L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

mercoledì 12 agosto 2020

La Strategia del Mare Nostrum ha bisogno dei Bartolini - Via i militari statunitensi e Nato dal nostro territorio

Forze armate e interesse nazionale: la visione del generale Bertolini



Forze armate e interesse nazionale: la visione del generale Bertolini


Giuseppe Gagliano ci presenta oggi larecensione dell’ultimo saggio del generale Marco Bertolini, scritto a quattro mani assieme al giornalista Andrea Pannocchia, intitolato “Militarmente scorretto. Sovranità, libertà, dignità. Riflessioni di un (soldato) italiano”, pubblicato recentemente da Eclettica Edizioni. Nel volume Bertolini analizza il ruolo delle forze armate nel contesto della proiezione dell’interesse nazionale italiano nei teatri strategici più importanti per il Paese.

Nonostante la biografia di Marco Bertolini sia ampiamente nota è tuttavia necessario seppure brevemente ricordare che ha comandato il nono reggimento d’assalto Col Moschin, la Brigata paracadutista Folgore, il Comando interforze per le operazioni delle forze speciali e il Comando operativo di vertice interforze oltre ad aver partecipato ad operazioni in Libano, Somalia, Bosnia Erzegovina, Macedonia e Afghanistan.

Al di là dell’adesione di Bertolini ad un cattolicesimo sostanzialmente conservatore – dovuto alla sua formazione familiare – sarà opportuno da parte nostra soffermarsi su alcuni aspetti che riteniamo rilevanti sia nel contesto della politica interna italiana sia soprattutto in riferimento alla politica estera del nostro paese. Secondo l’autore quando l’unità e la sovranità di uno Stato vengono meno ciò conduce un paese a diventare merce in cerca di acquirenti, esposta su un banchetto di mercato nel quale il venditore si trova costretto a rivedere sempre più a ribasso i prezzi. Il riferimento esplicito dell’autore è naturalmente al nostro paese. Una delle costanti che emergono nelle riflessioni dell’autore è certamente la mancanza da parte del nostro paese di una visione, di un disegno o di un progetto complessivo a livello nazionale come per esempio è emerso nel conflitto balcanico.

Anche per Bertolini – come per il generale Carlo Jean e Marco Giaconi – è indiscutibile l’erroneità dell’articolo 11 della costituzione, articolo che di fatto avrebbe dato fiato agli antimilitaristi in servizio permanente presenti in tutte le pieghe della nostra società e che sostengono che la guerra l’Italia debba abolirla. Non senza una certa ironia l’autore ricorda che la guerra, come la pioggia o le alluvioni, non può essere ripudiata perché è una realtà di fatto. L’autore cerca di offrire al lettore un volto pulito alla guerra sottolineando che la guerra avrebbe una sua dignità: nel passato infatti il suo modus operandi veniva normato dalle regole del diritto internazionale. Al contrario con la nascita di soggetti extra-statuali come gli estremi islamici ci sarebbe registrata la tendenza a negare all’avversario ogni legittimità. Sarebbe troppo facile replicare all’autore che innumerevoli sono le atrocità della guerra di ieri e di oggi: durante la Prima e la Seconda Guerra mondiale il diritto di guerra venne più volte consapevolmente ignorato come d’altra parte e ,in modo contraddittorio riconosce lo stesso Bartolini, ricordando il bombardamento di Dresda e l’offensiva nucleare americana su Hiroshima e Nagasaki, offensiva che per la inaudita crudeltà e spietatezza avrebbe dovuto condurre la classe politica e la classe militare americana davanti al tribunale di Norimberga.

Quanto all’esistenza di soggetti extra-statuali, nei cui confronti gli Stati Uniti avrebbero negato qualunque legittimità giuridica e morale, è altrettanto facile ricordare a Bertolini che ciò è avvenuto sia in Algeria che in Vietnam.

Per quanto riguarda la centralità del Mediterraneo opportunamente l’autore sottolinea come il nostro paese dovrebbe -al pari della Francia e dell’Inghilterra – diventare a tutti gli effetti una potenza regionale per difendere i propri interessi non soltanto in Libia ma anche in Somalia. Proprio nel Mediterraneo sarebbe necessario essere forti non solo sul piano economico e politico ma anche sul piano militare per definire in modo autonomo i nostri interessi. Infatti le forze armate sono uno strumento di politica estera imprescindibile per ogni Stato.

Al contrario le vuote e retoriche esortazioni da parte del nostro governo alla pace, alla democrazia e all’accoglienza sono prive di senso di fronte alla logica della guerra che si sta manifestando non sono in Libia ma in tutto il Medioriente.

L’Italia, proprio grazie sua centralità geografica all’interno del Mediterraneo, potrebbe avere la possibilità di diventare una potenza regionale. Mettendo a confronto il nostro paese con la Francia giustamente l’autore sottolinea come la Francia si consideri – e sia di fatto – una potenza globale con interessi nel Pacifico, in Sudamerica e in Africa. Tuttavia l’autore, sotto il profilo storico, dimentica di ricordare che la Francia ha avuto un uomo politico come De Gaulle mentre l’Inghilterra ha avuto come Primo Ministro Winston Churchill.

Inoltre, Bartolini dimentica di ricordare che tale centralità per il nostro paese è solo teorica sia per la pochezza della classe politica che per la presenza della Nato.

Ora, che tutto ciò sia avvenuto anche per l’assenza di una chiara visione politica e strategica da parte del nostro paese, è evidente. Tutto ciò ha consentito alla Turchia di riempire questo vuoto e di diventare una vera e propria protagonista della scena internazionale a danno del nostro paese. Anche per quanto riguarda la Jugoslavia il fatto di aver rinunciato a usare lo strumento militare per salvaguardare i nostri interessi nazionali – ad esempio per favorire la penetrazione della nostra imprenditoria – ha danneggiato in modo rilevante il nostro paese.

Al di là delle differenze opportunamente sottolineate dall’autore tra le forze dell’ordine e le forze armate ma soprattutto al di là delle critiche rivolte dall’autore all’utilizzo delle forze armate per compiti assolutamente incongrui rispetto alla natura stessa del potere militare, Bartolini -pur sottolineando l’equipollenza di sovranità e indipendenza -tende a dimenticare che questo binomio non può di fatto essere perseguito dal nostro paese a causa della sudditanza atlantica dell’Italia come dimostra egregiamente d’altronde l’eliminazione di Gheddafi e la conseguente instabilità politica ed economica libica che fino a questo momento ha soltanto danneggiato il nostro paese. A questo riguardo Bartolini sottolinea come, dopo l’assassinio di Gheddafi, il nostro paese abbia trascurato la Libia non rendendosi conto che la questione libica è una questione essenzialmente italiana e che non interessa ai nostri tradizionali alleati con l’eccezione della Francia addirittura desiderosa di sostituirsi all’Italia nello sfruttamento degli impianti dell’Eni rimasti. L’Italia di fatto considera la Libia soltanto come fonte di una immigrazione incontrollata verso le nostre coste mentre al contrario Ankara si conferma come l’unica potenza regionale. Non senza una certa ironia Bartolini ricorda che Erdogan non deve certo temere la vis inquisendi di qualche giovane Pm.

Un altro tema molto caro all’autore è il problema dell’immigrazione nei confronti dei quali la posizione di Bartolini è analoga a quella di Salvini e di Fratelli d’Italia, partito con il quale si è candidato alle elezioni europee nel 2019. A tale riguardo l’autore segnala che a suo parere la politica di accoglienza dell’immigrazione ha semplicemente leso i nostri interessi nazionali. Bartolini ricorda come, a suo dire, Salvini sia stato un uomo politicamente determinato e coraggioso perseguendo un obiettivo che dovrebbe essere di tutti e cioè la tutela dei nostri confini e dei nostri interessi.

Indipendentemente dalla difesa d’ufficio fatta dall’autore per quanto riguarda la questione dell’uranio impoverito – difesa irricevibile per quanto ci riguarda – ancora una volta Bartolini sottolinea il ruolo chiave di tre attori dello scacchiere internazionale :la proiezione di potenza della Francia che impiegando il suo strumento militare con un approccio regionale agisce con efficacia negli scenari del Sahel centrale, la Turchia capace di impegnarsi in due teatri difficili e differenti come la Siria e la Libia e infine la Russia che intende attuare una politica mediterranea con l’ausilio di Haftar in funzione di contenimento antiamericano.

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