L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

martedì 22 settembre 2020

E' guerra vera è guerra totale, niente illusioni - Stati Uniti ingenui, pensavano di vincere la "Guerra senza limiti" con le sanzioni, queste sono armi a doppio taglio perchè di pari passo vi è la risposta cinese

Perché la Cina minaccia Cisco, Dell, Hp e Lockheed Martin

22 settembre 2020


Tutte le contromisure in cantiere in Cina per rispondere all’offensiva commerciale degli Usa. Ecco i gruppi americani che rischiano di più e di meno

Pechino ha deciso di non assistere inerte all’offensiva commerciale degli Usa contro di lei, prendendo delle decise contromisure che appaiono del tutto speculari a quelle prese dal rivale.

Come racconta CNBC, il protagonista della vendetta cinese è in questo caso il Ministero del Commercio cinese, che nel weekend ha diffuso le regole sulla base delle quali funzionerà la cosiddetta “lista delle entità inaffidabili”. Il linguaggio è volutamente vago per rispecchiare l’analogo provvedimento preso l’anno scorso dai colleghi del Commercio Usa, e l’obiettivo è più o meno lo stesso: tagliare il cordone ombelicale tra le aziende cinesi e quelle Usa.

CHE COSA HA DECISO LA CINA

Le regole diffuse ieri, ma che risalgono al maggio 2019, stabiliscono – come si legge nel sito web del ministero del commercio – le conseguenze cui andranno incontro le entità straniere (individui, società, organizzazioni) che siano considerate un pericolo per “la sicurezza nazionale o gli interessi di sviluppo della Cina”.

IL REGOLAMENTO

Le autorità, prosegue il regolamento, possono anche aggiungere un nome alla lista se tale entità sospendesse le “normali transazioni”, prendesse “misure discriminatorie” contro entità cinesi, “(in violazione dei) normali principi delle transazioni di mercato”, o “causasse seri danni ai legittimi diritti e interessi dell’impresa (cinese).

GLI EFFETTI

Le conseguenze per un soggetto che viene incluso nella lista possono andare da restrizioni o proibizioni sull’acquisto delle merci cinesi alle limitazioni sugli investimenti e sui permessi di lavoro o di viaggio.

LA LISTA DEI PRODOTTI

Stando a Michael Hirson, capo della divisione Asia e Cina sudorientale dell’Eurasia group, i cinesi si concentreranno, almeno all’inizio, nell’inserire nella lista prodotti che sono in competizione con un produttore domestico, evitando invece quelle imprese che producono beni che risultano necessari all’economia di Pechino. A detta di Hirson, i primi candidatI ad entrare nella lista del ministero del commercio sono colossi come Cisco, Dell/EMC, HP, Lockheed Martin e Rockwell Collins.

IL REPORT DI EURASIA

Sempre secondo l’analista di Eurasia, meno rischi corrono società come Apple o Microsoft (per avere, scrive Hirson, “un’alta visibilità globale ed essere buoni “corporate citizens” dentro la Cina), i produttori di chip Qualcomm e Intel/AMD (che sono “importanti fornitori e hanno fatto grani sforzi per stabilire relazioni positive con il paese) e infine Boeing (che nonostante venda elicotteri a Taiwan, ha un ruolo critico nell’industria aerea cinese).

MENO RISCHI CORRONO APPLE, MICROSOFT, QUALCOMM, INTEL/AMD E BOEING

A detta di Hirson, Pechino comincerà ad agire inserendo un primo nome americano nella lista, e proseguendo poi a singhiozzo – magari nel giro di pochi giorni – come strategia per mostrare come questo strumento sia flessibile e possa essere usato in modo mirato.

Grande è la preoccupazione in casa del U.S. Business Council, preoccupato per “l’alto livello di discrezione” con cui una società americana può finire nel mirino del dipartimento del commercio cinese. Ma la cosa più preoccupante, stando sempre allo U.S. Business Council, è che le società Usa non sapranno più che pesci pigliare perché saranno schiacciate tra due regolamentazioni molto diverse tra loro, quella cinese e quella di casa propria.

La guerra commerciale tra Usa e Cina insomma continua sempre con nuove mosse e colpi di scena che non sappiamo quanto potranno continuare.

Nessun commento:

Posta un commento