L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

mercoledì 9 settembre 2020

No - Se l'obiettivo è il risparmio basta dimezzare lo stipendio dei parlamentari. Se lo scopo è asservire il Parlamento basta ridurre i parlamentari

Referendum, grande rimonta del No nei sondaggi: “Ora la partita è aperta”

-8 Settembre 2020

Roma, 8 set – Mancano due settimane scarse al grande appuntamento elettorale di questo autunno. Il 20-21 settembre, infatti, ci saranno sia le Regionali che il voto al referendum per il taglio dei parlamentari. Questa tornata, com’è noto, sta mettendo in grande agitazione le forze di governo: Pd e M5S temono di subire una disfatta clamorosa che potrebbe ripercuotersi sulla tenuta stessa dell’esecutivo giallofucsia. A preoccupare, però, non è solo la situazione in bilico in Toscana, dove il centrodestra potrebbe fare il colpaccio ed espugnare la storica «roccaforte rossa». Gli ultimi sondaggi avvertono che anche il Sì al referendum – sposato dall’asse Pd-M5S – non appare più tanto scontato.

La partita incrociata di referendum e Regionali

A parlare di una sensibile risalita del No era stata già una settimana fa Alessandra Ghisleri, che aveva fotografato una situazione che non vedeva più il Sì in vantaggio con maggioranze bulgare. Ma ora, a lanciare una vera e propria bomba nel campo giallofucsia, è stato il politologo Roberto D’Alimonte. Intervistato dall’Huffington Post, D’Alimonte ha infatti avvertito che «i nostri sondaggi sono chiari: nelle sei Regioni che abbiamo analizzato il No si attesta intorno al 40-45%, ed è in crescita, in Toscana arriva al 50%. Certo, i numeri sono ballerini, ma la lacerazione c’è».
Che cosa dicono i sondaggi

Il trend è stato registrato anche dal sondaggista Alessandro Amadori: «Siamo passati da valori dell’80 o 90 per cento a favore del Sì, a un più equilibrato 60-70 contro 30-40 per cento. Il No, dunque, non è marginale, e in teoria potrebbe crescere anche significativamente in funzione di una maggiore “politicizzazione” della campagna». La rimonta del No, insomma, è evidente, come rilevato anche da Renato Mannheimer: «Anche nei nostri dati vediamo il No in salita, poi c’è una percentuale di indecisi ancora alta, tra il 20-30%, perciò tutto è ancora possibile. Il No paga il fatto di aver cominciato la campagna molto in ritardo, gli elettori li sta conquistando adesso, prima non c’era storia. Poi al No è mancato il supporto dei partiti, nessuno ha fatto campagna per il No mentre il M5S lo sta facendo per il Sì. Direi comunque che le variabili in campo sono molte dall’affluenza al voto alla massa di indecisi, quindi la partita non è per nulla scontata».

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