L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

venerdì 4 settembre 2020

Qualcuno dovrebbe ricordare agli ebrei sionisti che le sue sono sempre state guerre di invasioni e guerre per mantenere e allargare la sua sfera di prepotenza armata per continuare a rubare terra identità e cultura al popolo palestinese e questo ha tutto il diritto di fare Resistenza a queste pretese nate solo da rapporti di forza vincenti

Israele è sempre e solo stata impegnata in guerre difensive. Qualcuno lo ricorda?

2 Settembre 2020
di Angelo Pezzana

[La domanda scomoda] Lo scorso giugno, 1080 parlamentari europei hanno inviato una lettera ai rispettivi governi contro l’annessione della Cisgiordania da parte di Israele, tutti preoccupati per il risultato che ne deriverebbe con il fallimento della soluzione del conflitto israelo-palestinese sotto forma di una soluzione a due Stati, in linea invece con il diritto internazionale e le pertinenti risoluzioni del Consiglio di Sicurezza dell’Onu.

Sui media italiani non sono apparsi cronache e commenti, anche perché avrebbero dovuto entrare in merito, facendo precedere l’appello da qualche spiegazione. L’ha fatto invece Manfred Gerstenfeld, tra i massimi esperti di antisemitismo/antisionismo, già direttore per 12 anni del Jerusalem Center for Public Affairs, è sua l’analisi più accurata. Le omissioni contenute nella lettera sono gravi al punto che impediscono di capire la decisione del governo israeliano.

Hanno ignorato ad esempio la presa di posizione di A.B. Yehoshua, che da strenuo sostenitore di “due Stati per due popoli”, in una analisi uscita un paio di anni fa anche su un quotidiano italiano, prendeva atto che la parte palestinese non era più un possibile partner, avendo sempre, sin dalla partizione decisa dall’Onu nel 1947, rifiutato l’esistenza di uno Stato ebraico. Rifiuto che è continuato, anche se l’offerta israeliana era più che generosa, come avvenne sotto il governo di Ehud Olmert nel 2008. Le interviste a Yehoshua, sono, non a caso, diminuite.

Che dire poi dei 1080 parlamentari che si guardano bene dal citare lo statuto di Hamas, che propone la cancellazione di Israele, un movimento giudicato terrorista anche da alcuni governi, destinato a impadronirsi dei Territori palestinesi contesi, come avvenne a Gaza; se il golpe non c’è ancora stato dipende esclusivamente dal fatto che Abu Mazen evita nuove elezioni, dopo che alle ultime amministrative indette Hamas era in maggioranza.

Le risoluzioni dell’Unione Europea, a cui fanno riferimento i firmatari, non tengono neppure conto della definizione IHRA di antisemitismo recentemente approvata dalla stessa UE; infatti informa in termini chiarissimi come funziona il doppiopesismo, è un aiuto per distinguere le differenze tra opinione e odio. Ma i 70 firmatari l’hanno ignorata, perdendo l’occasione di capire la corretta definizione di antisemitismo in quanto consiste nella “applicazione di doppi standard contro Israele, richiedendogli un comportamento non previsto o richiesto da qualsiasi altra nazione democratica”. Ma questo non ha alcuna importanza per i firmatari che possono contare sulla ignoranza della storia mediorientale così come viene raccontata nel nostro paese. Quanti in Italia conoscono la definizione IHRA? Da quanti ‘esperti’ commentatori viene citata? Si ricorre invece alla solita fotografia del soldato israeliano armato fino ai denti e accanto a lui una vecchina palestinese, simboli della propaganda goebbelsiana in versione mediorientale. Israele non ha mai dichiarato guerra a nessun altro paese, se ha dovuto combattere, con il sacrificio di 23.000 soldati, è stato unicamente per difendersi. Qualcuno lo ricorda?

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