L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

domenica 16 agosto 2020

Nagasaki Hiroshima impossibile dimenticare la volontà di distruzione degli Stati Uniti

75 anni fa gli Stati Uniti distrussero la cultura giapponese

14.08.2020 - USA - David Andersson

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Figure religiose rotte giacciono su una collina in una valle distrutta. Nagasaki, Giappone. 24 Settembre 1945, 6 settimane dopo che la città fu distrutta dal secondo attacco nucleare al mondo. (Immagine di Cpl. Lynn P. Walker, Jr. (Marine Corps) NARA FILE

Nello sganciare armi nucleari su Nagasaki, appena tre giorni dopo il bombardamento di Hiroshima, gli Stati Uniti erano perfettamente consapevoli del livello di distruzione e della portata del disastro umanitario: un istante dopo l’esplosione, l’estremità settentrionale della città era stata distrutta e 35.000 persone erano morte.

Qualcuno potrebbe pensare a una giustificazione politica e militare per Hiroshima, ma perché Nagasaki? Perché lanciare una seconda bomba nucleare tre giorni dopo? Potremmo anche chiederci perché i cittadini nippo-americani siano stati internati in campi di concentramento americani durante la guerra, nel loro paese, dal loro stesso governo.

L’unica vera spiegazione sensata è che gli Stati Uniti volevano assicurarsi che i giapponesi rimanessero per sempre una sottocultura dell’Occidente bianco. Se chiedessimo ai giapponesi il motivo per cui furono bombardati, risponderebbero che è accaduto perché erano “non bianchi” e ribatterebbero: “pensate che gli Stati Uniti avrebbero utilizzato armi nucleari contro la Germania Nazista?”.

L’America ha ottenuto in pochi minuti quello che i paesi europei che hanno colonizzato Africa e Sud America hanno ottenuto in 400 anni. Oggi, il Giappone è un’estensione territoriale degli Stati Uniti: infatti, accoglie molte basi militari americane e ricopre un ruolo chiave nel loro gioco geopolitico in Asia. Il museo memoriale del Genocidio armeno definisce genocidio culturale quelle “azioni e misure prese per distruggere la cultura delle nazioni o dei gruppi etnici attraverso una distruzione spirituale, nazionale e culturale”. Il 9 agosto fu un genocidio culturale durato cinque secondi.

Ogni evento importante che si verifica nel mondo odierno ha un profondo aspetto culturale e dobbiamo esaminarlo più da vicino. La tensione statunitense con la Cina, la Brexit, l’elezione di Donald Trump, il movimento Black Lives Matter, il colpo di Stato in Bolivia contro Evo Morales… tutto questo, e molte altre cose ancora, sono manifestazioni delle forze bianche-occidentali in azione. Tali questioni non possono essere giustificate in termini economici, dobbiamo riconoscere che, al di sotto, vi sia la lotta primitiva per la dominazione culturale bianca.

Traduzione dall’inglese di Francesca Vanessa Ranieri. Revisione di Maria Fiorella Suozzo

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