L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

sabato 12 settembre 2020

La Stagnazione Secolare induce gli Stati che si rifanno all'Occidente a favorire il caos organizzato per poter governare contrariamente a quello che succede in Cina i cui governanti non ne hanno bisogno anche questo scontro ideologico è parte integrante della guerra totale in atto


11 SETTEMBRE 2020

Un mondo inquieto, con scenari e archi di crisi che da tempo andavano emergendo, divenuto sempre più competitivo e in cui la pandemia di coronavirus è intervenuta ad amplificare le tensioni già esistenti, rendendo ancor più caotico il teatro globale. Questo lo scenario che gli analisti di Deutsche Bank hanno profilato in un recente report dedicato all’inizio, ritenuto imminente, della cosiddetta “età del disordine”, il mondo dopo l’arrivo del Sars-Cov-2, vero e proprio virus acceleratore che ha catalizzato le reazioni e l’evoluzione di diversi contesti problematici.

A essere a rischio è, per Db, la globalizzazione come la abbiamo sinora conosciuta, che si è dimostrata scarsamente resiliente di fronte a uno choc esogeno come la pandemia. Vero e proprio Giano bifronte, il coronavirus ha ridotto le prospettive per commercio, trasporti e mobilità esaltando al contempo il versante tecnologico del mondo globale, in una dinamica che ha accelerato una consistente concentrazione di potere verso i settori a più alto tasso di innovazione. Non hanno retto bene i trattati multilaterali, gli accordi tra Stati e le aggregazioni regionali, alla prova dei fatti della corsa alla disordinata chiusura reciproca di confini e mobilità per arginare il contagio pandemico.

Nei prossimi anni, per Db l’eredità della pandemia rischia di scontrarsi con l’evoluzione, sempre più caotica, di otto diversi scenari. La banca di Francoforte concorda, come rilevato da molti studiosi prima della pandemia, che a determinare un’inversione della globalizzazione potrebbe essere in primo luogo il deterioramento definitivo delle relazioni Usa-Cina, specie in caso di definitivo spostamento degli equilibri economici dagli States ad oltre Pacifico e di incentivazione di una nascente “rivalità di interessi e di culture”. In secondo luogo, sarà da valutare la tenuta economica dell’Europa, che si è dimostrata molto spesso in difficoltà nel reagire con forza alla diffusione del contagio pandemico ed economico.

Cosa potrebbe rendere problematico il futuro dell’Unione Europea? Db segnala di conseguenza il terzo e il quarto punto, ovvero, da un lato, il rischio di un’esplosione incontrollata del debito pubblico per finanziare i bail-out delle imprese in crisi e le manovre di helicopter money e, dall’altro, le problematiche riguardanti il futuro dell’inflazione, che senza stimoli verso una crescita moderata rischia di precipitare in deflazione, condizione riscontrabile in ogni era di declino economico.

Gli ultimi quattro punti segnalati dagli analisti di Db sono di rilevanza politica, economica e sociale: il rischio di una nuova fase di elevate disuguaglianze e endemica povertà; l’ampliamento del divario intergenerazionale, la battaglia per la difesa dell’ambiente e l’individuazione dei limiti della rivoluzione tecnologica tra opportunità reali e rischi di bolle finanziarie e borsistiche.

Interessante come Db parli dell’inizio di un nuovo “superciclo strutturale” vincolato a una fase di grande animosità nelle relazioni internazionali e di grande incertezza e volatilità negli affari economici che fungerà da punto di riferimento per tutto ciò che riguarda il comparto produttivo e il settore finanziario. Torna alla mente ciò che scriveva nel 1925 l’economista russo Nikolaj Kondratiev nel suo saggio I maggiori cicli economici (1925), in cui l’autore sottolineava l’intrinseca vulnerabilità del sistema capitalista globale a fasi di forte volatilità e incertezza al termine di analoghe fasi di espansione economica, nonché il fisiologico riproporsi di gravi perturbazioni sistemiche in momenti di rottura per l’economia e il contesto internazionale.

Kondratiev ipotizzava, storicamente, cicli di 50-70 anni in assenza di grandi strappi traumatici, che dal Novecento ad oggi si sono fatti sempre più frequenti: dal 1925 in avanti abbiamo avuto la crisi del 1929, la seconda guerra mondiale, la crisi petrolifera degli Anni Settanta, il biennio nero della finanza mondiale tra il 1998 e il 2000, segnato dal tracollo di economie emergenti e bolla tecnologica, la crisi dei subprime, la Grande Recessione e ora la pandemia: segno di una crescente inquietudine sistemica di cui il grande disordine globale è manifestazione concreta. Le contraddizioni del mondo e della sua economia sempre più slegata tra comparto finanziario e mondo reale sono state portate alla luce e rese manifeste da un filettino di Rna a alta contagiosità, che ha imposto importanti riflessioni sul futuro della globalizzazione e del sistema di governance globale attualmente vigente. L’età del disordine, in fin dei conti, era tra noi da molto tempo: il Covid-19 ci ha solo imposto di scendere a patti con la realtà.

Nessun commento:

Posta un commento