L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

lunedì 7 settembre 2020

I vaccini cominciano ad arrivare ma non saranno la panacea, continueremo a prenderci l'influenza e anche il covid 19 sono prodotti da virus Rna che cambiano continuamente


Posted: 06 Sep 2020 04:00 PM PDT


C’è uno slogan del Sessantotto che ha fatto tanti danni: “Tutto è politica”. Siccome dovunque l’establishment è costituito (o egemonizzato) da ex Sessantottini, questa è diventata ormai la mentalità dominante. Tutto è politica significa che tutto è propaganda. La realtà per loro non esiste e la verità cambia a seconda delle convenienze. Lo si vede in questi giorni con i vaccini anti-Covid.

Per mesi tutti, a cominciare da Onu e OMS, hanno enfatizzato il salvifico arrivo del vaccino presentato come la panacea che avrebbe risolto tutti i nostri problemi e il magnate Bill Gates sui media vestiva i panni del “messia” dei vaccini.

Ogni volta che i medici, in questi mesi, hanno scoperto farmaci che concretamente combattono il Covid e portano a guarigione, sono sorte polemiche e quei farmaci sono stati ignorati o svalutati (nonostante i risultati clinici): si pensi al protocollo messo a punto dal professor Didier Raoult, l’infettivologo direttore dell’ospedale universitario di Marsiglia. Ricordo pure – per fare un esempio italiano – la storia e i risultati delprimario del reparto di oncologia dell’ospedale di Piacenza, Luigi Cavanna.

E’ bastato che Trump invitasse a valorizzare l’idrossiclorochina per farla “scomunicare”. Così ha valorizzato il plasma iperimmune e aveva ragione. E però tutti ci hanno ripetuto per mesi che l’unica speranza era l’arrivo di un vaccino.

Poi, l’11 agosto, la notizia: “Il presidente russo Vladimir Putin ha annunciato che Mosca ha registrato il primo vaccino contro il Covid-19, sviluppato dall’istituto Gamaleya”.

Si poteva credere che quanti da mesi invitavano a sperare solo nel vaccino salvifico si sarebbero spellati le mani per gli applausi. Invece no. Mica si poteva applaudire “il cattivo” Putin…

E’ noto che la Russia – da quando è stato abbattuta la sanguinaria tirannia comunista – è diventata la bestia nera della stampa e della politica progressiste (anche di quelli che esplicitamente un tempo acclamavano i regimi comunisti). Così il vaccino di Putin è stato ridicolizzato, snobbato, accantonato con disprezzo come fosse una fake news. Addirittura lo si è ritenuto pericoloso perché non abbastanza testato.

A dire il vero Putin era stato molto sobrio in quell’annuncio d’inizio agosto: aveva spiegato che la fase 3 dei test clinici era iniziata da una settimana e che la vaccinazione sarebbe stata “assolutamente volontaria”. Aveva poi dichiarato: “So che altre istituti stanno lavorando su vaccini simili in Russia. Auguro successo a tutti gli specialisti. Dovremmo essere grati a coloro che hanno fatto questo primo passo estremamente importante per il nostro Paese e per il mondo intero”.

Putin aveva riferito che anche una delle sue figlie era fra i volontari a cui era stato somministrato il vaccino sperimentale e che stava bene: dopo la prima dose aveva avuto la febbre a 38, il giorno dopo era scesa poco sopra i 37 gradi, “poi, dopo la seconda dose, ha avuto di nuovo una leggera febbre e, dopo, tutto era a posto, si sente bene e ha un alto numero di anticorpi”.

Ma nonostante questi toni sobri e consapevoli, in occidente l’annuncio di Putin è stato seppellito dalle pernacchie e dalla dura freddezza dell’Oms. Chi si credeva di essere, Bill Gates? Il posto di salvatore dell’umanità era già stato assegnato, in anticipo, al fondatore di Microsoft. Mica poteva essere spodestato da un “cattivo” come Putin, disprezzato dall’establishment liberal.

Per un mese dunque si è fatto finta che l’annuncio di Putin fosse una bufala e il vaccino non fosse ancora stato realizzato. Poi, l’altroieri, una nuova doccia fredda. Secondo la celebre rivista scientifica “Lancet”, sembra che il vaccino russo “abbia la capacità di produrre anticorpi, senza importanti effetti collaterali”. Infatti dai primi dati scientifici risulta che c’è una risposta immunitaria in tutti i 76 volontari che sono stati coinvolti nelle fasi 1 e 2 della sperimentazione (si tratta di adulti sani tra i 18 e i 60 anni). Insomma, il vaccino russo è una cosa seria.

Che scorno… Come se non bastasse a far schiattare di rabbia certi ambienti, potrebbe entrare clamorosamente in scena anche l’altro “cattivo” della narrazione dominante: Donald Trump.

Venerdì, intervenendo in videoconferenza al Forum di Cernobbio, Hillary Clinton, dopo aver fatto un comizio per Biden, ha dichiarato masticando amaro: “Non sarei stupita che Trump prima delle elezioni si presentasse nel Giardino delle rose, davanti alla Casa Bianca, e annunciasse che l’America ha un vaccino. E’ probabile che accada”.

Naturalmente la Clinton considera questa eventualità come una pessima e cinica trovata dell’odiato Trump, ma in realtà il presidente nei mesi scorsi ha fortemente impegnato la sua amministrazione per arrivare quanto prima al vaccino. E’ uno dei suoi meriti nella lotta al Covid che ovviamente gli avversari non gli riconoscono.

Ora, in odio a Trump e Putin, gli illuminati progressisti cominceranno a fare tali distinguo da somigliare ai loro detestati avversari no-vax. Per certi ambienti servirebbe un altro vaccino: quello contro la faziosità. Ma purtroppo non esisterà mai.

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