L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

domenica 9 agosto 2020

'Ndrangheta - partite iva con emissioni di scontrini e fatture inventate, metodo per riciclare, come le finanziarie in cui le entrate illegali si trasformano in legali

Così vengono ripuliti i soldi sporchi dei clan: il pentito Mantella racconta l’economia criminale

AUDIO ESCLUSIVO | Imprese create per diventare lavatrici: il denaro entra sporco ed esce pulito. I Bonavota re del riciclaggio tra Lazio, Liguria e Piemonte. Il business delle agenzie finanziarie per fare affari coi proventi illeciti e alimentare i giri d’usura

di Pietro Comito 
7 agosto 2020 20:05

I soldi li aveva fatti pure lui: s’arricchì, ma non troppo. Perché in fondo, più che un uomo d’affari era un tipo d’azione. Poi la sua crescita rampante fu fermata. Un arresto dopo l’altro, i sequestri. Oggi ci ironizza su, durante un interrogatorio con i carabinieri del Ros e il pm antimafia di Catanzaro Annamaria Frustaci: «Mi avete lasciato in mutande». Malgrado fosse stato più avvezzo al maneggio delle armi che a quello dei soldi, il contributo di Andrea Mantella si rivela prezioso anche nel gettare ampi fasci di luce nel mondo oscuro dell’economia criminale.

È l’ottobre 2018, sede centrale del Ros, Roma. L’ex killer e padrino emergente, devastante ieri con la pistola e oggi con le corde vocali, è davanti agli ufficiali del reparto investigativo d’élite dell’Arma e alla donna magistrato del pool di Gratteri. Gli inquirenti sono interessati a comprendere i sistemi attraverso cui i clan del Vibonese, della città e dell’hinterland, riciclano i proventi dei traffici di droga, del racket, di tutte quelle attività illecite che assicura ricchezza ai capi e sostentamento agli affiliati.

«I proventi che vengono dalla droga, dall'estorsione - replica Mantella ai carabinieri che lo incalzano - cercano di lavarli con strutture turistiche e cercano di fare qualche attività pulita apparentemente, di vendere auto... E così sulle attività commerciali, diciamo… Ecco, fanno una piccola attività con una partita Iva e, praticamente, pure che il negozio non lavora, lo scontrino viene battuto come se in cassa ci fossero mille euro, quando in realtà ha incassato zero».

È così che l’ugola vibonese spiega come funzionano le lavanderie della ’ndrangheta. Attività – lascia intendere - che in realtà non vendono, non offrono alcun servizio o ciò che offrono non basterebbe loro per sopravvivere, ma emettono scontrini e fatturano comunque, pagano quindi volentieri le tasse, e ciò costituisce la pezza giustificativa agli incassi ottenuti grazie a loschi traffici di droga e armi, piuttosto che grazie al racket. I soldi sporchi che diventano così puliti.

A volte, aggiunge, si ricorre anche allo strumento delle assunzioni fittizie. In pratica l’impresa-lavatrice si prende in carico gli uomini dei clan, che hanno un regolare contratto di lavoro, busta paga e stipendio ma – spiega il collaboratore di giustizia in quell’interrogatorio - anziché stare sul cantiere oppure sull'attività, sono in giro, sono a spasso e alla fine non lavorano». In pratica i soldi sporchi, magari entrati con artifizi contabili, diventano puliti quando escono a saldare emolumenti per prestazioni lavorative in realtà mai svolte.

Così funziona nella provincia di Vibo, ma anche lontano dalla Calabria. A Roma, per esempio, i Bonavota, quelli ora guidati dal boss

 

superlatitante Pasquale (foto a sinistra), sono dei giganti del riciclaggio. E le parole di Andrea Mantella puntellano un quadro che sul clan dei santonofresi le Procura di Catanzaro, Roma, Torino e Genova, con le inchieste Uova del drago, Replay, Maglio, Minotauro, hanno compiutamente tratteggiato sin dal 2005. L’ex antagonista dei Mancuso, che proprio dei Bonavota è stato uno dei più stretti alleati, racconta che «in particolare Pasquale Bonavota ha fatto delle attività qui a Roma, il bar poi intestato a suo fratello Antonio, piazzava pure delle macchinette, sia le cosiddette mangiasoldi e sia quelle delle bibite, dei caffè, cioè si cerca sempre a legalizzare».

Non è ’ndrangheta stracciona. È ’ndrangheta di serie A quella che, con Rinascita Scott, il pool di Nicola Gratteri e i carabinieri hanno colpito. Clan che partono dal Vibonese ed hanno allungato i tentacoli su tutta italia. Roma, ma anche il Piemonte e la Liguria. Metafora del sistema proprio un uomo dei Bonavota, Onofrio Garcea (foto in basso), uno che si sarebbe arricchito – racconta


Mantella – grazie soprattutto a società ed agenzie finanziarie. Uno abile a far soldi, Garcea, a detta del superpentito vibonese, con il quale ad un certo punto si sarebbe messo in affari, per aprire anche su Vibo Valentia delle filiali per la concessione di crediti.

Erano uno strumento interessante, dal punto di vista criminale, le finanziarie - spiega Mantella - perché esse rappresentano sia una lavatrice che un business: prestiti facili da concedere a gente in ginocchio a cui le banche hanno voltato le spalle; i soldi sporchi da rifilare agli istituti, come se i clienti avessero saldato ogni rata; il povero sventurato, invece, finisce invece sotto strozzo, senza alcuna via d’uscita.

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