L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

martedì 4 agosto 2020

TikTok se diventa statunitense la sicurezza dell'applicazione diventa sicura...Con la forza si fanno gli affari, le regole valgono solo per i comuni mortali

Microsoft pronta a comprare TikTok

[ZEUS News - www.zeusnews.it - 03-08-2020]


Se n'è parlato a mezza voce per tutta la settimana scorsa, ma ora c'è la conferma ufficiale: Microsoft è interessata ad acquistare TikTok.

Per chi non lo sapesse, o semplicemente non avesse contatto con degli adolescenti, TikTok è quell'app che dopo non aver avuto un gran successo come Musical.ly s'è reincarnata cambiando nome e diventando il mezzo d'elezione dei più giovani per condividere video brevissimi, eventualmente modificati con filtri ed effetti.

TikTok è cinese (in patria è noto anche come Douyin) e ciò negli ultimi tempi ha fatto in modo che il governo statunitense iniziasse a guardarlo con sospetto, tanto da ipotizzare un ban su tutto il territorio degli Usa.

È in questo scenario che Microsoft s'è fatta avanti con un'ipotesi di acquisizione, possibilità ora confermata da un post pubblicato sul sito aziendale.

Il gigante di Redmond ha confermato i contatti con ByteDance (sviluppatore di TikTok) per l'acquisto del servizio in Stati Uniti, Canada, Australia e Nuova Zelanda: se l'accordo andasse a buon fine, sarebbe Microsoft «a possedere e gestire TikTok in questi mercati».

La buona riuscita dell'operazione richiede l'analisi di alcuni aspetti più tecnici, come una verifica approfondita della sicurezza dell'app, ossia quell'aspetto che il governo americano ha appena messo in dubbio. L'amministrazione Trump ha accettato di concedere a Microsoft 45 giorni di tempo per concludere l'acquisto, ma poi dovrà dimostrare che non ci siano pericoli nascosti.

Più interessante è però la motivazione che spinge Microsoft a una mossa del genere. A pensarci bene, però, è persino ovvia: tramite TikTok, Microsoft avrebbe tra le mani un proprio social network molto frequentato da giovani e giovanissimi, e potrebbe ritenere che ciò sia un ottimo trampolino di lancio per muovere guerra a Facebook partendo da una base solida (e non dal nulla, come ha fatto Google con Google Plus).

Attraverso TikTok, insomma, Microsoft riuscirebbe a raggiungere quella fascia d'età che attraverso gli altri suoi servizi social - LinkedIn, Minecraft, Xbox - le è finora un po' sfuggita.

D'altra parte, non è detto che un passaggio nelle mani di Microsoft sia un toccasana per TikTok, che potrebbe anche fare la fine di prodotti come Bing o Skype: non sono scomparsi, ma o i fasti del passato sono scomparsi o la massa critica non è mai stata raggiunta.

In ogni caso, ora sappiamo che Microsoft fa sul serio. Per quanto riguarda la dimensione economica, ancora non si parla di cifre, ma le stime più recenti valutano l'affare intorno ai 50 miliardi di dollari.

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