L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

lunedì 7 settembre 2020

Nessuno accordo tra Euroimbecilandia e la Gran Bretagna

Brexit: cos’è il no-deal?

7 Settembre 2020 - 07:39 

Brexit: cos’è il no-deal, qual è il significato del termine e perché le sue conseguenze spaventano così tanto? Una guida


Brexit: cos’è il no-deal e qual è il significato del termine che sta continuando a far tremare Regno Unito e Unione europea?

Le domande sono sorte nel momento in cui le parti hanno dato il via ai negoziati sul divorzio, i quali si sono rivelati più difficili del previsto a causa di questioni particolarmente spinose.

Nella primavera del 2019 le ripetute bocciature dell’intesa sulla Brexit e le crescenti pressioni interne hanno portato Theresa May a dimettersi da primo ministro imponendo ai più scettici di rispolverare lo spettro del no-deal.

La palla è passata allora a Boris Johnson, che dopo le elezioni di dicembre 2019 è tornato al potere più forte che mai ed è riuscito a concretizzare la Brexit il 31 gennaio del 2020. Il no-deal però non è stato messo da parte, ma ha soltanto cambiato significato.

L’accordo politico raggiunto a inizio anno ha infatti aperto le porte a una fase di transizione entro la quale le parti dovranno trovare un accordo di natura commerciale. Le difficoltà emerse in tal senso hanno portato nuovamente a temere il discusso no-deal.

Ma cos’è, qual è il vero significato del termine e quali potrebbero essere le sue conseguenze?
Cos’è il no-deal: significato

Letteralmente il termine può essere tradotto come «nessun accordo». In generale potremmo dunque definire il no-deal come una Brexit senza intese tra Regno Unito e Unione europea.

L’ipotesi nella sua accezione più ampia è iniziata a circolare non appena i negoziati tra le parti hanno incontrato i primi ostacoli. Poi quando a gennaio 2020 il divorzio si è concretizzato, il no-deal ha assunto un significato più ristretto.

Il 1° febbraio scorso è iniziato ufficialmente un periodo di transizione nel quale Regno Unito e UE dovranno trovare un accordo di natura commerciale. Se l’intesa non sarà raggiunta entro la fine dell’anno si concretizzerà lo scenario del no-deal che avrà diverse conseguenze per entrambe le parti.
Quali conseguenze?

Oltre ad essersi interrogato sul “cos’è il no-deal” il mercato si è anche chiesto quali potrebbero essere i suoi effetti. In generale, l’uscita del Regno Unito dall’UE senza un accordo avrebbe imponenti conseguenze per entrambe le parti.

I rapporti tra Londra e Bruxelles inizierebbero ad essere assoggettati alle regole dell’Organizzazione Mondiale del Commercio (WTO) cosa che determinerebbe l’introduzione di nuovi dazi, tariffe e controlli doganali.

Uno scenario negativo per entrambe le economie, messe duramente alla prova dall’emergenza coronavirus, che imporrà ai rispettivi PIL di archiviare il 2020 con forti flessioni.

Quel che è chiaro è che per il suo stesso significato, il no-deal aprirebbe le porte ad un periodo di profonde differenze rispetto all’epoca attuale. Non sarà facile trovare un accordo visto che quest’ultimo dovrà ottenere il via libera di tutti gli Stati membri.

A chi si chiede oggi cos’è il no-deal e quali potrebbero essere le sue conseguenze, insomma, potremmo rispondere definendolo uno scenario particolarmente impegnativo per entrambe le parti. Con esso, i rapporti UK-UE verrebbero radicalmente modificati.

Nessun commento:

Posta un commento