCA?


(di Tiziano Ciocchetti)
18/08/20 

Da questa mattina, in Mali, è in corso un tentativo di colpo di Stato da parte di una fazione delle forze armate, appoggiata dai servizi segreti turchi (MIT).

Da quanto si è appreso, i golpisti hanno occupato alcuni centri strategici della capitale Bamako, come l’emittente televisiva statale ORTM. Inoltre sarebbero stati arrestati esponenti politici e militari del paese, come il presidente dell’Assemblea Nazionale e il capo di stato maggiore delle Forze Armate.

Ricordiamo che il presidente del Mali Ibrahim Boubacar Keita, recentemente, aveva annunciato lo scioglimento della Corte Costituzionale, generando la reazione delle opposizioni che lo accusano di corruzione e di non aver contrastato efficacemente il dilagare delle milizie islamiche.

Infatti, i gruppi jihadisti controllano il nord del paese, grazie anche anche alla collaborazione della popolazione locale, vessati da anni di mal governo.

A quanto sembra, dietro ai militari rivoltosi, ci sarebbe la Turchia decisa ad estendere la propria influenza nella regione, ricca di giacimenti minerari. La strategia di Ankara verterebbe nell’appoggiare i miliziani jihadisti (come avvenuto in Siria) e contemporaneamente installare in Mali un governo fantoccio.

Un tale governo non consentirebbe di certo l’arrivo di forze straniere, mi riferisco all’operazione Takuba (v.articolo). Al momento sono presenti circa 100 elementi delle forze speciali francesi ed estoni, mentre nei prossimi mesi si dovrebbero (il condizionale è d’obbligo) aggiungere cechi, svedesi, belgi e italiani.

Il governo italiano aveva previsto l’invio di circa 200 militari e 8 elicotteri tuttavia, se la situazione politica dovesse mutare, pensiamo sia necessario lo schieramento di un contingente ben più consistente.

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