L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

martedì 18 agosto 2020

La cultura se ne è andata, è rimasto il ciarpame

The influencer

The AIA (American Influencer Award)

Roma, 27 luglio 2020

Mi si chiede cosa penso degli influencer cioè di coloro che, in virtù di qualche casuale combinazione di fattori superficiali (il taglio di capelli, la sciocca facondia, l'esibizione di alcune parti del corpo, l'ostantazione di comportamenti teppistico-trasgressivi) riescono a indirizzare le menti e i desideri del Sudditi Definitivi verso determinati obiettivi commerciali.
Per Sudditi Definitivi intendo quelli che non avranno a disposizione la benché minima risorsa (intellettuale, psicologica, morale) per risollevarsi dal servaggio (definitivo, appunto).
La questione influencer è apparentemente semplice.
L'influencer è, anzitutto, creatura di un influencer, quello vero. Non si spiegherebbe, altrimenti, la popolarità straripante di cui beneficiano individui ipodotati sotto ogni aspetto (intellettuale, psicologico, morale) - una popolarità che attinge, nei disadattati, a vette di autentica adorazione.
La figura dell'influencer richiama irresistibilmente quella delineata dall'art. 643 C.P. sulla circonvenzione d'incapace:

"Chiunque, per procurare a sé o ad altri un profitto, abusando dei bisogni, delle passioni o della inesperienza di una persona minore, ovvero abusando dello stato d'infermità o deficienza psichica di una persona, anche se non interdetta o inabilitata, la induce a compiere un atto che importi qualsiasi effetto giuridico per lei o per altri dannoso, è punito et cetera et cetera"

Profitto è parola chiave; indi "bisogni", "passioni", "inesperienza" e, più importante, "stato di deficienza psicologica". La stragrande maggioranza dei giovani europei (leggi: sotto i 35-40 anni) rientra mirabilmente in tale definizione. Sono quasi tutti tecnopueri (minori e minorati poichè deprivati concettualmente e sensorialmente della realtà: deficienti psichici) vantando abilità tecniche di somma inutilità (smartphone, social; non sanno dove si trovano le candele della macchina, però) sommate a una ignoranza radicale dei fenomeni che sovraintendono i meccanismi della vita e del sentimento. Privi di passato, e di quel nerbo capace di attutire i saliscendi dell'esistenza, essi caracollano sul ciglio dell'alienazione fra una piena arroganza psicopatica da narcisi e crolli emotivi e suicidari.
Ma siamo a un livello scoperto. A indagare un poco sin al cuore del discorso, si noterà come la figura dell'influencer rappresenti lo scadimento dell'occidentale medio da animale razionale a idolatra pre-logico. Appare, infatti, lampante la regressione mentale degli individui da una organizzazione, pur inconscia, che medita apprezzamenti sulla base di un'educazione classica a quella che spetezza giudizi fondati su una rozza e parossistica magia simpatica (leggi: magia contagiosa). L'influencer, insomma, trasmetterebbe, colla sua sola presenza, le proprie qualità (di fatto inesistenti, ma ben reali per il Suddito Definitivo) a oggetti, stati d'animo o fenomeni dapprima largamente ignorati dal sommenzionato Suddito: ricevendo, in tal modo, una patina di rilevanza prima impossibile da guadagnare.
È per tale motivo che le automobili si vendevano con la modella scosciata sul cofano. La bontà del taglio delle carni scottone d'ella si trasferivano, per contatto, al sottostante trabiccolo che diveniva così oggetto dei sogni eterosessuali-consumistici così abilmente indirizzati (anche il bel pilota di Formula 1, tuttavia, assolveva a tale funzione: se quello sta vicino a quella macchina io, guidandola, diverrò come lui). Si tratta di esempi banalissimi, oggi peraltro in via di dismissione. Le automobiline d'oggi, infatti, non vantano alcun appeal erotico-eroico, come ci ricorda l'influencer Greta: il Potere, influencer dell'influencer svedese, punta ormai sul monopattino elettrico o la superlusso eco-friendly.
Vorremmo, in tale sede, scoraggiare da subito le più improvvide similitudini. Le solite obiezioni alla Odifreddi: se, lungo la via di Gerusalemme, tocco la tunica inconsutile di Cristo e, perciò, credo, non sono forse preda di magia simpatica come i Sudditi di cui sopra? E le reliquie? E i voti alla Madonna con quelle continue smanacciate ai piedi santi che schiacciano il serpente dell'Eden? Quella non è magia?
Il parallelo è ghiotto, ma inappropriato. Se ho fede in una reliquia, appartenuta a un dio o un santo, cioè a colui che presiede la difesa di quel divino sacro, in realtà sono partecipe di un movimento ascendente della vita. Io credo. Non futilmente, ma a un sistema organizzato e definito di valori, eterni, che donano senso a tutta la mia esistenza e a quella della comunità di cui sono parte integrante proprio perché li condivido. Credere, invece, che una tizia bionda faccia apprezzare di più capolavoro rinascimentale sol perché ne testimonia l'esistenza a un gruppo di Sudditi Definitivi che ne ignoravano bellamente l'esistenza, oltre che le profonde cause concettuali, storiche, tecniche ed emotive, significa entrare nel reame della magia più perniciosa, d'un livello inferiore a quella del mago d'Arcella.
Se un crucco, direttore d'un museo che colleziona centinaia di capolavori, crede a queste fandonie, allora si spiega se non tutto, almeno la maggior parte degli eventi che ci affliggono. La classe intellettuale al potere, infatti, odia la bellezza, poiché non la comprende intimamente. La tratta come un pacchetto da amministrare, alla stregua d'una villa palladiana in offerta per banchetti da cafoni arricchiti.
Sventolare statistiche idiote (+ 27% di under 25 in vista al capolavoro il giorno dopo lo shoot fotografico dell'influencer Ferragni) è una cinica presa in giro. Ammettiamo che il giorno prima circa 1000 sudditi fra i 13 e i 25 anni abbiano affollato il museo in questione (17% all'incirca di 6000 visitatori quotidiani, secondo i rilevanti del museo stesso). Il boom consisterebbe, quindi, nel calpestio di 270 babbei moccicosi in più l'indomani? E due giorni dopo quanti son stati? E una settimana dopo? Un mese dopo?
Ve lo dico io quanti sono stati e saranno: zero. Perché, e questa è una regola ferrea, l'influencer influenza il miccame giusto il tempo in cui può esercitare la magia da contatto. Una volta dileguatosi, si dileguano anche gli influenzati.
Gli applausi a latere dell'avvilente operazione non stupiscono certo.
A tali personaggi, compreso l'irresponsabile della struttura museale, non interessano l'Italia e la sua arte, ma proprio il contrario: la distruzione dell'Italia e della sua arte. Incredibile?
No. Anzi, la cosa risalta talmente all'occhio da accecare.
La fisiognomica, peraltro, depone a favore della nostra tesi: mai visti grugni più anempatici. Che tali figuri comprendano, nell'intimo, le linee del Botticelli dell'Apelle sembra impossibile.
Oso dire: è una profanazione, l'ennesima, per depotenziare ciò che resta del patrimonio spirituale italiano.

Gli intellettuali italiani giustamente non danno peso alla cosa. Come potrebbero? Son tutti al cimitero.
Nemmeno i nostri controinformatori considerano degno di nota l'episodio, sebbene esso illumini al vivo (anche simbolicamente) la causa efficiente delle dinamiche che ci stanno consumando sino alla distruzione totale. Evidentemente i Nostri si reputano chiamati a più alti impegni. O alla stesura di pregnanti pastoni geopolitici (e chi li legge più?), o all'organizzazione d'alcune marcette su Roma, oppure al gonfiaggio mediatico d'alcuni influencer sovranisti alle vongole (già falliti, a giudicare lombrosianamente la fisiognomica dei fondatori) o, incredibile dictu, alla dotta, minutissima, analisi del tipo di dinamite che Annibale usò per annientare le legioni di Emilio Paolo nel carnaio di Canne sull'Ofanto.

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