L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

mercoledì 16 settembre 2020

Magistrati malati - non è la prima volta che i Tribunali di Catanzaro, stranamente favoriscono la 'ndrangheta

Imponimento, il Riesame annulla l’ordinanza per il boss Domenico Bonavota

14 Settembre 2020


Il Tribunale del Riesame di Catanzaro ha annullato l’ordinanza emessa dal gip distrettuale nei confronti di Domenico Bonavota (difeso dagli avvocati Vincenzo Gennaro e Nicola Cantafora) nell’ambito dell’inchiesta “Imponimento” contro il clan Anello di Filadelfia. Il 41enne, ritenuto il capo dell’ala militare dell’omonima famiglia di ‘ndrangheta operante a Sant’Onofrio, è accusato di estorsione aggravata dal metodo mafioso. Venute meno le esigenze cautelari, Bonavota resta indagato ma non a piede libero.

Condannato all’ergastolo nel processo “Conquista”

Il presunto boss di Sant’Onofrio rimane in carcere dove si trova detenuto dallo scorso 6 agosto quando i carabinieri del Nucleo investigativo di Vibo Valentia, diretti dal maggiore Valerio Palmieri e dal capitano Alessandro Bui, hanno messo fine alla sua latitanza catturandolo nel centro abitato del suo “feudo” da dove non si era mai spostato. Era ricercato dal novembre del 2018 perché condannato in primo grado all’ergastolo, insieme al fratelli Pasquale (ancora latitante) e Nicola, nel processo scaturito dall’operazione “Conquista” per l’omicidio di Domenico Dileo, avvenuto a Sant’Onofrio nel luglio del 2004.

Tra gli imputati principali di “Rinascita Scott”

Su di lui pende anche un’altra ordinanza, quella emessa dal gip distrettuale di Catanzaro nel dicembre del 2019 e meglio conosciuta con il nome in codice di “Rinascita Scott”. Tra i 452 imputati per i quali la Dda di Catanzaro ha chiesto il processo c’è anche lui, accusato di una sfilza di reati tra i quali quello di associazione mafiosa. L’udienza preliminare nel carcere di Rebibbia è iniziata venerdì scorso e Domenico Bonavota è tra gli imputati principali perché considerato uno dei “mammasantissima” della ‘ndrangheta vibonese. (mi.fa.)

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