L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

lunedì 21 settembre 2020

E' guerra vera è guerra totale, niente illusioni - Con le sanzioni gli Stati Uniti pensano di vincere la "Guerra senza limiti". Un pò pochino

Semiconduttori, cosa serve all’industria Usa per battere la Cina. Report

21 settembre 2020


Secondo uno studio condotto dalla Semiconductor Industry Association (Sia) che raggruppa le principali aziende del settore semiconduttori, saranno necessari fino a 50 miliardi di dollari di incentivi federali per mantenere la produzione di chip negli Stati Uniti

La guerra Cina-Usa passa anche (e soprattutto) sui chip.

L’industria dei semiconduttori statunitense afferma che saranno necessari fino a 50 miliardi di dollari di incentivi federali per fermare la tendenza decennale di spostamento della produzione all’estero.

In caso contrario, la leadership statunitense sarebbe fortemente a rischio nel settore.

Dal momento che la Cina spende molto per diventare uno dei principali produttori di semiconduttori, occorre rendere dunque gli Stati Uniti un luogo attraente per gli stabilimenti come Taiwan, Cina, Corea del Sud, Singapore, Israele e parti dell’Europa. È quanto sostiene la Semiconductor Industry Associationin (Sia) in un report pubblicato la settimana scorsa.

Secondo Bloomberg, “il gruppo di lobbying, che rappresenta aziende come Intel e Qualcomm, sta bussando a Washington in un momento in cui crede che l’amministrazione Usa sia più aperta all’ascolto. La guerra commerciale tra Cina e Stati Uniti e le interruzioni della catena di approvvigionamento causate dalla pandemia hanno rivelato i rischi legati alla produzione all’estero di tali componenti vitali”.

Non solo. Il Congresso degli Stati Uniti sta valutando una legislazione che richiede investimenti sostanziali nella produzione e nella ricerca di semiconduttori nazionali.

CHI RAPPRESENTA SIA

L’associazione Sia rappresenta il 95% del settore dei semiconduttori statunitense in termini di fatturato e quasi due terzi delle aziende di chip non statunitensi.

COSA RIVELA IL RAPPORTO

Il rapporto, intitolato Government Incentives and US Competitiveness in Semiconductor Manufacturing, rileva che solidi incentivi federali invertirebbero la traiettoria decennale di declino della produzione di chip negli Stati Uniti. Tali investimenti creerebbero inoltre fino a 19 grandi impianti di produzione di semiconduttori e 70.000 posti di lavoro ben pagati in negli Stati Uniti nei prossimi 10 anni.

L’INDUSTRIA DEI MICROCHIP A STELLE E STRISCE

L’industria dei semiconduttori da 400 miliardi di dollari è guidata da società statunitensi, ma molti produttori di chip, come Nvidia Corp. e Qualcomm, affidano la produzione a fabbriche per lo più in Asia.

Secondo Sia infatti i produttori di chip con sede negli Stati Uniti vendono quasi la metà dei semiconduttori del mondo. Ma solo il 12% della loro capacità di produzione si trova nel paese.

Il rapporto afferma che “le tecniche di produzione, inclusi i processi chimici e le complesse apparecchiature di produzione, svolgono un ruolo fondamentale nel determinare le prestazioni del chip. Gli Stati Uniti devono mantenere una parte di questo lavoro domestico in modo da poter mantenere la propria base di conoscenze e la proprietà delle competenze”.

FONDAMENTALE PER 5G E SVILUPPO AI

In particolare, lo studio ha rilevato che innovazioni come la rete 5G, il calcolo quantistico e l’intelligenza artificiale (AI) sono tecnologie abilitate dai semiconduttori. Pertanto, i paesi all’avanguardia nello sviluppo di componenti che supportano il progresso di quei campi saranno leader tecnologici.

DOVE CONVIENE AVVIARE LA PRODUZIONE

Tuttavia, secondo l’associazione avviare uno stabilimento negli Stati Uniti in un decennio costa circa il 30% in più rispetto a siti simili a Taiwan, Corea del Sud e Singapore. Secondo il rapporto, la Cina potrebbe costare fino al 50% in meno.

LA SPINTA DI PECHINO

Secondo il rapporto “solo il 6% della nuova capacità globale di sviluppo sarà situata negli Stati Uniti. Al contrario, la Cina aggiungerà circa il 40% della nuova capacità nel prossimo decennio e diventerà il più grande sito di produzione di semiconduttori al mondo”.

Pertanto mentre la produzione statunitense diminuisce, Pechino sta riversando circa 100 miliardi di dollari in programmi di incentivi. La Cina diventerà dunque il posto più conveniente al mondo per fabbricare componenti elettronici.

COSA SERVE ALL’INDUSTRIA DEI SEMICONDUTTORI A STELLE E STRISCE

Nel rapporto, l’associazione ha sostenuto che i nuovi impianti statunitensi costruiti con l’eventuale sostegno federale “porterebbero una tecnologia di produzione all’avanguardia e una capacità sufficiente per coprire la domanda di semiconduttori da parte delle industrie aerospaziali e della difesa statunitensi”.

In un decennio, le fabbriche di semiconduttori costano fino a 40 miliardi di dollari. Secondo il rapporto, gli incentivi governativi in ​​tutto il mondo riducono il costo a 13 miliardi di dollari.

LA GUERRA DI TRUMP ALLE SOCIETÀ TECNOLOGICHE CINESI

Nel frattempo, l’amministrazione Trump sta facendo la guerra ai produttori di chip cinesi. Dopo Huawei e Zte, Washington ha preso di mira anche le aziende che producono semiconduttori, come Taiwan Semiconductor Manufacturing Co (Tsmc) e Semiconductor Manufacturing International Corp (Smic).

Come ha raccontato Marco Orioles su Start “dopo aver preso di mira la taiwanese Tsmc, che produce i chipset per Huawei, per impedirle di fornire chipset a Hisilicon, la società che fornisce componenti a Huawei, ora il governo Usa sta pensando di sferrare il colpo di grazia inserendo nella ”Entity List” anche Semiconductor Manufacturing International Corp (Smic), il più grande costruttore di chip cinese”.

Lunedì 8 settembre le azioni del chipmaker Smic sono crollate di quasi il 23% a Hong Kong, perdendo 4 miliardi di dollari. Un quinto del loro valore.

Motivo? Le indiscrezioni stampa che hanno rivelato la possibilità di sanzioni in arrivo dagli Stati Uniti.

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