L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

sabato 19 settembre 2020

NO - ci hanno provato con quel cuor di leone di Renzi e ora ci riprovano con quel falso ideologico del M5S, picconare la Costituzione con lo scopo è eliminare diritti sociali

Sapelli sul referendum: “Non voto ma sostengo il NO”

17 Settembre 2020, 7:15 | di Franco Locatelli 

INTERVISTA A GIULIO SAPELLI, storico dell’economia e intellettuale controcorrente – “Non si riforma la politica con la semplicistica scorciatoia del taglio dei parlamentari. Il referendum avrà effetti sia sui Cinque Stelle che sul Pd. Il NO di Giorgetti non mi sorprende”


Brillante storico dell’economia e intellettuale controcorrente che ha insegnato nelle università di mezzo mondo e sfiorato per una notte l’incarico di Presidente del Consiglio, da Giulio Sapelli non si sa mai cosa aspettarsi. Si possono condividere o no le sue idee ma bisogna riconoscere che non sono mai banali e che spesso sono spiazzanti. Così è anche sul referendum costituzionale del 20 e 21 settembre sul taglio del numero dei parlamentari. Sapelli, come fa ormai da molti anni, non andrà votare (“per dissenso democratico” precisa) ma sostiene convintamente il NO. Il perché lo spiega in questa intervista a FIRSTonline.

Professor Sapelli, domenica o lunedi andrà a votare al referendum sul taglio dei parlamentari? 

“No, non andrò a votare. E’ da molti anni che non voto più: precisamente da quando un partito storico della democrazia italiana è finito in mano a dirigenti incapaci come Occhetto e i suoi successori. Da allora sono diventato un astensionista convinto in segno di protesta verso l’inadeguatezza della classe politica dirigente”.

Al di là delle motivazioni, il suo astensionismo non corre il rischio di sostenere il “tanto peggio, tanto meglio”? 

“Assolutamente no. In democrazie solide come quella americana e quella francese c’è un’ampia parte dell’elettorato che non vota. E io faccio lo stesso, non per anomia o qualunquismo ma come segnale di dissenso democratico. Del resto non mi ha mai convinto l’appello di Montanelli a votare turandomi il naso e allora mi astengo. Però…”.

Però? 

“Però se votassi al referendum, voterei convintamente NO come incoraggiamento al miglioramento della classe politica, che da parte del fronte del NO richiederebbe tuttavia non solo la difesa del Parlamento rispetto a confuse forme di democrazia diretta sostenute dai Cinque Stelle ma anche una battaglia aperta per la rivalutazione dei partiti politici che sono stati vere scuole di formazione della classe dirigente politica e il pilastro della democrazia, di cui si avverte ogni giorno l’assenza”. 

Ci sono altre ragioni per cui voterebbe NO? 

“Certamente. Voterei NO perché non si risolvono i problemi di un’adeguata offerta politica con la semplicistica scorciatoia della riduzione del numero dei parlamentari. Senza superare il bicameralismo paritario e senza cambiare i regolamenti parlamentari, il taglio secco di deputati e senatori è insignificante o addirittura nocivo ai fini del buon funzionamento del Parlamento”.

In un’intervista a FIRSTonline dei giorni scorsi l’ex ministro socialista Rino Formica ha sostenuto che il taglio secco dei parlamentari rischia di minare la rigidità della nostra Costituzione e di renderla facilmente modificabile sulla base delle esigenze contingenti delle maggioranze del momento: lei che ne pensa? 

“Penso che Formica sia una persona intelligente e che abbia perfettamente ragione. Buona parte della classe politica attuale è pura mucillagine peristaltica e bisogna metterla in condizione di non nuocere: votare NO al referendum serve anche a questo”. 

Sulla stessa lunghezza d’onda il senatore Macaluso ha dichiarato a FIRSTonline che “la vera posta in gioco del referendum è la difesa del Parlamento” rispetto alle spinte demagogiche di chi vorrebbe approdare a una confusa democrazia diretta: è d’accordo? 

“Pienamente. Trovo offensivo che i Cinque Stelle parlino di democrazia diretta aggrappandosi alla piattaforma di una società privata chiamata Rousseau che sicuramente farà rivoltare nella tomba il grande filosofo tirato impropriamente in ballo. Ma anche questo è il segno del degrado dell’offerta politica attuale” 

Nelle ultime settimane le adesioni al NO sono notevolmente cresciute ma, se era prevedibile che si manifestassero soprattutto nel Pd che per 3 volte su 4 in Parlamento aveva votato contro il taglio dei parlamentari, per nulla scontate erano le dichiarazioni di voto per il NO di esponenti delle Lega, che in Parlamento ha sempre votato SI’: si aspettava il NO di un leghista di spicco come Giorgetti? 

“Non sono affatto sorpreso perché storicamente Giorgetti non ha mai avuto timore a mettere in discussione l’operato dei capi della Lega. Ma questo, a mio avviso, vuol dire due cose: che la destra non è tutta antiparlamentare, come dimostrano anche i pronunciamenti per il NO che affiorano da Forza Italia, e che la democrazia mantiene una sua inesauribile vitalità e una sua funzione educativa, malgrado i danni provocati da social, talk show e media. Per fortuna la democrazia è quella salamandra di cui parlava Piero Gobetti” 

Quali saranno gli effetti politici del referendum soprattutto sui Cinque Stelle e sul Pd se il NO avrà una buona affermazione? 

“Il referendum sarà la prova del fuoco della politica e della democrazia e credo che, al di là dell’esito finale, testimoni che per il vero riformismo non tutto è perduto. La consultazione del 20 e 21 settembre finirà per trasformare anche i Cinque Stelle che prima o poi si vergogneranno di essere guidati da un capocomico e dovranno fare i conti con la realtà”. 

E sul Pd che effetto avrà il referendum? 

“Come mi pare dicesse D’Alema, il Pd mi sembra ormai una maionese impazzita e tra il grillismo e il bettinismo che ispira Zingaretti non saprei davvero che cosa scegliere. Affiorano modi oscuri di dirigere un partito che ha un nobile passato alle spalle ma che non sa più dove andare e non ha una strategia politica. Il problema vero sarà capire che cosa verrà fuori dal suo fallimento”.

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