L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

domenica 16 agosto 2020

Il dissenso non deve manifestarsi soprattutto quando ha una risonanza mondiale, hanno paura delle persone che comincino a pensare. Ci sono infinite trappole per obbligarci al silenzio


Olimpiadi, divieto di manifestare? Gli australiani non ci stanno

Un sondaggio condotto dall'AOC mostra che la maggior parte degli atleti è favorevole alla libertà di espressione durante i Giochi



Dopo i colleghi tedeschi, anche gli atleti australiani si esprimono contro l’articolo 50 (comma 2, “All’interno dei campi di gara, nel villaggio e in qualsiasi altro sito olimpico non è consentito alcun tipo di propaganda politica, religiosa o etnica”) della Carta olimpica che proibisce qualsiasi tipo di manifestazione o protesta all’interno dei Giochi, in particolare durante le cerimonie di premiazione.

Un sondaggio condotto dalla Commissione atleti del Comitato olimpico australiano (AOC) mostra che il 39,9% degli interpellati crede che debba essere garantita la libertà di espressione compatibilmente con le circostanze, il 19,2% che tale libertà deve essere assoluta e incondizionata, mentre il 40,9%, percentuale peraltro significativa, crede che le Olimpiadi non siano un luogo dove esprimere le proprie istanze politiche o sociali.

Commenta Steve Hooker, capo della Commissione: “La non discriminazione è uno dei pilastri del movimento olimpico. Vogliamo trovare un equilibrio fra la libertà di espressione degli atleti e il rispetto reciproco fra gli atleti stessi. La percentuale di atleti contrari a manifestare durante i Giochi si è ridotta del 19% rispetto a dieci anni fa. La maggioranza degli interpellati ritiene comunque che ci siano canali più efficaci per supportare le proprie cause, in particolare i social media e le conferenze stampa. Rimane comunque una percentuale considerevole di atleti che sono risolutamente a favore della possibilità di manifestare durante le premiazioni, così ci stiamo adoperando per capire come fornire assistenza a un atleta che decida di forzare l’articolo 50.2”.

La Commissione ha lavorato a stretto contatto con il Comitato consultivo indigeno di AOC per favorire la conoscenza della storia sportiva e non solo delle comunità aborigene e delle Stretto di Torres.

“Della lunga storia olimpica dell’Australia fanno parte 52 atleti indigeni, racconteremo le loro storie e le loro esperienze” ha concluso Hooker.

Nella foto ©Deepbluemedia, la protesta di Mack Horton contro Sun Yang ai Mondiali di Gwangju 2019.


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