L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

martedì 4 agosto 2020

Una classe dirigente, una classe politica che pensa solo all'oggi e non al domani non vuole affrontare le problematiche dell'Italia. Assumere un milione di giovani in pianta stabile nel pubblico impiego è un investimento serio e duraturo. Servono, ingegneri, tecnici, medici, infermieri, insegnanti, poliziotti, pompieri, operai e impiegati. Mettere in sicurezza l'Italia con la cura del territorio, con l'attenzione all'industria, all'agricoltura, all'energia pulita, alle infrastrutture materiali ed immateriali. Non le opere inutili o doppioni di quelle esistenti ma raddoppio delle ferrovie nel mezzogiorno, cura delle strade, dei porti e aereoporti. La cultura dell'antica Roma deve Rinascere, ne siamo capaci

METAFORE PER L'ITALIA
Un piano straordinario di investimenti pubblici

-3 Agosto 2020


«Quello che serve è un piano straordinario di investimenti pubblici, finalizzato al riassetto del Paese. Un piano che acquisti evidenza per ampie fasce di cittadini, che sia da loro compreso e condiviso e, conseguentemente, li induca a collaborare anche con il risparmio privato». Portato a casa il risultato del Recovery Fund, ora il dibattito si concentra su come utilizzare le risorse che saranno messe a disposizione del nostro Paese. L’Italia deve evitare di sprecare un’occasione di sviluppo e crescita. A questo proposito, la riflessione del Presidente dell’Eurispes, Gian Maria Fara, può rappresentare un’indicazione possibile. Nella rubrica “Metafore per l’Italia”, pubblichiamo un brano del nuovo libro L’Italia del “Nì” (Minerva Edizioni).

«In questo periodo, segnato da una persistente disoccupazione, forse è utile ricordare il richiamo che John Maynard Keynes fece al presidente degli Stati Uniti, Franklin D. Roosevelt, nel 1933, durante la “grande crisi”: «Prendetevi cura della disoccupazione e il bilancio pubblico si prenderà cura di se stesso».
Accondiscendere al legittimo desiderio di andare in pensione con le regole di un decennio fa e, ancor di più, occuparsi per la prima volta in modo consistente delle fasce marginali e in povertà, sono “cose giuste”, ma non in grado di “cambiare” il mondo, la quotidianità in cui sono inseriti i pensionandi, i poveri ma anche i benestanti.
L’idea che in una situazione asfittica, in cui il “mercato” non crea sviluppo, ma predilige nicchie di rendita, lo Stato debba destinare le scarse risorse di cui dispone, magari in deficit, ai consumi privati, anche negli ultimi anni si è dimostrata fallace. Lo stimolo del consumo privato è efficace quando “la ruota gira”, quando le attese dei consumatori sono già in forte crescita. Negli ultimi anni la limitatissima crescita dei consumi privati non ha garantito di innestare la marcia di un nuovo sviluppo.
Quello che serve è un piano straordinario di investimenti pubblici, finalizzato al riassetto del Paese. Un piano che acquisti evidenza per ampie fasce di cittadini, che sia da loro compreso e condiviso e, conseguentemente, li induca a collaborare anche con il risparmio privato. Un piano serio e realistico, che, proprio per questo, possa essere con maggiore credibilità trasferito a Bruxelles, e compreso dai mercati, facendo capire a questi che puntare contro l’Italia, speculare nel breve e nel medio periodo, sono azioni che possono ritorcersi contro». (Aforisma 12, 2019)

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