L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

martedì 15 settembre 2020

Il Sistema mafioso massonico politico ha deciso e manda le sue bande giornalistiche per cercare di infangare, il Riformista è in prima linea


L’attacco mediatico contro il magistrato ha a che fare con il processo “Rinascita Scott”?

14 Settembre 2020


“C’è un attacco mediatico, c’è un attacco non visibile nei miei confronti soprattutto, abbastanza forte”. Così il procuratore distrettuale antimafia di Catanzaro, Nicola Gratteri ha risposto alla domanda di calabrianews se si aspetta una reazione dal “sistema” masso-mafioso di cui una parte è alla sbarra nel maxi-processo “Rinascita Scott” che sta celebrando l’udienza preliminare nel carcere di Rebibbia a Roma.
Se a questa affermazione aggiungiamo un’altra illuminata risposta di Gratteri e cioè “che le mafie si adattano ai mutamenti sociali e si nutrono del consenso popolare e, soprattutto, usano gli stessi strumenti di comunicazione che usiamo noi”, diversi interrogativi salgono alla mente.
Questo si verifica anche in Calabria abbiamo chiesto ” Si, certo” ha chiosato il magistrato.
Sarebbe interessante capire, allora, cosa si sta muovendo (o si è già mosso) dietro l’apparente staticità (societaria e organizzativa) degli organi di informazione tradizionali e online calabresi.
Sarebbe davvero molto interessante sapere a quali testate Gratteri si riferisce, a quali personaggi (tra professionisti, imprenditori, editori, avvocati e giornalisti) pensa quando afferma chiaramente di essere oggetto di un attacco mediatico.
Ma sarebbe ancora più importante capire perchè questo attacco mediatico sia stato sferrato proprio ora. Quali scopi si prefigge, a beneficio di quale parte, come si sostiene e da chi e chi sono i “collusi”?
Ora, posto che un attacco mediatico deve, gioca forza, utilizzare i mezzi di comunicazione di massa (social e organi di informazione) per arrivare a raggiungere il suo scopo, è del tutto evidente che “qualcuno” abbia o stia ancora puntando a mettere in cattiva luce Gratteri. E non perchè gli sia antipatico, ma ovviamente per l’efficacia del suo delicato lavoro. Delegittimarlo come persona si tradurrebbe, per questi strateghi della menzogna, nel gettare un’ombra sul suo operato e sulla “genuinità” delle sue inchieste.
E’ un giochino vecchio e ben conosciuto frutto, a nostro avviso, della disperazione di essersi trovati, questa volta per davvero, davanti ad un ostacolo difficilmente superabile.
A Nicola Gratteri non mancheranno, sicuramente, gli elementi certi e granitici che gli consentono di fare dichiarazioni tanto gravi. Come non manca il totale consenso dei calabresi onesti e desiderosi di vivere in una Regione normale dove si possa prosperare liberamente senza dover pietire come favore quello che ad altri italiani viene garantito per diritto: la salute, il lavoro, la sicurezza, la giustizia, l’imparzialità dell’informazione.
“Ho spalle larghe e nervi di acciaio” ci ha ripetuto Gratteri. Non abbiamo dubbi che anche in questo caso, consapevole degli “avvoltoi” che gli volano intorno, il magistrato più amato dai calabresi saprà prendere le doverose contromosse e, al contempo, individuare i mandanti dell’attacco mediatico e i loro “servili” esecutori.
Noi siamo dalla sua parte.

Maurizio De Fazio

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