L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

domenica 16 agosto 2020

La pochezza di Arcuri - vendere una mascherina guadagni pochi centesimi e basta, dietro una automobile c'è tecnologia, inventiva, disegno, lavoro

Arcurix e Mascherix

di ilsimplicissimus
6 agosto 2020

Non ne posso più di essere preso per il sedere dal governo e anche da quei plenipotenziari delle stupidere che sono i vari capitani delle voraci task force intente a prosciugare come idrovore i soldi rimasti. Per esempio Domenico Arcuri, il commissario straordinario per l’emergenza Covid – che dio la conservi perché dopo di lei il diluvio – ha preso spunto dal benservito dato dalla Fiat al suo indotto in Italia, per consolarci e farci sapere che adesso l’azienda si appresta a non produrre più auto, ma in compenso nelle sue fabbriche desolate e in via di smantellamento si dedicherà a sfornare milioni di mascherine, una parte delle quali destinate ai lavoratori del gruppo: insomma una trasformazione in basso napoletano. Come si possa pensare di fare un paragone economico tra un’industria strategica che smuove miliardi e una produzione di infimo rilievo tecnico, fuori mercato e comunque di utilità contingente è davvero un mistero doloroso. Eppure non è la prima volta che succede: anche dopo la chiusura dell’impianto Fiat di Termini Imerese una classe politica, immobile, impotente e soprattutto complice, cercò di placare l’ opinione pubblica dell’isola sventolando il mirabolante piano di sostituire la fabbrica con un supermercato.

Non si trattava solo di un’insulto all’intelligenza, ma la prova palmare della mancanza di qualsiasi altro vero piano alternativo, nonostante il fatto che già da parecchi anni Fiat avesse ripetutamente ventilato la chiusura dell’impianto. Il fatto era che la Fiat chiudeva, ma imponeva anche alla sua vasta platea di politici a piè di lista, di impedire che sulle macerie si insediasse qualche altra industria del settore che potesse farle concorrenza. Per questo si divagava e si delirava di supermercati senza avere in testa nulla di concreto, nulla che potesse attestare una minima capacità di visione, ma anche di onestà.

E adesso assistiamo alla medesima commedia con un responsabile della Fca che poche ore dopo la sentenza di morte per l’indotto italiano con la perdita di 1000 aziende, circa 60 mila posti di lavoro e 18 miliardi di giro economico, osa prenderci per i fondelli vantando il delirante piano mascherine : “Questa iniziativa rientra in un’azione più ampia che abbiamo portato avanti in ambito mondiale per sostenere le realtà locali in cui siamo presenti ed in particolare i nostri dipendenti. In Italia abbiamo messo a disposizione le nostre eccellenze (sic !) sul fronte industriale fin dalle prime battute della pandemia e ci siamo fortemente impegnati con tutte le nostre società con molteplici iniziative concrete su più fronti a sostegno delle organizzazioni sanitarie italiane e internazionali”. Parole che sembrano scritte da un comico, che suonano e sono una parodia, ma che il governo accoglie non nella loro reale natura, ossia uno sberleffo al Paese, ma per oro colato e manda il tronfio Arcuri a rincarare la dose. Se andassero a dire una cosa così in Polonia o in Serbia o in Turchia gli staccherebbero subito le palle, operazione che tuttavia sarebbe superflua da noi.

Il vero problema però non è questo, ma che milioni di italiani continuano a non essere stufi di essere presi in giro da ogni parte e non abbiano ancora capito di essere vittime di imbrogli uno di fila all’altro e che dunque non hanno più alcuna reazione di fronte a vere e proprie provocazioni, come ad esempio il prolungamento dello stato di emergenza al solo scopo di condizionare, tanto per cominciare le elezioni regionali, ma che tuttavia, essendo del tutto ingiustificato rispetto all’obiettivo della salute, si pone come ennesimo passo avanti verso l’autoritarismo post democratico e pre fascista ( vedi Negazionismo: il nuovo vocabolario fascista ). Ma nel caso delle mascherine al posto delle auto nelle fabbriche Fiat la cosa è talmente grottesca e insensata che dovrebbe scuotere anche i più sonnolenti. E invece tali notizie scorrono come nulla fosse, come se scendesse su folle di fumatori di oppio.

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