L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

sabato 10 ottobre 2020

1 - Euroimbecilandia odia i popoli

LA GUERRA CONTRO I POPOLI D’EUROPA

Finanza libera, Moneta e Debito: così combattono il ceto medio. Come difendersi,
uscire dalla crisi? Si può

Intervista al Dott. Filippo Abbate, consulente finanziario 
di Jacopo Brogi

La teoria secondo cui credito e finanza possano crescere all'infinito rispetto all'economia reale sperimentata grazie a decenni di deregulation, innovazione finanziaria e tecnologica, libera circolazione dei capitali, ha creato un mostro che ha scatenato la grande Crisi, spinta propulsiva di un cambio epocale.“
"Il mercato mondiale non può più essere conquistato attraverso il commercio e gli investimenti, ma solo con mezzi politici ”affermava il giurista e studioso Franz Neumann descrivendo l’economia monopolistica totalitaria di un passato regime.
Peter Oppenheimer strategist di Goldman Sachs per le piazze finanziarie europee è stato chiaro: “
La pressione dei mercati provocherà un cortocircuito che costringerà l’Europa a prendere decisioni forti
” (Corr. Sera, 16.07.12). Ce lo chiedono i mercati, neo divinità contemporanee, giudici universali della nostra vita.

Il luogo naturale di scambio fra controparti, domanda e offerta, fonte millenaria di ricchezza, sviluppo materiale ed umano si è trasformato in un sistema autoreferenziale capace di fabbricare esclusivamente profitto, denaro su denaro. Si è materializzata quella che lo studioso canadese John K.Galbraith ha definito “economia della truffa”

In questa guerra economica combattuta con strumenti finanziari, la mancanza di regole è l’arma letale di banche d’investimento transnazionali e corporation. 

La finanza affoga l’economia reale. I popoli, gli Stati sembrano aver alzato bandiera bianca; chi vive del proprio lavoro, sia esso dipendente o medio imprenditore risulta ormai asservito ad un sistema controllato da un’ unica legge: il profitto ad ogni costo del Capitale globale

Eppure la Grande depressione degli anni trenta era stata una lezione magistrale. 

Efficaci anticorpi legislativi nacquero per porre dei limiti alle attività finanziarie e alla trasparenza delle informazioni ad esse correlate. La legge bancaria del 1933, Glass – Steagall Act, separò le banche commerciali dalle banche d’investimento così da tenere a riparo l’economia reale da possibili nuovi crack. 

Non dimentichiamo il 1971, ossia l’anno dell'abolizione - amministrazione Nixo- del sistema di cambi fissi stabilito nel 1944 dalla Conferenza di Bretton Woods che prevedeva la convertibilità del dollaro in oro. Iniziò una nuova epoca, la nostra: nasceva il sistema monetario moderno. L’Era della moneta legale (denominata “fiat”, non agganciata ad alcun valore reale), tale perché riconosciuta dallo Stato; emissione di moneta nelle quantità desiderate e non più in base alle riserve auree disponibili. 

Dopo anni di relativa stabilità economica, arrivarono gli anni ottanta e con essi le“nuove libertà”. Con le trickle down economics di Ronald Reagan – favorire i ricchi, il mercato, cosicché qualche “goccia” arrivi anche ai poveri – iniziò l’opera di deregolamentazione culminata nel 1999 sotto amministrazione Clinton con l’abrogazione del Glass – Steagall Act e la limitazione dei controlli sulle banche d’investimento (Gramm – Leach Bliley Act). 
Immediate le fusioni fra Banche d’affari e banche commerciali: nacque il gigante Citigroup (1999). 
Ecco che l’economia reale tornava in pericolo, la finanza era uscita dalla gabbia. Allo stesso tempo, iniziava a farsi abituale (già nel 1998, erano il 25%) la concessione di credito subprime (mutui facili per famiglie a basso reddito). 

Successivamente venne esclusa qualsivoglia regolamentazione (CommodityFutures Modernization Act ) dei derivati (dispositivi di mercato nati con funzione assicurativa nell’Olanda nel diciannovesimo secolo a tutela del valore delle merci, riconvertiti oggi in spietati costruzioni logaritmiche di profitto) esentando li pure dalla legge anti scommesse. 
Creazioni finanziarie mai viste prima iniziarono a diffondersi e moltiplicarsi, contaminando il sistema:
cartolarizzazione dei mutui subprime (viene creato un artificio finanziario emettendo sul mercato obbligazioni garantite da beni reali – le abitazioni su cui viene acceso il mutuo – vendute poi agli investitori su diversi livelli: ciò distribuisce il rischio finale dell’operazione di mutuo ai sottoscrittori dell’obbligazione), cds (credit default swaps) – contratto di assicurazione su cui l’acquirente paga un premio una tantum al venditore, ricevendo un rimborso in caso di fallimento del titolo), cdo (obbligazioni collaterali di debito – Sono obbligazioni strutturate contenenti qualsiasi tipo di debito,
subprime inclusi. In caso di mancato rimborso… addio alle risorse investite dall’istituto di credito per l’accensione del mutuo nonché a quelle dell’investitore. E’ sostanzialmente un trasferimento di rischio nei confronti dell’emittente da parte di terzi).

La maggior parte di questi strumenti scorrazzano a tutt 'oggi nei mercati OTC (Over The Counter), mercati non regolamentati. 

Con l’arrivo alla Casa Bianca di G.W. Bush, ecco il “piano casa” (2002).
American Dreamper tutti, una casa a ciascun americano: concessione di subprime senza controllo anche alle classi medio basse, che difficilmente avrebbero potuto accedervi ai normali tassi di mercato. 

Nel 2004 la Sec (Commissione per i titoli e gli scambi) aumentò il limite di indebitamento per le banche d’affari - che ottennero così maggiori prestiti - e ridusse i controlli sulle società finanziarie. 

Fra il 2005 e il 2008 le principali banche d’investimento iniziarono a scommettere con i cds contro gli stessi titoli che vendevano come sicuri. No problem…garantivano le agenzie di rating (le più influenti: Standard & Poor's, Moody's eFitch, tutte rigorosamente made in Usa - ndr) !!!.

Ecco che partorita dalle principali banche d’affari, un’enorme “bolla” speculativalegata al mercato immobiliare, si andava ingigantendo da ben sette anni. Tic tac,tic tac…. una bomba ad orologeria pronta ad esplodere.

Il numero delle abitazioni di proprietà era ai massimi, ma i tassi di risparmio ai minimi, la richiesta di prestiti per comprare abitazioni praticamente assente.Una quantità enorme di mutui subprime non venivano più rimborsati dalle famiglie.

Tic tac, tic tac…. settembre 2008 …tic tac, tic tac…. crollo della bancad’investimento Lehman Brothers.
Iniziò l’effetto domino, nel tempio mondiale del capitalismo arrivarono miliardi su miliardi di denaro pubblico (ad oggi, 11400 miliardi di dollari, dati Ocse, ndr) a salvare il sistema creditizio.

Socializzazione delle perdite, privatizzazione dei profitti per l’èlite. Ad ogni costo.

Il Capitale finanziario non vuole libertà, ma egemonia” sosteneva l’economista austriaco Rudolf Hilferding.

Dalla finanza alla realtà: l’economia, Il lavoro. Sabbie immobili per chissà quanti anni ancora, dagli Usa all'intero Occidente. 

Il pensiero unico, la rivoluzione culturale del “Sogno Americano” su scala globale, le palesi e quanto mai diaboliche contiguità con il potere mediatico. Gli spettri del terrore serviti dalle oligarchie politiche sembrano invincibili. Stati che salvano banche, banche e che si comprano gli Stati. Il vecchio continente, da sessant’anni in Pace dopo secoli di guerre fratricide, è la cavia contemporanea del laboratorio neoliberista. L’eccezione da normalizzare.
La finanza senza controllo approfitta dell’assenza di sovranità monetaria, fa leva sul Debito per sottomettere le nazioni ed i popoli ormai in balia di poteri sovranazionali.

Il Dott. Filippo Abbate, consulente finanziario di un importante istituto di credito di livello continentale ci aiuterà a comprendere strumenti, tecniche e strategie che non hanno nulla di fantascientifico, tutt'altro: azioni classiste scientemente pianificate, effetti patologici di umanissima avidità che ormai quotidianamente stravolgono la nostra vita.

Una recente ricerca internazionale stima che il valore degli strumenti finanziari fluttuanti per il globo superi l’intero Pil mondiale di almeno 15 volte. Può essere la prossima “bolla”?

Soltanto i padroni dei “mercati”, ossia le grandi istituzioni finanziarie internazionali, le agenzie di rating, i fondi pensione, le corporation hanno la capacità di muovere con pochi click enormi quantità di denaro virtuale. Il sistema è una potente macchina che rimodula continuamente se stessa ed è congegnata su artifizi contabili, strumenti finanziari ed invenzioni matematiche sempre più sofisticate: è una delle più grandi commedie mai apparse prima sulla scena, dove le star svolgono anche il ruolo dei principali antagonisti nonché dei fedeli sparring partner. 
Se vi fosse l’esplosione della“bolla finanziaria”essa sarebbe quindi determinata dai nuovi “proprietari universali”, gli stessi padroni di questo enorme casinò azionario che avrebbero così deciso di farla deflagrare. Una giostra magica, inesauribile fonte di immensi profitti, influenza politica ed enorme potere. Che rinuncino a tutto ciò? E’ alquanto irrealistico. 

Altra cosa sono gli effetti devastanti della “finanza libera” sull'economia reale. E’ la corda che tiene appeso l’impiccato.

segue

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