L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

lunedì 14 settembre 2020

I morti da influenza 2019/20 sono scomparsi perchè il covid 19 è stato l'influenza di quest'anno. E osannare il lockdown significa esaltare la macelleria sociale conseguente

In Australia scomparsa l’influenza: ad agosto 107 casi contro 61 mila del 2019

Grazie alle misure anticontagio introdotte contro l’epidemia di coronavirus e una maggiore adesione al vaccino antinfluenzale i contagi sono contenuti

di Cristina Marrone
12 settembre 2020


L’Australia e gli altri Paesi dell’emisfero australe hanno appena concluso la stagione influenzale più leggera mai registrata: le misure messe in campo per arginare la diffusione del nuovo coronavirus hanno di fatto cancellato la consueta epidemia di influenza. Qualche giorno fa l’Organizzazione mondiale della Sanità ha diffuso i dati sulla stagione influenzale nell’emisfero australe che generalmente inizia ad aprile per concludersi in settembre. I numeri sono incredibili. In Australia nell’agosto del 2019 si sono registrati 61 mila casi di influenza confermati dai laboratori. Nello stesso periodo del 2020 i casi erano appena 107. Risultati analoghi sono stati osservati in altri Paesi quali il Sud Africa, l’Argentina, il Cile, la Nuova Zelanda e molti altri ancora. La forte riduzione dei casi è probabilmente dovuta alla decisione dell’Australia di chiudere i confini ed evitare gli assembramenti a marzo. Il 23 marzo anche pub, ristoranti, palestre, cinema e altre attività non essenziali sono state costrette a chiudere. Inoltre, pochissimi bambini frequentano la scuola da metà marzo.

Merito delle precauzioni anti Covid

«Questa è praticamente una non stagione, non abbiamo mai visto numeri come questi prima d’ora» ha dichiarato alla CNN il professor Ian Barr, docente di Microbiologia e Immunologia presso l’Università di Melbourne a commento dei dati. Secondo gli esperti è proprio l’emergenza Covid che avrebbe contribuito a limitare moltissimo la diffusione dell’influenza. Mascherine, igiene delle mani, distanziamento fisico, le classiche precauzioni anti-Covid si sono rivelate utilissime anche per limitare la diffusione dell’influenza.

Adesione al vaccino antinfluenzale

Secondo il direttore dei Centri statunitensi per il controllo e la prevenzione delle malattie (CDC) americani Robert Redfield, ad aiutare a contrastare l’influenza c’è stata anche una maggiore adesione al vaccino antinfluenzale, consigliatissimo dagli esperti anche per favorire la cosiddetta analisi differenziale. Da marzo a metà luglio di quest’anno, sono state erogate 8,8 milioni di dosi di vaccini antinfluenzali. Sono 2 milioni di dosi in più rispetto a quelle somministrate nello stesso periodo dell’anno scorso.

Cosa succederà all’emisfero Nord?

«Dove ti aspetteresti di avere stagioni influenzali – come in Cile e in Argentina – non c’è stata praticamente stagione quest’anno», ha dichiarato alla CNN il dottor Andrea Vicari, consulente per le malattie a tendenza epidemica per l’Organizzazione Panamericana della Sanità. Ora la speranza è che un simile risultato possa verificarsi anche nell’emisfero nord, dove la stagione influenzale è alle porte.

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