L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

domenica 2 agosto 2020

Roberto Rossi - e non poteva essere altrimenti, il Consglio di Stato è parte integrante del Sistema massonico mafioso politico istituzionalizzato, le omissioni sulla conoscenza del Boschi sono legittimate

Il Consiglio di Stato, accolto ricorso del Pm Rossi: efficacia sospesa della delibera Csm


Il giudizio nel merito il 21 gennaio 2021. "Sufficienti elementi di fumus boni iuris"

Roberto Rossi

Arezzo, 31 luglio 2020 - È stata accolta dal Consiglio di Stato l'istanza cautelare presentata dal pm Roberto Rossi con cui l'ex procuratore di Arezzo aveva chiesto la sospensione dell'esecutività del pronunciamento del Tar del Lazio. Quest'ultimo aveva ritenuto legittima la decisione del Csm di non confermare Rossi alla guida della procura di Arezzo.

Nell'ordinanza del Consiglio di Stato, depositata oggi, si rileva che «l'invocata misura della sospensione dell'esecutività della sentenza appellata è assistita da sufficienti elementi di 'fumus boni iuris' con riguardo alla complessiva ragionevolezza del giudizio di non conferma dell'appellante, ed al contempo, nella comparazione dei contrapposti interessi, dal pregiudizio grave ed irreparabile, quanto meno nella prospettiva della procedura bandita con l'interpello per la copertura del posto di procuratore della Repubblica presso il tribunale di Arezzo».

L'udienza di merito è in calendario per il 21 gennaio 2021. Il ricorso era stato presentato da Rossi contro la decisione con cui il 24 ottobre scorso il Csm si era espresso contro la permanenza di Rossi a capo della procura aretina perchè 'avrebbe compromesso «almeno sotto il profilo dell'immagine» il necessario requisito «dell'indipendenza da impropri condizionamenti» per avere mantenuto un incarico di consulenza presso Palazzo Chigi, sotto i governi Letta e Renzi, anche dopo aver aperto l'indagine su Banca Etruria del cui cda faceva parte il padre dell'allora ministro Maria Elena Boschi.

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