L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

domenica 16 agosto 2020

Senza freni

Jeff Bezos ha un piano…

Maurizio Blondet 15 Agosto 2020 
Di Roberto PECCHIOLI

Il mondo è fatto a scale: c’è chi sale e c’è chi scende anche al tempo del Coronavirus. In questi mesi, i grande vincitori sono i giganti tecnologici, in particolare Amazon, colosso del commercio elettronico, e il suo proprietario, Jeff Bezos , di gran lunga l’uomo più ricco del mondo. In tempi di Covid 19, le vendite online, dopo un iniziale crollo dovuto alle difficoltà di approvvigionamento e al temporaneo allungamento dei tempi di consegna, hanno avuto un formidabile balzo, tanto che nel secondo semestre dell’anno i profitti di Amazon sono raddoppiati: oltre 75 miliardi di dollari.

Piange il piccolo e medio commercio, sono in crisi i centri commerciali, tra confinamento e difficoltà di spostamento, ma Jeff Bezos se la ride. E’ il pifferaio di Hamelin del secolo XXI: conduce i consumatori e l’intero commercio dove vuole, tutto ciò che tocca diventa oro come Creso. Non vende solo merci: la sua azienda di servizi Amazon Web Service è leader nella “nube”, il cloud, il sistema di servizi offerti attraverso la rete internet a partire da un insieme di risorse preesistenti, configurabili e disponibili in remoto da qualsiasi connessione. La nuvola gli ha fruttato oltre 32 miliardi di dollari da aprile a giugno del corrente anno, con un aumento del quaranta per cento.

Sono cifre note dopo che Bezos è comparso dinanzi al Congresso americano, in compagnia degli altri CEO delle multinazionali tecnologiche per difendersi dalle accuse di monopolio. Risulta umoristico accusare il “libero” mercato di far bene il suo sporco mestiere, ossia espellere dal campo tutti i concorrenti. Bezos sa assai bene che la pistola puntata delle istituzioni americane è scarica; si è limitato a osservare che il commercio digitale è solo uno dei canali a disposizione dei dettaglianti. Peccato che egli controlli oltre un terzo dell’intero mercato. E con ottimi risultati, poiché il suo fatturato trimestrale è stato di 139 miliardi di dollari (+ 33,5 per cento) mentre la previsione per il terzo trimestre sfiora i 152 miliardi. Amazon asserisce di aver speso oltre tre miliardi per migliorare la sicurezza dei dipendenti, ma è nel mirino di diversi Stati per le condizioni di lavoro che impone. Si vanta di aver creato 175.000 posti di lavoro nel periodo esaminato, omettendo di dire che si tratta in larga misura di impieghi sottopagati, spesso precari e soggetti a ritmi e condizioni che fino a pochi anni fa l’Occidente non avrebbe tollerato.

La fortuna di Jeff Bezos è il doppio di quella del secondo super ricco, Bill Gates, il che fa di lui l’uomo più ricco della storia umana. Il pifferaio del commercio è ancora più potente al tempo della pandemia. Il guaio è che Jeff Bezos ha in testa un piano. Come è ovvio, riguarda tutti noi. Del resto, quando un uomo ha i suoi mezzi, non ha che due alternative: o costruisce un deposito come Zio Paperone e nuota felice nell’oro, o si lascia trascinare nell’onnipotenza conferita dal denaro, posseduto in una quantità difficile da esprimere in numero di zeri.

Da poco ha comprato un orologio a cucù molto speciale. Gli è costato 42 milioni di dollari, un’inezia: poche ore di ricavi dell’impero Amazon. L’orologio è disegnato per misurare il tempo con precisione assoluta per i prossimi diecimila anni. Fa “tic” una volta l’anno. Il braccio delle ore avanzerà con cadenza secolare e l’uccellino farà cucù una volta ogni mille anni. Il manufatto è enorme, alto sessanta metri; il proprietario lo ha fatto installare in un tunnel scavato nella Sierra del Diablo (!!!), nel suo immenso ranch del Texas. Si chiama Orologio del Grande Adesso (Big Now) e il proposito di Bezos è ricordare all’universo mondo una sua massima: solo pensando a lungo termine potremo ottenere cose che non avremmo in altra maniera. Magnifico programma di vita, che si scontra con la realtà e con le tragedie prodotte da ogni millenarismo salvifico apparso sulla scena del mondo.

Il lungo termine, nel caso di Jeffrey Preston Bezos , nato 57 anni fa nel Nuovo Messico, ha poco a vedere con la biologia umana. I suoi piani più ambiziosi escludono la sua presenza, giacché la carne, anche quella degli iperpadroni, continua ad essere mortale. Ma si stanno attrezzando, attraverso la cibernetica e al transumanesimo. Nel frattempo, il buon Jeff sa che non vivrà tanto da raccontare come l’umanità – cioè i super ricchi e potenti – colonizzerà altri pianeti, ma ce la sta mettendo tutta affinché questo accada. I mercati della Terra sono troppo piccoli per le sue ambizioni; d’altronde, ha costruito un impero senza precedenti nella storia del capitalismo, la sua ricchezza rimpicciolisce i pozzi di petrolio dei Rockefeller, l’oro e il predominio finanziario dei Rothschild.

Amazon vale oggi – nella teorica capitalizzazione di Borsa- quanto il PIL annuale della Spagna. Il patrimonio personale di Bezos è di circa 190 miliardi di dollari, più o meno 164 miliardi di euro. Secondo un’indagine dell’università di Georgetown, gli americani hanno più fiducia in Amazon che in ogni altra impresa o istituzione, esercito nazionale compreso, il che spiega la mentalità corrente più di mille manuali di sociologia. Stando alle analisi di uno storico dell’economia, l’unico paragone possibile è con Mansa Musa, leggendario re di Timbuctù, padrone di favolose miniere d’oro nel XIV secolo. Il potere di Bezos, tuttavia, è incomparabile, la sua influenza sui consumatori e sull’intera filiera industriale e commerciale planetaria immensa.

Il suo grande gioco comincia solo adesso. Quello che gli passa per la testa non è una questione da poco: riguarda tutti. Ha le risorse e la volontà per realizzare i suoi sogni e imporli a miliardi di comuni mortali. In fondo, il suo piano più ordinario è diventare ancora più ricco, vendere a tutto il mondo. Altri piani sono più inquietanti: entrare in tutte le case con Alexa, l’assistente vocale che registra tutto, accede ai nostri dati più intimi, a partire da quelli sanitari. Alexa, premurosa, ci avvertirà quando sarà il momento di eseguire analisi o accertamenti, nonché al momento di prendere le pillole. Un altro piano del tycoon è mettere in orbita tremila satelliti perché ci sia un wi-fi universale che faciliti gli acquisti online. Ha 840 mila dipendenti nel mondo, le azioni di Amazon volano oltre i tremila dollari, il doppio rispetto all’inizio del Covid 19. Il colosso messo in piedi nel 1994 – solo un quarto di secolo fa – è più forte, esteso e strategico che mai.

Bezos è la personificazione dei peggiori incubi di economisti come Thomas Piketty per la concentrazione della ricchezza. Ha avuto l’improntitudine di affermare, davanti al Congresso Usa, che “a differenza dell’industria, dove il vincitore si prende tutto, nella vendita online c’è spazio per molti vincitori “. E, va da sé, per milioni e milioni di perdenti. Spaventa la visione binaria degli iper ricchi e del capitalismo: vincitori e sconfitti, predatori e prede. Bezos ha un piano anche per questo: influire sull’informazione, entrare nel cervello della gente. Per questo ha comprato il quotidiano Washington Post, per questo Amazon Prime, il servizio di video on demand, ha 150 milioni di abbonati che generano venti miliardi di dollari. Amazon Prime ha speso una fortuna per trasformare Il signore degli anelli in una serie televisiva. Bisogna pur intrattenere l’umanità confinata, oltreché servirle il pranzo.

Da quando è nell’orbita di Amazon, il Washington Post ha aumentato il suo numero di lettori digitali per merito di un sistema di esclusive giornalistiche. Gli algoritmi di Amazon non riescono ancora a scrivere le sceneggiature per le serie televisive, ma captano al volo – o meglio sanno determinare – i gusti del pubblico.

La madre di Jeff Bezos, che allevò il piccolo da sola, lo iscrisse a una scuola per superdotati intellettuali, dove si appassionò alla fantascienza: Jules Verne, Isaac Asimov. C’è qualcosa di molto attrattivo nelle utopie, ha confessato. Il suo autore preferito, il fisico Gerard K. O’Neill è un grande sostenitore della corsa dell’umanità alla conquista dello spazio. Vivremo- questo è il piano – in urbanizzazioni costruite in atmosfera pressurizzata, con spiagge artificiali. Saranno, si entusiasma Bezos, come le isole Hawaii senza pioggia, tempeste, senza terremoti. L’Eden non più in terra, ma tra le nuvole, anzi nel “cloud” informatico. L’umanità crescerà senza limiti. “Ci saranno miliardi di umani distribuiti nell’intero sistema solare. Avremo migliaia di Mozart e di Einstein. Una civiltà incredibile”. Troppe utopie sono finite in tragedia, per fidarsi dei piani dell’ex studente di fisica che alla fine scelse l’informatica. Assistette ai seminari di O’ Neill a Princeton, dove sorse il germe di Blue Origin, la sua impresa di viaggi spaziali.

Secondo la prima fidanzata, si è impegnato a guadagnare tanto per poter viaggiare nello spazio. Una motivazione debole per l’uomo più ricco e potente del secolo XXI, presente tuttavia nella discorso di promozione di Blue Origin in cui descrisse la sua visione: “portare tutto il mondo fuori dalla Terra e trasformarla in un grande parco nazionale. “Dal genio alla follia non vi è che un passo; l’idea della Terra come parco “nazionale” (di quale nazione? Quella dei super ricchi?) toglie il sonno.

Bezos è un fanatico di Star Trek e il suo idolo è Jean-Luc Picard, comandante dell’astronave Enterprise. Dicono che si rada il cranio e faccia ginnastica con i pesi per assomigliargli. Ha piani per installare una colonia sulla luna per estrarvi acqua e minerali. Una distanza minima nel viaggio galattico di un’umanità nomade in cerca di una nuova casa tra le stelle. “Il mio obiettivo è mettere le basi affinché, quando arriverà il momento di vivere lassù, tutti gli strumenti siano pronti.” Vende ogni anno un miliardo di dollari di azioni Amazon per finanziare Blue Origin. La sua paura più grande è l’esaurimento delle risorse energetiche. Manifesta il suo pericoloso prometeismo affermando che “il pericolo non è l’estinzione, ma l’immobilismo. Dovremo smettere di crescere, e questa è una pessima prospettiva che può portare al razionamento e alla fame.”

Forse perciò immagina un futuro in cui vivremo in colonie spaziali cilindriche volanti con accesso illimitato all’’energia solare. Il suo concetto di organizzazione perfetta è un gruppo umano che può essere nutrito con due pizze formato famiglia. Una squadra più grande diventa burocrazia, la parola tabù. Proibito a fare presentazioni su Power Point, il software dedicato di Microsoft. Con lui, bisogna scrivere sei pagine per sviluppare ogni idea. La narrativa conta. Bezos apprezza il pensiero lineare che fluisce con la lettura e si sta perdendo. Per alcuni manager, preparare questi documenti è un incubo: Bezos sa essere molto sgradevole. Sei pigro o semplicemente incompetente? è una delle sue risposte più comuni. I colloqui di assunzione hanno qualcosa del dialogo socratico. Ci sono domande per le quali nessuno può essere preparato. Perché i tombini delle fogne sono rotondi? Bezos è convinto che se eleva il livello ad ogni assunzione, alla fine avrà i più brillanti dirigenti. La logica del darwinismo aziendale.

Tra i dirigenti c’è un ruolo speciale, il consulente tecnico. Per un anno, i candidati seguono Bezos come i discepoli con il messia. Sono i Jeff’s bots, i robot di Jeff, come sono chiamati con disprezzo, costruiti a immagine del modello. Al vertice, ventuno eletti trattano direttamente con il Capo. È l’ S-Team, quasi una fratellanza segreta, come i cavalieri della Tavola Rotonda (diciotto uomini, nessun nero e tre donne). Non esistono zone di ricreazione negli uffici. Il modello non è Google, i dipendenti pagano la mensa e il parcheggio. Bezos predica la frugalità.

Il 90 per cento dei dipendenti non lavora in ufficio. Sono servi di magazzino che competono con droni e robot. Braccia forti e gambe giovani Qualificazione, il minimo. A Bezos non importa che abbiano speso tempo e denaro in titoli di studio e master. Nel pieno della pandemia, quando Amazon non riusciva a fare fronte agli ordini, hanno dovuto sopportare a denti stretti terribili condizioni di lavoro. Se non vado a lavorare, non posso pagare l’affitto. E se ci vado, posso ammalarmi e non lavorare mai più, perché perdo la vita, ha raccontato al New York Times un addetto alla distribuzione. Bezos ha aumentato di un paio di dollari la base salariale oraria, salvo ritirarla a giugno. Sono scoppiate le proteste: uno sciopero in Italia, la chiusura temporanea dei centri francesi per ordine di un giudice convinto che Amazon non facesse nulla contro le infezioni A Bezos i sindacati danno fastidio, anche se si considera un paladino della democrazia. Ma che cosa è la democrazia per Bezos, a parte sbarazzarsi di Trump, il che lo accomuna agli altri miliardari tecnologici? Nessuno lo sa, poiché nessuno lo ha mai sentito parlare di politica. Possiamo avere la democrazia o possiamo avere Amazon Prime, ma non possiamo avere entrambe le cose, ha concluso una giornalista.

Nell’epoca del gigantismo aziendale – il monopolio elevato a potere globale – Jeff Bezos ha la feroce volontà di essere il più grande di tutti. Dire che il suo piano è il dominio del pianeta è un malinteso: le sue ambizioni non sono soggette alla forza di gravità terrestre. Quello che sta tentando è gettare le basi per il futuro della specie fuori della Terra, in modo che la sua utopia possa mettere radici. Non corre anche a te un brivido freddo lungo la schiena?

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