L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

domenica 20 settembre 2020

La repressione negli Stati Uniti è la più alta al mondo con i suoi 40 milioni di poveri

Negli Stati Uniti nell’ultimo anno sono stati arrestati 61 giornalisti e 198 hanno subito un’aggressione. 

Benvenuti nel paese che vogliamo imitare (di A. Puccio)

-15/09/2020


Più di 40 milioni di persone in povertà, il tasso di mortalità infantile più alto tra i primi venti paesi industrializzati, il 21 per cento di povertà infantile, questi sono solo alcuni dei dati che emergono da un recente rapporto sulla situazione sociale negli Stati Uniti.
Il rapporto presentato recentemente a Ginevra durante la sessione del Consiglio dei Diritti Umani denuncia inoltre la sistematica violazione dei diritti umani delle minoranza etniche, come gli aborigeni americani, e la negazione al diritto di voto alle minoranza etniche.

Nel rapporto viene risaltata la preoccupante situazione sociale statunitense e l’attitudine da parte delle autorità a negare le evidenza dei fatti. A testimonianza di ciò il presidente statunitense Donald Trump dopo aver appreso del rapporto ha dichiarato che “è ridicolo che L’Onu analizzi la povertà negli Stati Uniti invece di analizzare la povertà nei paesi del terzo mondo”.

Negli Stati Uniti, sottolinea il rapporto, una grande parte della popolazione crede che i poveri sono poveri perché se lo meritano. Per risolvere il problema della povertà l’amministrazione Trump ha pensato bene quindi di ridurre la tassazione ai più ricchi nella logica più classica che riducendo le tasse ai ricchi si creino nuovi posti di lavoro.

Scavando più in profondità si scopre che dall’omicidio di George Floyd il 25 di maggio scorso negli Stati Uniti si sono svolte oltre 10600 manifestazioni di protesta. La Polizia è intervenuta con violenza in più di 400 arrestando circa 9000 persone, nella sola prima settimana sono stati compiuti più arresti che dall'inizio delle proteste ad Hong Kong.

Nonostante ciò la stampa statunitense e soprattutto quella internazionale non parla di repressioni o di regime, parola che invece viene riservata per definire i governi di Venezuela, Cuba, Cina e da poche settimane anche per quello bielorusso.

Negli Stati Uniti nell'ultimo anno sono stati arrestati 61 giornalisti e 198 hanno subito un’aggressione. A Portland la polizia ha aggredito una troupe giornalistica distruggendo la telecamera del report ma siccome non è accaduto in Cina o a Cuba la stampa non gli ha dato importanza. L’amministrazione Trump ha ridotto a 90 giorni il visto ai giornalisti cinesi e 60 di loro hanno dovuto lasciare il paese, ma dove si riduce la libertà di stampa è in Cina.

Inoltre per assicurare che i dati personali degli statunitensi, in nome di una supposta sicurezza nazionale, siano gestiti in modo sicuro da colossi come Facebook o Google con cui il governo degli Stati Uniti ha contratti l’amministrazione Trump ha ordinato al social network cinese Tik Tok di vendere le proprie attività a società
statunitensi.

Questi sono gli Stati Uniti, per molti la patria della democrazia, del rispetto dei diritti
umani e il paradiso della libera informazione.

Nessun commento:

Posta un commento