L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

martedì 22 settembre 2020

Oggi le merci passano per la Svizzera, i treni di Torino-Lione del Frejus continuano a latitare per mancanza di merci e passeggeri (anche se si insiste chiaramente a vuoto sul raddoppio del Tav), ma ci sono 35 chilometri di tappo tra Monza e Como che gli euroimbecilli ignorano, sono troppo sciocchi

Milioni di merci viaggeranno verso l’Europa. Peccato per il ‘tappo’ che troveranno a Milano


di Paolo Rossi

Stiamo facendo il terzo valico dei Giovi, 6 binari per portare milioni di tonnellate di merci dal porto di Genova verso il nord Europa…. magari! In realtà tutte queste merci, se mai ci saranno, troveranno un bellissimo tappo a Milano oltre il quale sarà difficilissimo proseguire.

La recente inaugurazione del tunnel del Monte Ceneri in Ticino, ad opera delle Ferrovie Svizzere, infatti segna l’abbattimento dell’ultimo significativo ostacolo al quadruplicamento dell’intero asse ferroviario del Gottardo. Restano solo i due brevi tratti tra Arth-Goldau ed Erstfeld e tra Biasca e Bellinzona, poi tutta la tratta tra Lugano e Milano… considerando quello che hanno speso le ferrovie svizzere in 25 anni pochi spiccioli.


Tutto bene se non fosse che da parte italiana si sente solo un assordante (e molto preoccupante) silenzio. I circa 35km tra Monza e Como sono ben poca cosa rispetto al terzo valico dei Giovi, ma senza questo breve tratto tutto quell’investimento è praticamente inutile in quanto la linea è già sovrasatura per il traffico regionale. Il traffico passeggeri a lunga distanza soffre terribilmente la coesistenza con i regionali, pagata al prezzo di cronici ritardi e le tracce orario rimaste disponibili per il traffico merci del tutto insufficienti considerando che occorre sempre prevedere un “buco” di almeno 2 ore ogni giorno per le inevitabili manutenzioni alla linea.

Di fatto chiunque viva su tale linea conosce gli endemici ritardi dei regionali e spesso gli Ec Milano-Zurigo sono fermati ad Arth-Goldau per recuperare i ritardi, obbligando i viaggiatori a scomodi trasbordi sui treni ordinari.

Nessun segnale viene registrato da parte italiana per porre un rimedio a tale cronico disservizio ed inefficienza, nessun segnale di quadruplicamento della Monza-Como o comunque della realizzazione di una bretella merci che possa sgravare il traffico di tale linea e offra un reale sbocco a nord per la grande capacità di trasporto tra Genova e Milano.

Si sente vaneggiare di una fantomatica alta velocità Pescara-Roma (che adesso anche le pecore devono viaggiare a 300km/h?), di tante altre importantissime infrastrutture… si decide allegramente di spendere 10 miliardi per quadruplicare la tratta Verona-Fortezza (con un’impressionante serie di gallerie) a supporto del tunnel del Brennero, si decide di continuare la realizzazione del traforo del Frejus anche in totale assenza di merci e passeggeri e qui invece c’è un’imponente domanda di trasporto che viene bloccata inesorabilmente da miopia politica e inadeguatezza infrastrutturale… neppure un euro!



C’è solo da sperare che qualcuno in Lombardia si svegli e segnali al governo questa gravissima lacuna e che spinga per un giusto investimento che certamente si ripagherà abbondantemente.

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