L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

giovedì 20 agosto 2020

Mali i militari al potere


GOLPE IN MALI: KEITA COSTRETTO ALLE DIMISSIONI, I MILITARI VANNO IN TV

MALI – In seguito al pronunciamento militare di ieri che aveva portato all’arresto del capo di Stato Ibrahim Boubacar Keita (noto con l’acronimo Ibk) e del primo ministro Boubou Cissé, oltre che di altri esponenti di governo e di alcuni alti ufficiali, è stato lo stesso Ibk in un intervento trasmesso intorno alla mezzanotte dalla televisione pubblica Ortm a rimettere il suo mandato e contemporaneamente a sciogliere governo e Assemblea nazionale. 

Nell’intervento (qui la versione integrale in francese), Ibk ha difeso il suo operato, preso atto delle manifestazioni degli ultimi mesi e dell’intervento militare, e affermato la volontà di lasciare il potere “perché non si versi altro sangue”. 

Intanto, stamattina – con il Paese che ha chiuso le frontiere – sempre sulle frequenze della Ortm, si sono presentati in pubblico alcuni dei componenti del Comitato nazionale per la salvezza del popolo (Comité national pour le salut du peuple, Cnsp), i militari che presumibilmente hanno guidato il pronunciamento di ieri partito dalla caserma di Kati, alle porte di Bamako. 

A parlare attorniato da altri quattro ufficiali, è stato il colonnello maggiore Ismael Wagué, capo di stato maggiore aggiunto dell’aviazione. 

“Noi, le forze patriottiche raggruppate all’interno del Comitato nazionale per la salvezza del popolo (Cnsp), abbiamo deciso di assumerci le nostre responsabilità davanti al popolo e davanti alla storia” ha dichiarato Wagué. 

Nel loro messaggio alla nazione, i militari che hanno preso il potere in Mali e spinto Keita a dimettersi sostengono di voler mettere in atto una “transizione politica civile” che dovrebbe portare alle elezioni generali entro un “tempo ragionevole”. Gli stessi hanno poi garantito il rispetto di tutti gli accordi internazionali, la continuità dei servizi pubblici e hanno sottolineato l’importanza delle missioni internazionali presenti nel Paese (Minusma e Barkhane) che i militari considerano “partner per il ripristino della stabilità”. 

Il pronunciamento è stato condannato in maniera unanime da tutte le organizzazioni internazionali (Unione Africana, Unione Europea, Ecowas, Nazioni Unite) che hanno chiesto il rilascio dei componenti del governo e del capo dello Stato oltre che il ripristino delle garanzie costituzionali. 

Tuttavia sembra il golpe abbia avuto successo, raccogliendo anche il sostegno di una parte della piazza. Alcuni osservatori hanno sottolineato come il colpo di Stato – contrariamente al 2012 quando a muoversi furono sottufficiali – abbia visto il coinvolgimento di alti ufficiali. 

Resta da verificare quale sarà l’atteggiamento dell’opposizione che aveva annunciato una serie di manifestazioni proprio per chiedere le dimissioni di Keita. [MS]



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