L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

lunedì 14 settembre 2020

Diritti civili si, quelli sociali non esistono questi sono i radicali

Danilo Quinto sulla sua condanna

Maurizio Blondet 14 Settembre 2020 

Qualche considerazione – a “bocce ferme”, come si conviene – sulla sentenza della Corte d’Appello di Roma del 10 settembre 2020 su “servo sciocco”, espressione che avevo usato tra virgolette nei confronti di un ex deputato radicale, nel mio primo libro del 2012, in cui io stesso mi definivo “servo”. S’intitolava, infatti, “Da servo di Pannella a figlio libero di Dio“. In primo grado ero stato condannato per diffamazione a 6 mesi di reclusione, a 2.000 euro di multa ed al pagamento delle spese processuali. La Corte d’Appello ha riformato la sentenza e, ritenendomi colpevole del reato di diffamazione, ha comminato una multa di 600 euro. Si conosceranno le motivazioni entro 60 giorni e valuterò, insieme al mio legale, se ricorrere in Cassazione.

Questa vicenda, fino al secondo grado di giudizio, è durata 8 anni (!) – ah, se qualcuno in politica si accorgesse che il primo problema da risolvere nel nostro Paese è quello del “sistema-giustizia” – se si considera il momento in cui sono venuto a conoscenza della denuncia dei radicali: era il mese di settembre del 2012. L’anno prima ero stato condannato in via definitiva a 10 mesi di reclusione, con pena sospesa, per appropriazione indebita, sempre su denuncia dei radicali, che mi avevano accusato di aver intascato somme a me non spettanti negli anni in cui ero Tesoriere, dal 1995 al 2005. La denuncia era stata fatta dopo l’apertura da parte mia della causa di lavoro, in cui chiedevo la liquidazione, i contributi e le altre spettanze per gli anni in cui ho collaborato con loro: dal 1987 al 2005 (causa di lavoro regolarmente persa, sia in primo che in secondo grado). Le somme di cui mi sarei appropriato indebitamente erano regolarmente iscritte nei bilanci, vistati dai revisori dei conti e approvati dai Congressi e corrispondevano ai miei stipendi, sui quali ho pagato le tasse. Con quella condanna sono diventato un “caso giurisprudenziale”, perchè la legge prevede il principio del “consenso dell’avente diritto”, espresso nell’art. 50 c.p., che recita: “Non è punibile chi lede o pone in pericolo un diritto col consenso della persona che può validamente disporne”. Nella fattispecie, era ampiamente dimostrato che chi mi accusava era a conoscenza delle circostanze a me imputate e non aveva espresso, all’epoca dei fatti, alcun dissenso.

Anche per la vicenda relativa a “servo sciocco” sono diventato per un anno e mezzo – tanto il tempo intercorso dal primo al secondo grado di giudizio – un “caso giurisprudenziale”. Io venivo condannato a 6 mesi di reclusione per due parole prese in prestito dal teatro goldoniano o dalla commedia dell’arte – mentre sulle questioni centrali e documentate di quel mio primo libro, nessuna contestazione è stata fatta – altri, se nello stesso periodo dicevano, ad esempio, di un noto uomo politico che era dedito ad attività sessuale orale, ricevevano solo una multa; altri ancora usavano, sia sulla carta stampata, sia in televisione, espressione e toni che definire “eccessivi” significa essere benevoli.

Sono due i punti che m’interessa in questo momento richiamare. Il primo riguarda i radicali. Ad uno di voi, in un’aula di Tribunale, accarezzandogli il volto, ho detto: “Ti voglio bene. Dì anche agli altri, che voglio loro bene, nonostante il male che ho ricevuto”. Quel giorno, mi sono sentito per un attimo in Paradiso. Anche su questa terra – nonostante le nostre debolezze e la nostra umanità, pregna del peccato originale – possiamo vivere quello che Dio ha previsto per chi crede in Lui per l’eternità. Voglio qui ribadirlo. Voglio bene ai radicali. Ho voluto bene a Marco Pannella e a ciascuno di Voi. Dopo essere stati miei amici per tanti anni, siete diventati miei nemici, ma io non ho mai nutrito rancore nei Vostri confronti. Non ne sono capace, ma soprattutto penso che tradirei la mia conversione se vi odiassi, perchè penso che l’amore nei confronti dei nemici sia uno degli elementi tra i più importanti su cui si fonda il Cristianesimo. E’ Gesù a dire: «Avete inteso che fu detto: Amerai il tuo prossimo e odierai il tuo nemico. Ma io vi dico: amate i vostri nemici e pregate per quelli che vi perseguitano, affinché siate figli del Padre vostro che è nei cieli; egli fa sorgere il suo sole sui cattivi e sui buoni, e fa piovere sui giusti e sugli ingiusti. Infatti, se amate quelli che vi amano, quale ricompensa ne avete? Non fanno così anche i pubblicani? E se date il saluto soltanto ai vostri fratelli, che cosa fate di straordinario? Non fanno così anche i pagani? Voi, dunque, siate perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste» (Mt 5,43-48).

Il male, per me che sono cristiano, si sconfigge solo con la sovrabbondanza di bene. E’ quello che ho tentato di fare in questi anni. Una scelta difficile, certo, ma se la mia conversione ha un valore, è proprio questo il valore che personalmente gli attribuisco. Questo vale anche e soprattutto per quanto riguarda i libri e gli articoli che ho scritto – e che continuerò a scrivere, se Dio me lo consentirà – sull’ideologia di cui sono stato militante per tanti anni, che è divenuta ormai “di massa”, come aveva profetizzato, inascoltato, il filosofo Augusto Del Noce. Amare i nemici non significa, infatti, occultare le loro responsabilità, ma renderle ben visibili, gridarle dai tetti, nella speranza che anche loro si ravvedano e che altri non seguano la loro ideologia.

Ecco, l’altra questione a cui fare cenno, So che darò “fastidio” a molti e mi farò altri nemici. L’ideologia radicale si è affermata ed ha vinto – lo dico senza giri di parole, perchè così è su tutte le proposte che Pannella ha fatto – con la complicità strutturale, direi, di persone e “ambienti” cattolici, anche ecclesiastici. Molti di loro (e non tralascio quei parlamentari che si auto-definiscono cattolici, che si sono battuti perchè Radio Radicale ricevesse dallo Stato un contributo di 10 milioni di euro all’anno o che hanno decantato in Parlamento i “meriti” di Pannella dopo la sua morte) non solo hanno approvato le battaglie dei radicali, ma hanno usufruito delle leggi approvate in ragione di quelle battaglie (pensiamo al divorzio e all’aborto) o hanno condiviso l’impianto sovversivo di quell’ideologia, relativamente al piano dell’identità dell’essere umano creato a immagine e somiglianza del Dio creatore o hanno taciuto per lunghi decenni, pieni di mansueto tepore, di riverenza e di tiepidezza, nella certezza di essere vomitati dalla bocca di Dio, come dice l’Apocalisse. E’ evidente che costoro hanno guardato e guardano con il “fumo negli occhi” chi, come me, combatte – con i pochi mezzi che ha e con i rischi che corre – quell’ideologia e si guardano bene dal dire una sola parola su una storia che altri (come l’amico Maurizio Blondet, che non finirò mai di ringraziare) ha definito “storia di persecuzione”.

La persecuzione continuerà. Ne sono certo e non farò nulla per sottrarmi. Gesù ama tanto coloro che tentano di rimanere o di tornare nella sua Vigna, che invia delle prove, per “testare” la loro fedeltà. La sofferenza che sotto varie forme si può provare costituisce l’espiazione e la purificazione – almeno così io la vivo da 17 anni – delle colpe e dei peccati commessi. Qualcuno mi ha detto, anni fa, che si vive così una situazione di privilegio, perchè Gesù così ama i Suoi figli. Che cosa di più grande può condividere con loro se non una piccola parte della Sua sofferenza, quando anch’Egli ha vissuto da Uomo-Dio questa vita terrena?

Ho imparato, negli anni, che quel che più conta è non farsi “distrarre” dalle cose del mondo e di vivere la mia vita – che sarà fino alla sua fine così – giorno dopo giorno, serbando nel mio cuore i doni che Gesù mi fa, di cui prima non mi accorgevo. Innanzitutto quello della libertà da tutte le “sirene” umane e quello della Verità, l’unica cosa a cui tiene veramente questo servo inutile.

Se volete acquistare il mio ultimo libro, “Maria e il serpente”, scrivete il Vostro indirizzo all’email pasqualedanilo.quinto@gmail.com. Lo spedirò a casa.

La donazione e’ di 18 euro. Si puo’ effettuare con:

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IBAN IT 54 Y 36081 0513820 1764601769 (Codice BIC/SWIFT PPAYITR1XXX per i versamenti dall’estero)
– RICARICA da un tabaccaio o alle poste su carta POSTEPAY intestata Pasquale Quinto numero 5333 1710 7086 6807 – Codice Fiscale QNTPQL56B10A662I

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