L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

venerdì 18 settembre 2020

Il Sistema mafioso massonico politico istituzionalizzato crea i padroni che quando vengono scoperti fanno le vittime facendosi piccoli piccoli

Pittelli, sentenze pilotate e logge coperte: le accuse dei tre pentiti eccellenti di Salerno

I verbali shock di Petrini, Saraco e Virgiglio depositati in Rinascita-Scott. Processi per omicidio aggiustati dietro promesse (non mantenute) di soldi. L’ascesa politica nel segno della massoneria: «Prendeva ordini e avvicinava i giudici»

-16 Settembre 2020 19:51


Gli avrebbe promesso 2.500 per l’assoluzione in appello di un suo assistito. E il processo, dopo la condanna in primo grado, ebbe l’esito desiderato: ribaltamento e assoluzione. Una volta decretata la sentenza, però, il corruttore non mantenne la promessa e non saldò quanto pattuito al corrotto. È la vicenda che Marco Petrini, l’alto magistrato del distretto di Catanzaro finito in arresto grazie all’inchiesta Genesi, racconta il 5 febbraio 2020 al procuratore aggiunto di Salerno Luca Masini, al pm Vincenzo Senatore e ad un pool interforze di polizia giudiziaria che lo interrogano in carcere. Anche in questo caso, come per altre vicende corruttive delle quali si sarebbe macchiato, spiega Petrini ai magistrati campani, si sarebbe trattato di un processo per omicidio.

Il rapporto Petrini-Pittelli

Il corruttore sarebbe stato Giancarlo Pittelli. Le dichiarazioni di Petrini, reoconfesso e protagonista finora di dichiarazioni a volte riscontrate e a volte mendaci, che gli sono costate – dopo una prima scarcerazione – un nuovo arresto, sono state trasmesse dalla Procura di Salerno guidata da Giuseppe Borrelli a Catanzaro, quindi sono state depositate dal pool di Nicola Gratteri all’udienza preliminare del processo Rinascita Scott, iniziata nell’aula bunker di Rebibbia a Roma. L’ex parlamentare di Forza Italia e noto penalista invece ha ottenuto il giudizio immediato ed il processo a suo carico inizierà il prossimo 9 novembre davanti al Tribunale di Vibo Valentia.

In un successivo interrogatorio, avvenuto il 25 febbraio, Marco Petrini approfondisce il suo rapporto con il penalista catanzarese, considerato come figura di collegamento, per i suoi rapporti politici, professionali e massonici, tra il mondo delle istituzioni e quello della ’ndrangheta, in particolare con il superboss Luigi Mancuso. Con Pittelli inizialmente l’ex presidente della Corte d’Assise d’Appello di Catanzaro non aveva un buon rapporto: peraltro fu proprio un esposto di Pittelli – racconta ai pm di Salerno – all’origine di un procedimento disciplinare che lo coinvolse nel 2013.
L’omicidio di Marco Gentile

Nel corso di quest’interrogatorio precisa un dettaglio rilevantissimo, su un passaggio evidentemente coperto da omissis nel verbale precedente. Dice Petrini: «Confermo quanto riferito sul procedimento di Nicholas, in data 5 febbraio 2020, aggiungendo che all’imputato la Corte ridusse su mia proposta la pena da 18 a 12 anni. Ribadisco che io ero relatore. La somma promessami da Pittelli non mi fu poi consegnata». Si tratta di una vicenda di cronaca nera e giudiziaria che colpì molto l’opinione pubblica, l’omicidio del giovanissimo Marco Gentile, avvenuto il 24 ottobre del 2015 a Catanzaro. Fu ucciso a coltellate da Nicholas Sia. La riduzione della pena fu giustificata, dai giudici d’appello, dalla prostrazione psicologica a cui l’assassino sarebbe stato sottoposto a causa degli atti di bullismo subiti dalla vittima.

Lo stesso Pittelli avrebbe promesso soldi a Petrini anche per la revocazione di una confisca a carico di un suo cliente, Rocco Delfino, emessa dal Tribunale di Reggio Calabria. Una promessa che rimase tale, anche in ragione della mancata decisione sul provvedimento atteso.

Il sistema corruttivo

Agli atti di Rinascita Scott finisce pure un ulteriore verbale trasmesso da Salerno. A deporre è un altro l’indagato eccellente dell’inchiesta Genesi, ovvero l’avvocato Francesco Saraco, il quale – a domanda dei pm – smentisce di aver mai promesso o dato soldi ad un ufficiale della Guardia di finanza già in servizio a Catanzaro e aggiunge come fosse nota l’esistenza di un sistema corruttivo che avrebbe coinvolto a Catanzaro un giro di avvocati e magistrati. E in questo giro, a dire di Saraco, vi sarebbe stato anche Pittelli. Il giorno successivo, lo stesso indagato torna davanti ai pm e spiega come fosse di dominio pubblico la circostanza secondo cui la massoneria sia capace di condizionare il sistema forense e la giustizia.

«In generale – sostiene Saraco – ho appreso voci secondo le quali Pittelli era uno degli avvocati attraverso i quali era possibile accedere al sistema corruttivo dei magistrati». Voci, ma non è in grado, l’indagato di Salerno, di riferire fatti specifici. Sapeva, peraltro, come anche nella sua carriera politica il collega catanzarese fosse stato sostenuto dalla ’ndrangheta, ma non sa indicare quali fossero le cosche coinvolte.

Logge occulte, politica e giustizia

Il pool di Gratteri, a Rinascita Scott, deposita inoltre i verbali salernitani di Cosimo Virgiglio, l’ex venerabile mafioso divenuto collaboratore di giustizia quando nel 2009 fu arrestato nella maxioperazione della Dda di Reggio denominata Maestro. «La carriera politica dell’avvocato Pittelli – dice Virgiglio, interrogato il 12 giugno dai pm campani – fu decisa nell’ambito massonico, comprensivo del sistema parallelo, perché lo stesso era particolarmente abile nelle relazioni personali. L’avvocato Pittelli nasce come persona onesta. Tuttavia lo stesso aveva anche il compito di intrattenere rapporti con i magistrati in maniera occulta».

La sua conoscenza di queste circostanze deriva dal rapporto che Virgiglio aveva con il maestro venerabile della loggia crotonese Pitagora, Sabatino Marrazzo. L’exploit politico di Giancarlo Pittelli sarebbe da ricondurre ad un incontro a cui – dice Virgiglio – «prese parte il Grande Oriente d’Italia. Era il mese di agosto del 2004 e l’avvocato Pittelli aspirava ad essere eletto senatore». Avrebbe fatto parte di una loggia regolare ma successivamente entrò – a dire del collaboratore di giustizia – anche in logge coperte «in modo da potere, da un lato, rimanere “pulito” come esponente di logge legali, dall’altro, attraverso i legami con la massoneria occulta, avere rapporti con canali criminali».

Egli in particolare «aveva il ruolo di avvicinare i magistrati per corromperli. Preciso che Pittelli prendeva ordini dalla loggia coperta, la stessa di cui faceva parte…». Segue una lunga parte secretata dai magistrati campani.

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