L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

martedì 22 settembre 2020

Dagli euroimbecilli non possiamo aspettarci altro

L'ANNIVERSARIO DELLA PRESA DI ROMA, FRA GAFFE, CENSURE PACIFISTE E BANDIERE SBAGLIATE


(di David Rossi)
21/09/20 


Grazie, signora ministro* Teresa Bellanova per averci fatto sorridere nel giorno anniversario della presa di Roma, datandolo al 1970 in un post sui social media. Non gliene facciamo torto: proprio cinquant’anni fa i partiti politici lanciarono l’assalto finale all’occupazione di proprio tutto il potere, con l’istituzione e le prime elezioni delle regioni a statuto ordinario.

Ci fa un po’ sorridere, a dire il vero, l’immagine di “un gruppo di bersaglieri” che entra “da Porta Pia”, come se fosse una camionetta al casello di Roma Nord e soprattutto come se non avessero dovuto abbattere le mura aureliane a cannonate per aprire quella che è comunemente nota come la “breccia di Porta Pia”. Ma si sa, l’attuale esecutivo (come il precedente) prende talmente alla lettera il “rifiuto della forza” che a qualcuno viene spontaneo censurare l’uso di mezzi militari anche quando è avvenuto 150 anni fa.

Però, in tutta onestà, dobbiamo porre una domanda a lei e alla signora sindaco* di Roma, Virginia Raggi: perché mai le luci sulla Porta in questione disegnano, con quattro bande verticali verde, blu, bianco e rosso, la bandiera saudita (o quella libica gheddafiana vecchia maniera) e quella francese? Non si è nemmeno riusciti, nella Roma grillina di inizio millennio, a disegnare la bandiera italiana come si deve?

Nessun commento:

Posta un commento