L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

domenica 20 settembre 2020

NoTav - vogliono sommergere la valle con l'immondizia degli scavi. Vogliono solo i soldi e scaricare sulle comunità i danni

TAV, I SINDACI DICONO NO ALLA VARIANTE PER DEPOSITARE A SUSA LO SMARINO

Foto d’archivio

dall’UNIONE MONTANA VALLE SUSA

TORINO / BUSSOLENO – La società Telt, Tunnel Euralpin Lyon Turin, incaricata di scavare il tunnel di base del Tav cambia le carte in tavola. Telt ha intenzione di spostare da Salbeltrand a Susa l’area di scarico e di lavorazione della maggior parte del materiale di scavo del tunnel.

Lo si apprende da un’ipotesi progettuale di Telt, di cui è venuta a conoscenza l’Unione montana. Il sito di Salbeltrand non sarà disponibile per larga parte degli anni di costruzione della Torino-Lione, almeno fino al 2024 e forse fino al 2027, perché già occupato da cumuli di materiali e rifiuti che necessitano di lunghe operazioni di rimozione e bonifica. Questa situazione era già nota e segnalata da Città Metropolitana nel corso dell’iter autorizzativo del progetto.

I sindaci della Valsusa chiedono pertanto il rispetto delle procedure e la tutela della salute dei cittadini, sottolineando che questo cambio di progetto richiede sicuramente una Valutazione di impatto ambientale (Via), che certifichi la compatibilità ambientale del progetto. L’Unione montana è profondamente contraria a questa ipotesi di variante che provocherebbe infatti un incremento potenziale delle quantità di smarino scaricato a Susa di 5 volte maggiore rispetto a quanto previsto dal progetto attuale. Crescerebbero in modo
sostanziale gli impatti ambientali e sanitari del cantiere su tutta la bassa Val di Susa. Si parla di 6,5 milioni di tonnellate di materiale di scavo (anziché 1,4) da trasportare, scaricare, selezionare, lavorare e in parte inviare nelle discariche di Caprie e Torrazza Piemonte. Per questo Telt starebbe pensando di utilizzare Susa, con un movimento di decine di migliaia di camion e un impatto sulla viabilità e sull’inquinamento atmosferico su tutta la bassa Valsusa che non è mai stato valutato.

Susa infatti potrà diventare la sede di lavorazione di tutto il materiale di scavo del tunnel. Secondo i tecnici della Commissione Tav dell’Unione montana, Telt è obbligata a effettuare una variante sul progetto definitivo, ma per fare questo è necessario innescare una Via con successiva autorizzazione del Cipe, il Comitato interministeriale per la programmazione economica.

La modifica di questo progetto richiede infatti necessariamente una Valutazione di impatto ambientale. Le varianti piccole possono infatti essere proposte al Ministero dell’Ambiente e gestite in autonomia. Diversamente sono necessarie una Via, una consultazione pubblica con conferenze di servizi e infine il parere del Ministero e del Comitato interministeriale per la programmazione economica. Questa procedura, che l’Unione montana ritiene ineludibile, richiederebbe verosimilmente un iter di due-tre anni.

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