L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

venerdì 7 agosto 2020

NoMes . Per gli euroimbecilli italiani significa Vincolo Esterno che vincolerebbe tutti i prossimi governi a Euroimbecilandia e alla sua austerità, al suo Progetto Criminale dell'Euro

MES, la Grecia rifiuta e avvisa: “Sappiamo cosa significa quel prestito” 

"Mai più troika", Il Viceministro degli esteri greco Varvitsiotis chiude (a doppia mandata) la porta alla possibilità di un utilizzo 

7 Agosto 2020

Anche nella versione light che è stata sponsorizzata da più parti, il MES sembra non convincere la Grecia che chiude la porta a doppia mandata alla possibilità di un eventuale utilizzo.

“La Grecia ha vissuto col Mes per dieci anni…abbiamo la conoscenza che significa un memorandum, tanta pressione”. A sintetizzare il concetto, senza troppi giri di parole (anzi) è il Viceministro degli esteri greco Miltiadis Varvitsiotis, con delega alle politiche UE, in un’intervista al Tg2 spiegando la decisione del suo Paese di non chiedere un nuovo prestito al Meccanismo europeo di stabilità.

Nelle scorse settimane Il primo ministro di centrodestra Kyriakos Mitsotakis aveva anticipato che il Paese “ha già fatto tanti sacrifici in cambio dei prestiti europei non vuole più saperne di una supervisione rigorosa e impopolare sui suoi conti”.

LA “LEZIONE” DELLA GRECIA E L’ITALIA – Dopo aver incassato un buon risultato in Europa sul Recovery Fund, nel nostro Paese il dibattito sul MES prosegue. La strategia del Governo , ormai evidente, è prendere tempo ed evitare di affrontare l’ennesima grana prima dell’estate, ma l’orologio gira veloce e prima o poi bisognerà affrontare la questione che a dir poco spinosa.

Intanto, lo spauracchio del Fondo Salva Stati continua ad aleggiare, turbando i sonni di un bel gruppo di pentastellati (Di Maio in testa) che sulla battaglia anti Mes si giocano una bella fetta di credibilità politica (nell’ultimo periodo già in carenza di ossigeno) visto che hanno più volte ribadito che lo strumento è niente più che una “troika mascherata”, quindi dannoso per il nostro Paese. 

Secondo molti alla fine il sì arriverà ma la partita è più che scivolosa tanto che potrebbe far saltare il banco, già traballante, sul quale poggia l’esecutivo. Le rassicurazioni arrivate da più parti non sembrano infatti aver convinto i più scettici che continuano a essere diffidenti.

IL MES E LA “LETTERA SCARLATTA” – A nulla sono bastate le parole di Klaus Regling, direttore generale del Meccanismo europeo di stabilità (Mes), che in una recente intervista ha “sponsorizzato” lo strumento con la miglior presentazione: “Offriamo uno strumento, una linea di credito a tutti gli Stati dell’area euro. Il fatto che sia disponibile per tutti i Paesi con “termini standardizzati concordati in precedenza” come dice l’Eurogruppo è una differenza rispetto a quanto avvenuto una decina di anni fa. Allora i programmi per Grecia, Irlanda o Portogallo dovettero essere molto diversi l’uno dall’altro perché i problemi erano diversi. Le istituzioni europee dovettero negoziare una condizionalità dettagliata, diversa da Paese a Paese. Stavolta non sarà cosi'”.

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