L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

domenica 20 settembre 2020

ma l'albero della storia è sempre verde

PUNTI DI VISTA, PUBBLICATO: 18 SETTEMBRE 13:00

È il virus C l'innesco di un nuovo ordine mondiale economico?

DI FRANCESCO SIMONCELLI
PUBBLICATO: 18 SETTEMBRE 13:00

Ricordo quando dicevano che "tutto è cambiato dopo l'11 settembre". È così, ma certamente non in meglio e penso che siamo tutti d'accordo su questo punto.


Ricordo quando dicevano che "tutto è cambiato dopo l'11 settembre". È così, ma certamente non in meglio e penso che siamo tutti d'accordo su questo punto. Ricordo come tutti abbiano rinunciato ai propri diritti e agli aspetti chiave della democrazia, tutto in nome del "tenerci al sicuro".

All'epoca le decisioni che hanno cambiato il mondo vennero prese in reazione ad una minaccia esagerata, con l'adozione di leggi e "misure di emergenza" radicali. Di solito non scaturisce nulla di buono quando un governo prende decisioni e formula politiche permanenti, sospende costituzioni e diritti, imponendo il tutto ad una popolazione in preda al terrore.

A gennaio, come un leviatano emerso dai titani Oceano e Ceto dell'antica Grecia, è nata l'epidemia globale di coronavirus. Come l'11 settembre, è stato un evento dirompente, ma questa volta su una scala inimmaginabile. Indipendentemente dal fatto che si creda o meno che si tratti di un agente patogeno naturale o di ingegneria biologica, è fuori discussione che questa "crisi'' è e sarà usata per promuovere un'agenda globalista su più fronti, probabilmente caratterizzata da guerre tra le grandi potenze.

L'uomo moderno sta ora entrando in regni di distopia solo immaginati prima da artisti del calibro di Aldous Huxley, George Orwell e Philip K. Dick. Ciò che rende tutto questo difficile per così tanti è che l'improvvisa transizione è stata praticamente istantanea, lasciando le persone in uno stato di smarrimento, a chiedersi cosa fosse appena successo alla loro vecchia vita.

Non importa da che parte vada questa situazione, è quasi certo che la vita non sarà più la stessa.

Crisi sanitaria

Ormai dovremmo avere familiarità con la storia: un nuovo coronavirus, scientificamente noto come SARS-CoV-2, o COVID-19, si è fatto strada in tutto il pianeta, infettando milioni di persone e facendo registrare oltre 100.000 morti (al momento in cui viene scritto questo pezzo) in 180 Paesi. Le vittime di questo focolaio sono le persone anziane di età superiore ai 70 anni e le persone in cure palliative, la maggior parte delle quali soffre di condizioni mediche gravi e croniche.

Questo è un evento dirompente su una scala che il mondo moderno non ha mai visto prima. Lo shock e lo stupore sono iniziati nel momento in cui le cose sono iniziate ad andar male nella città cinese di Wuhan, nella provincia di Hubei. La poplazione globale è stato inondata di immagini di autorità cinesi che indossavano tute biologiche, sanificavano l'esterno degli edifici e si mettevano in quarantena nei loro appartamenti. Quindi venne avviato un programma in stile medievale, approvato dallo stato, che i media ed i politici occidentali hanno chiamato "lockdown", un termine preso in prestito dal complesso industriale delle prigioni.

Wuhan è stato uno spettacolo indimenticabile che ha avuto un certo impatto sulla psiche dell'Occidente, tanto che quando il coronavirus è arrivato sulle coste europee e nordamericane, la popolazione era talmente condizionata da aspettarsi una risposta in stile cinese dai propri governi. Non sorprende che questo sia esattamente ciò che ha ottenuto e, infatti, era ciò che chiedeva.

Il 12 marzo il primo ministro britannico Boris Johnson ha convocato una conferenza stampa di emergenza durante la quale è salito sul podio, affiancato dai suoi due principali consiglieri scientifici, Sir Patrick Vallace e Chris Whitty, per spiegare il piano d'azione del governo incentrato sul concetto epidemiologico comunemente noto di "immunità collettiva". La loro strategia era familiare, perché è stata l'ortodossia nella moderna epidemiologia: consentire ad un virus di attraversare circa il 60-80% della popolazione e svilupparne l'immunità, estinguendolo naturalmente in una sola stagione.

Ma Johnson ha commesso l'errore di sovrastimare grossolanamente il tasso di mortalità, una stima che avrebbe lasciato il Paese con circa 52 milioni di infetti e 500.000 vittime. Certo, col senno di poi, questi numeri erano pura finzione, ma all'epoca tutti erano così terrorizzati che credevano agli "esperti". Tuttavia l'approccio dell'immunità collettiva era più o meno identico all'approccio "senza lockdown" adottato da altri Paesi europei, come Svezia e Islanda, nonché Bielorussia, Messico e Giappone. Ciò avrebbe comportato test su campioni casuali a livello nazionale e per coloro che presentavano sintomi. Agli anziani e alle persone vulnerabili sarebbe stato detto di isolarsi per un certo periodo di tempo, mentre venivano condotti gli studi.

Il "Piano A" non è durato a lungo. Il 24 marzo Johnson è andato sulla TV nazionale, questa volta senza il suo team scientifico, per annunciare un lockdown a livello nazionale, un arresto effettivo della società e della maggior parte dell'economia del Paese. Il Regno Unito stava ora seguendo gli altri membri della NATO, Francia, Italia, Spagna, ecc., che avevano già imposto blocchi nazionali draconiani, comprese nuove e rigorose linee guida di "distanziamento sociale" che impedivano alle persone di riunirsi.

Sembrava che l'improvvisa svolta a 180° di Johnson fosse stata in parte provocata da una relazione allarmistica pubblicata da uno dei team di "esperti" governativi dell'Imperial College di Londra, guidato dal controverso Neil Ferguson, che in precedenza era stato responsabile della crisi "Foot and Mouth" nel 2001, una debacle che si è conclusa con l'abbattimento non necessario di circa sei milioni di capi di bestiame in Gran Bretagna.

A questo giro Ferguson e il suo team, con la loro magia di modellazione, sono arrivati a dire che ci sarebbero stati circa mezzo milione di morti per coronavirus se il governo non avesse implementato "un allontanamento sociale intenso e altri interventi ora in atto".

Sebbene la cifra fosse completamente fittizia, i media se ne sono impadroniti, così come i funzionari governativi, e hanno alimentato paura e panico. Spaventata e insicura, la popolazione ha accettato le misure autoritarie, ma il governo britannico non ha mai dato una data di fine alla quarantena; a discrezione della confraternita scientifica del governo inglese.

Una volta che questa bolla di paura era stata sufficientemente gonfiata, un blocco in stile medievale era diventato realtà in numerosi Paesi, tra cui Australia e Nuova Zelanda. L'impatto di una quarantena nazionale completa è ancora sconosciuto, ma sta già diventando chiaro che sarà a dir poco catastrofico per quei Paesi che hanno accettato l'autodistruzione volontaria delle loro economie e la sospensione indefinita della democrazia.

Vale la pena di notare che questa non è la prima volta che le Nazioni Unite, l'Organizzazione mondiale della sanità (OMS) e l'Imperial College hanno provato ad evocare un panico globale per un virus influenzale. Nel 2005 l'ONU lanciava moniti riguardo il virus dell'influenza aviaria H5N1, il quale "avrebbe potuto causare morti tra i cinque ed i 150 milioni di persone". Anche allora i funzionari governativi si rivolsero al profeta di sventura dell'Imperial, Neil Ferguson, il quale se ne uscì con un bilancio delle vittime completamente immaginario di 200 milioni di persone. La sua equazione matematica a livello di scuola superiore era mozzafiato nella sua eccessiva semplicità:

"Circa 40 milioni di persone sono morte nell'epidemia di influenza spagnola nel 1918", ha detto il prof. Ferguson. "Ci sono sei volte più persone sul pianeta ora, quindi potreste scalare fino a circa 200 milioni di persone probabilmente".

Quella previsione portò all'abbattimento di decine di milioni di uccelli nel Sud-est asiatico, ma la pandemia non si è mai realmente materializzata. Alla fine le vittime umane erano state un centinaio in tutto il mondo. Fu sostanzialmente un non evento.

Numeri insignificanti simili hanno seguito l'hype globale sull'influenza suina H1N1 nel 2009. Grazie al lavoro della giornalista investigativa, Sharyl Attkisson, il Center for Disease Control (CDC) negli Stati Uniti è stato sorpreso a gonfiare eccessivamente il numero dei casi; una mossa fraudolenta che ha avuto gravi implicazioni per la politica del governo e ha alimentato una paura pubblica infondata.

Con il COVID-19, il complesso medico/industriale globalista, guidato dall'OMS, sperava di ripetere le precedenti campagne di pubbliche relazioni proponendo il nuovo coronavirus come la nuova influenza spagnola. Questa volta hanno avuto un'opportunità straordinaria grazie alla Cina, che ha dato vita ad un'incredibile performance mediatica e "dimostrazione di forza" nel mese di gennaio "bloccando" Wuhan, ispirando i leader occidentali e altri a provare lo stesso approccio.

Tuttavia i risultati si sono rivelati economicamente disastrosi per i Paesi occidentali "bloccati" (ed è quello che volevano distruzione della O F F E R T A  distruzione delle aziende).

Crollo economico

Tutto ciò è certo che avrebbe innescato una recessione globale contrassegnata da almeno 12 mesi di crescita negativa, con ripercussioni economiche e sociali mai viste prima. La decisione di Paesi come Regno Unito, Francia, Italia, Canada, Australia, Nuova Zelanda e Stati Uniti di far implodere volontariamente le loro economie e porre la maggior parte delle loro popolazioni agli arresti domiciliari, avrà un impatto duraturo non solo sulle economie nazionali ma anche sull'economia globale per gli anni a venire.

In termini di scala, i danni causati ai mercati e all'industria hanno già superato la crisi finanziaria del 2008 e non c'è fine in vista.

Per "combattere il coronavirus" i vari governi hanno distrutto le loro economie reali e le hanno sostituite con finanziamenti statali destinati a ciascuna sezione dell'economia. Questa trasformazione di emergenza è la stessa di una mobilitazione di un'economia in tempo di guerra, con una forte attenzione al complesso industriale, medico e farmaceutico, alle forze armate e ai partner aziendali selezionati con cura dallo stato. Questa dura fusione di interessi statali e aziendali è il classico corporativismo o fascismo. In tale ambiente brutale e limitato, queste sono alcune delle poche istituzioni abbastanza forti da rimanere vitali.

L'effetto netto di inserire immediatamente milioni di lavoratori nel welfare statale e di spingere centinaia di migliaia di piccole e medie imprese (PMI) al fallimento sarà il più grande consolidamento e trasferimento di ricchezza nella storia moderna. Quelli con abbastanza capitale da uscire dalla crisi saranno in grado di acquistare società, e persino interi settori, a pochi centesimi. Monopoli come Amazon, Google e giganti delle telecomunicazioni consolideranno e solidificheranno le loro quote di mercato, mentre i concorrenti moriranno gradualmente. Gli appaltatori precedentemente indipendenti dipenderanno dall'assistenza dello stato, sovvenzioni e prestiti di "soccorso". Le grandi società avranno gli stati che copriranno il costo dei loro libri paga per tutta la durata della crisi.

Non vi è alcun modello economico valido per giustificare la stampa di somme di denaro record da coprire l'enorme costo dei lockdown. Per un Paese ricco come gli Stati Uniti, la Federal Reserve andrà in modalità overdrive, creando migliaia di miliardi di dollari per i vari "piani di stimolo" e salvataggi. La FED di New York sta ora pompando migliaia di miliardi di nuovi dollari nelle banche, oltre a prestiti "ponte" direttamente alle imprese. Questo non è mai successo prima. Gli Stati Uniti stanno anche acquistando quantità senza precedenti di azioni societarie per mantenere a galla Wall Street. Con questi livelli di quantitative easing, ci sono rischi di iperinflazione e altri problemi sistemici come prezzi del cibo più elevati a causa della carenza di approvvigionamento e salari stagnanti a causa di sovrabbondanze nel mercato del lavoro sulla scia delle politiche economiche interne. Il risultato finale di tutti questi salvataggi (se mai finiranno) sarà esattamente come per qualsiasi guerra nella storia: un rapido trasferimento di potere, controllo e proprietà allo stato e al cartello delle banche centrali.

Per gli individui e le famiglie, questo significa che i loro risparmi verranno spazzati via, la loro proprietà crollerà di valore e le loro prospettive future si indeboliranno, almeno nel breve e medio termine, e non avranno altra scelta che indebitarsi per sopravvivere.

Prima di questa crisi abbiamo visto il più grande divario di ricchezza nella storia moderna dalla Gilded Age (1870-1900), con l'1% più ricco che ora possiede più della metà della ricchezza mondiale. Dopo la prima fase di questa crisi, suddetto divario potrebbe raddoppiare o addirittura triplicare. Con le PMI spazzate via, gli unici posti di lavoro disponibili saranno nello stato o con una manciata di mega-società.

Come spesso accade dopo una guerra, è probabile che i Paesi sviluppati e in via di sviluppo diventino dipendenti dalle linee di credito del Fondo Monetario Internazionale (FMI) o degli stessi Stati Uniti, che disporranno di molti dollari e buoni del Tesoro statunitensi in vendita o in prestito a tassi d'interesse prossimi allo zero percento.

La chiusura delle compagnie aeree mondiali, insieme alla biosicurezza e alla stagnazione finanziaria che colpirà alcune sezioni del commercio globale, danneggerà gravemente il sistema dominante della globalizzazione. Ciò senza dubbio incoraggerà i blocchi commerciali regionali già esistenti, come l'ASEAN nel Sud-est asiatico e l'Unione africana, facendo leva sui loro interessi per creare reti commerciali più regionalizzate e resilienti. Poiché il commercio fisico e le relazioni sono codificate a livello regionale, la globalizzazione aumenterà nella sfera digitale online e con il commercio elettronico internazionale, l'apprendimento online e il social networking.

Con una massiccia recessione economica segnata da livelli record di disoccupazione e debito, la de-globalizzazione di rotte precedentemente aperte e scarsità delle risorse, il tutto sotto un ampio mantello di insicurezza biologica, il suolo è fertile per uno smantellamento definitivo della democrazia e un aumento dei regimi fascio-comunisti, in particolare in Occidente. La tendenza andava già in questa direzione prima della crisi, ma ora non farà che accelerare.

Dal punto di vista storico, la scena è ora pronta per un'altra guerra mondiale in cui il vincitore stabilirà l'agenda per un "nuovo ordine mondiale" nel XXI secolo.

Dominio a spettro completo: un piede nella guerra mondiale

Proprio come nel 1914 e all'inizio della prima guerra mondiale, il 2020 sarà un importante punto di svolta per l'inizio del XXI secolo e dovrebbe essere visto come un preludio tangibile ad una nuova guerra mondiale. Ci sono una serie di ragioni per cui questo è un esito probabile.

È vero che si possono attuare più cambiamenti in due anni di guerra che in vent'anni di pace. Nel caso della crisi del Covid, quei due anni sono stati ridotti a due mesi. Attualmente gli eventi vengono inquadrati dalle potenze occidentali come la "lotta globale contro un nemico invisibile", ma la crisi Covid ha creato una serie di nuovi paradigmi, alcuni dei quali sono i classici precursori di una guerra. Il primo e più ovvio è il fatto che praticamente dall'oggi al domani i Paesi occidentali, in particolare Stati Uniti, Regno Unito e Francia, hanno mobilitato tutti gli aspetti della loro economia e ristrutturato la società per riflettere sia un'economia di guerra che uno stato di legge marziale.

I Paesi del blocco occidentale sono ora pronti ad una lunga guerra, se necessario.

La minaccia di un agente biologico presenta alcuni problemi per un esercito a livello globale come quello americano. Gli Stati Uniti hanno già dovuto annullare le principali esercitazioni NATO in Europa e ritirare parte della loro flotta navale a causa del coronavirus e dei timori di infettare un gran numero di personale militare. Altri Paesi potrebbero avere problemi simili. In questo senso, la malattia ha gravemente rallentato i combattimenti in tutto il mondo, uno dei benefici più inaspettati, sebbene graditi, della crisi.

La prima scelta ovvia delle potenze occidentali per istigare una guerra calda o fredda è la Cina, insieme ai suoi alleati. Quando il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, si riferisce al COVID-19 come "il virus cinese", sta segnalando alla sua base elettorale e ai falchi della guerra nel Partito Repubblicano che la Casa Bianca sta preparando uno scontro. La retorica anti-cinese e la propaganda mediatica sono aumentate notevolmente negli Stati Uniti dall'inizio della crisi sanitaria, con molti americani, in particolare la destra, che ora incolpano i cinesi per aver rilasciato questa pestilenza nel mondo.

Dopo qualche altro mese di distruzione economica, malessere sociale e un numero crescente di morti negli Stati Uniti, i nuovi ranghi di disoccupati chiederanno un capro espiatorio per le loro terribili sofferenze, momento in cui una guerra con la Cina potrebbe diventare più praticabile per Washington. Ciò potrebbe assumere la forma di una guerra on-off, caldo-freddo, della durata di 30 o 40 anni, e attirerà altre grandi potenze usando campi di battaglia in Paesi terzi.

Per l'impero statunitense, un obiettivo primario nel confronto con la Cina sarebbe quello di interrompere e possibilmente far deragliare l'infrastruttura storica di Pechino e lo sviluppo economico noto come Belt and Road Initiative, progettata per collegare l'Europa con l'Asia lungo varie rotte via terra e mare. In caso di successo, il centro di gravità globale si sposterà dagli Stati Uniti verso l'Eurasia. In caso di depressione globale, gli Stati Uniti saranno geopoliticamente ben posizionati per resistere alla tempesta poiché hanno il controllo sia degli oceani Atlantico e Pacifico. La Belt and Road della Cina potrebbe ribaltare i piani di Washington, dominando tutti i mercati globali durante questa nuova epoca tumultuosa.

In un certo senso, la crisi ha interrotto l'emergere di un nuovo mondo multipolare, ma l'imperativo del multipolarismo potrebbe anche essere spinto dalla de-globalizzazione economica e dal fatto che gli Stati Uniti continueranno a ritirare le proprie risorse militari da avamposti come il Medio Oriente. Qualsiasi ritiro degli Stati Uniti dalla scena mondiale sarà riempito da altre potenze emergenti come Russia, India, Turchia e forse Giappone. Molte di queste potenze emergenti richiedono risorse e materiali, quindi la corsa per stabilire rotte commerciali in Africa sarà una caratteristica post-crisi sanitaria.

Questa crisi fornisce anche una comoda copertura per il lancio delle reti 5G in tutto il mondo, la spina dorsale di un nuovo stato di sorveglianza globale in grado di monitorare e registrare tutto in tempo reale.

Una sanità mondiale e legge marziale sanitaria

L'attuale "stato di guerra" si estende a livello internazionale, con restrizioni ai viaggi già in vigore. Sembra esserci una rapida spinta ad istituire un sistema globale semplificato di tracciamento digitale obbligatorio, implementato sotto gli auspici della "salute globale" e guidato dall'Organizzazione mondiale della sanità (OMS). A loro si uniscono i governi partecipanti e le società transnazionali che implementeranno questi nuovi sistemi di "sorveglianza sanitaria".

La vera domanda che rimane senza risposta è: cosa accadrà una volta che tutte le misure di "lockdown" saranno allentate e i viaggi aerei internazionali ripartiranno a pieno regime?

Ci sono già voci provenienti da governi e organizzazioni che chiedono ai cittadini di superare una qualche forma di "test di immunità" affinché venga concessa loro la libertà di movimento all'interno della società, portando un "passaporto di immunità" o un certificato digitale memorizzato su un microchip o uno smartphone.

Ciò si combina con la rapida spinta verso una società senza contanti. A causa dei timori del contagio, la cartamoneta e le monete vengono stigmatizzate come "sporche" e molti punti vendita si rifiutano di accettarli. Una volta adottato questo sistema a livello nazionale, ne consegue che queste stesse restrizioni verranno estese ai viaggiatori internazionali. Inutile dire che questo avrà gravi implicazioni per la libertà personale e la privacy.

Se consentito, questo nuovo regime biologico diventerà per la popolazione un governo mondiale de facto. Il fondatore di Microsoft, Bill Gates (patrimonio netto di $97,8 miliardi), ha chiesto un sistema nazionale di tracciamento dei vaccini negli Stati Uniti, finanziato in parte da circa $100 milioni di dollari che lui e la moglie hanno donato per combattere il coronavirus. Gates ha già investito pesantemente nella ricerca, sviluppo e produzione di vaccini e, con sua moglie, sono un motore primario nella proliferazione di questi farmaci a livello globale. Gates dice che sosterrà l'investimento per sette nuove fabbriche di vaccini in tutto il mondo, e come ha detto al presentatore del Daily Show, Trevor Noah: "Finché non avremo vaccinato tutto il mondo".

"L'unica cosa che ci consentirà davvero di tornare completamente alla normalità e di sentirci bene seduti negli stadi con molte altre persone, è creare un vaccino e non solo prenderci cura del nostro Paese, ma portarlo alla popolazione mondiale", ha detto Gates.

Da oligarchi come Gates, multinazionali farmaceutiche ed ufficiali governativi, l'avvertimento è chiaro: non vi sarà permesso riprendere la "vita normale" finché non accettate il vaccino. E non aspettatevi che l'elenco delle nuove vaccinazioni richieste finisca con il nuovo coronavirus. Una volta stabilito questo primo precedente, i Paesi dipendenti dai viaggi e dal commercio internazionali saranno costretti ad adottare il quadro normativo di questo nuovo complesso di "sanità unica mondiale". Viene quindi tracciata la strada per un flusso costante di requisiti per "combattere" varie epidemie e "minacce biologiche", siano esse esagerate o meno.

E non dimentichiamoci di dichiarazioni autoritarie fatte da zar auto-nominati, come il dottor Michael Ryan direttore esecutivo dell'OMS, il quale di recente ha detto che i membri delle famiglie potrebbero essere prelevati dalle loro case con la forza. "La trasmissione che sta avvenendo attualmente in molti Paesi, sta avvenendo a livello familiare [...]. In un certo senso, la trasmissione è stata tolta dalle strade e respinta nelle unità familiari. Ora dobbiamo andare a vedere le famiglie per trovare quelle persone che potrebbero essere malate ed isolarle in modo sicuro e dignitoso", ha detto Ryan.

L'ovvio pericolo qui è che questo nuovo regime statale-corporativo discriminerà ed emarginerà i cittadini sulla base dei loro registri di immunità, richiedendo loro di inocularsi un nuovo vaccino per ricevere diritti e privilegi. Questa sarebbe una completa abrogazione della libertà personale e dei diritti umani, riportando indietro l'orologio di centinaia di anni. Il tutto basato su ciò che molti importanti medici ed epidemiologi concordano non è più una minaccia significativa per la salute pubblica, in termini di infezioni e decessi, rispetto ad una qualsiasi influenza stagionale.

Un Green New Deal targato COVID?

Uno dei principali beneficiari di una chiusura globale è stata la lobby del cambiamento climatico.

Chiudendo con la forza milioni di aziende e ritirando decine di milioni di auto dalla strada e costringendo a terra le compagnie aeree mondiali, la crisi ha fornito alla giovane Greta Thunberg le prove di cui lei e i suoi sostenitori avevano bisogno per dimostrare le virtù di un mondo a zero emissioni di carbonio.

Ciò accelererà anche l'adozione di un cosiddetto "Green New Deal" a livello internazionale, che potrebbe avere meno a che fare con il salvataggio dell'ambiente o il "cambiamento del clima" e più con la creazione di una nuova bolla finanziaria globale basata sul mercificazione e finanziarizzazione dell'ecosfera terrestre. Si tratta essenzialmente di un nuovo mercato monetario, obbligazionario e dei derivati ​​"in salsa green".

Greta non è apparsa dal nulla nel 2018. Lei e chi la gestisce sono stati incaricati di una missione, e ora sono molto vicini alla realizzazione della loro agenda, la quale combacia anche con gli obiettivi dell'Agenda 2030 delle Nazioni Unite.

Chi vince: globalismo o nazionalismo?

Un altro sottoprodotto inaspettato di questa crisi è stato il fatto che un certo numero di stati membri dell'Unione Europea ha tirato per la giacchetta Bruxelles per non aver reagito abbastanza velocemente e per non aver rilasciato fondi sufficienti per le istituzioni pubbliche e le imprese in difficoltà. Di conseguenza Paesi come l'Italia e la Polonia stanno esercitando pressioni sulla risposta relativamente debole e inefficace di Bruxelles.

Allo stesso tempo, questa nuova griglia di controllo globale si presta all'implementazione di una struttura di governo mondiale da utilizzare per regolare e giudicare i problemi, nonché per gestire i futuri "focolai". Alla fine di marzo l'ex-premier britannico e cancelliere, Gordon Brown, ha chiesto ai leader mondiali di creare un ente governativo globale provvisorio al fine di affrontare l'epidemia di coronavirus e gestire il collasso economico globale.

Quali che fossero le agende geopolitiche e di ingegneria sociale già in atto prima della crisi, potete star certo che il coronavirus ne ha accelerate molte.

In termini di prese di potere, questa è l'incarnazione del motto "mai lasciare che una buona crisi vada sprecata".

Oh, e non dimenticate: è tutto fatto solo ed esclusivamente per il vostro bene. 

Di Patrick Henningsen

Traduzione di Francesco Simoncelli

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