L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

lunedì 17 agosto 2020

Il Mediterraneo orientale ricco di gas e petrolio è il terreno del contendere. Tre sono gli attori. Gli ebrei sionisti che puntano sul Grande Sion, la Turchia con la Fratellanza Musulmana con il rinnovato dominio ottomano, l'Iran e la sua necessità di avere il corridoio marittimo per il Mediterraneo

Middle East·Agosto 16, 2020·

Accordo Israele-Emirati. Non è l’Iran ma la Turchia il vero obiettivo

Il fronte iraniano rimane uno dei più caldi e pericolosi, nessuno sano di mente lo metterebbe in dubbio, ma il vero fronte caldo del futuro prossimo è la lotta all’espansionismo turco


Sull’accordo tra Israele ed Emirati Arabi Uniti si è scritto tanto, si è detto tanto e si è persino fantasticato tanto.

Prima di tutto si è detto subito che era un accordo in configurazione anti-Teheran. Lo hanno detto quelli bravi quindi c’è da crederci, tuttavia…

Sicuramente a Teheran non avranno fatto capriole di gioia, ma secondo me non si sono nemmeno stracciati le vesti. Chi tratta di Medio Oriente sa benissimo che sotto sotto Israele ed Emirati è un po’ che si parlano e forse collaborano anche su alcuni fronti della difesa.

Non dico certo che l’accordo non ha sorpreso, ma da qui a pensare che sia stato fatto pensando al pericolo iraniano ce ne passa, specie ora che quel pericolo appare sotto molti aspetti abbastanza ridimensionato.

Io piuttosto guarderei a nord-ovest dell’Iran, alla Turchia del nuovo califfo Erdogan che infatti non ha tardato a mostrare il proprio disappunto per questo accordo.

Il sostituto di Abu Bakr al-Baghdadi è arrivato addirittura a minacciare il ritiro del proprio ambasciatore negli Emirati tanto è infuriato per questa evoluzione della politica mediorientale.

E si, perché Erdogan è tutto meno che stupido e sa benissimo che gli Emirati Arabi Uniti temono molto di più una espansione della Fratellanza Musulmana piuttosto che i pasdaran iraniani.

Dubai e Gerusalemme insieme possono guastare molti dei piani di Erdogan a partire da quelli che dalla Libia attraversano tutto il Mediterraneo.

Gli Emirati già ostacolano Erdogan in Libia (e non solo), il passo per ostacolarlo anche nel Mediterraneo a questo punto è breve.

I prossimi mesi le acque del Mediterraneo potrebbero diventare caldissime. Erdogan sta facendo di tutto per appropriarsi degli immensi giacimenti di gas (non suoi) e delle riserve petrolifere libiche. Ed proprio su queste ultime che lo scontro tra Dubai ed Ankara si fa serrato mentre sul gas o prima o poi dovrà vedersela con Israele. Ed è in questo scacchiere che le alleanze e gli accordi contano veramente.

Il fronte iraniano rimane uno dei più caldi e pericolosi, nessuno sano di mente lo metterebbe in dubbio, ma il vero fronte caldo del futuro prossimo è la lotta all’espansionismo turco, quindi della Fratellanza Musulmana, in Africa, in Medio Oriente e nel Mediterraneo. Israele ed Emirati lo sanno.

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