L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

lunedì 26 ottobre 2020

Bitcoin fa scacco matto agli Stati Uniti. Il sistema Swift fa tilt, il Sistema Bancario come conosciuto fino ad oggi viene distrutto


Iran apre alle criptovalute: scacco matto agli Usa?

26/10/2020 7:42 AM  MARCO DAL PRÀ

Quest’anno l’Iran ha iniziato a concedere autorizzazioni ai datacenter che producono Bitcoin e criptovalute, nonostante il loro elevato consumo energetico. Nel mese di gennaio erano state concesse circa 1000 licenze per gli impianti di “mining” – così si chiamano gli impianti di validazione dei pagamenti fatti con i bitcoin – per regolarizzare il loro accesso alla rete elettrica nazionale. A luglio, poi, si è vista una seconda apertura a questo tipo di impianti, con la concessione di tariffe agevolate per 14 mining farm con una capacità complessiva di 300 Mega watt (la notizia qui), come tre province iraniane.

A settembre l’ulteriore svolta: tre centrali termoelettriche di notevole potenza, Ramin, Neka e Shahid Montazeri, sono state autorizzate a fornire energia elettrica al comparto di mining di Bitcoin nei momenti di eccedenza della rete elettrica nazionale. La notizia è stata pubblicata sul Tehran Times ma è stata riportata anche dal più noto sito di finanza internazionale Zerohedge .

A quanto dichiarato dall’azienda termoelettrica nazionale, la TPPH, gli impianti dedicati al settore delle criptovalute, non saranno impianti alimentati a fonti petroliferi, ma turbine funzionanti a gas naturale, per ridurre il loro impatto ambientale.

Stando a quanto riporta il portale IFP News, il presidente dell’Iran, Hassan Rouhani, recentemente ha ordinato al governo di elaborare un nuovo approccio nazionale per l’imminente industria delle criptovalute. Il presidente ha coinvolto i funzionari della Banca centrale iraniana, i ministeri delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione e il dipartimento dell’energia che dovevano concentrarsi su una nuova strategia nazionale per il mining di criptovalute, compresi regolamenti fiscali.

Perchè questa svolta

Ma per quale motivo un governo come quello iraniano apre alle criptovalute? Perché l’industria Bitcoin merita un trattamento speciale con disegni di legge, tariffe e regolamenti su misura?

L’adozione di Bitcoin da parte dell’Iran non arriva casualmente. 

L’Iran è un paese che sta attraversando una importante crisi economica a causa delle sanzioni decise dagli Stati Uniti. Gli Usa hanno scelto unilateralmente di stracciare tutti gli accordi sul nucleare iraniano siglati anche con i governi con l’Unione Europea. Come ha spiegato la BBC in un reportage dello scorso dicembre, a seguito delle sanzioni i suoi 80 milioni di abitanti hanno visto una caduta nelle esportazioni di greggio, la svalutazione della moneta nazionale, il costo della vita aumentato vertiginosamente ed un aumento della povertà. I recenti accordi con la Cina sono alcune delle strade che il governo iraniano sta intraprendendo per trovare sbocchi alla propria economia, ma nulla possono fare contro l’estromissione delle banche iraniane dal sistema Swift, quello che permette gli scambi tra le banche di tutto il mondo. Una disconnessione decisa, anche in questo caso dagli Stati Uniti, ed anche in questo caso in modo unilaterale, senza confrontare gli alleati.

Swift, un autogol degli Stati Uniti

L’azione degli Stati Uniti di disconnettere le banche iraniane ha fatto molti più danni di quello che si possa immaginare. Ora tutti sanno che il sistema bancario mondiale è controllato dal governo americano, tanto da poter fare il bello ed il cattivo tempo su tutti gli altri Stati del mondo, bloccando o meno le loro banche. È il motivo per cui i BRICS, cioè Brasile, Russia, India, Cina e Sudafrica, stanno costruendo un sistema di pagamenti internazionale alternativo, indipendente dalle stravaganti idee che possano passare per Washington. I progetti sono in fase di sviluppo piuttosto avanzato, soprattutto da parte cinese, ma Bitcoin va oltre tutto questo.

Bitcoin, uno scacco matto allo Swift

Bitcoin ha delle caratteristiche che nessun altro sistema oggi può offrire: offre sia la rete che l’unità monetaria per fare transazioni internazionali di cifre anche importanti in pochi minuti ed in modo trasparente. Il suo registro condiviso, la blockchain, gli permette di funzionare in modo globale senza dover rendere conto a nessuno. La decentralizzazione del registro, inoltre, gli consente una affidabilità impareggiabile nei confronti dei sistemi bancari, perché non censurabile; perché privo di punti di attacco precisi. Cercare di colpirlo è come sparare ad una nuvola: fatica sprecata. È “diluito” in migliaia di nodi distribuiti in tutto il mondo. Bitcoin inoltre non è di nessuno e quindi vola oltre gli orgogli nazionali che rallentano la realizzazione di una nuova valuta di riferimento mondiale, nonostante che il governatore della Banca d’Inghilterra ne avesse pubblicamente reclamato la necessità. È uno strumento come l’oro, raro e non falsificabile, soltanto che può essere spostato molto più facilmente. 

Bitcoin come moneta per gli scambi internazionali

Bitcoin, secondo il sito Zerohedge, potrebbe generare per l’Iran entrate di 8,5 miliardi di dollari. Con i bitcoin generati dai propri “minatori”, l’Iran potrà andare in qualunque piattaforma di scambio del mondo in criptovalute e cambiarli per qualunque altra valuta (Euro, Yuan, Sterline…..Dollari) per usarli per fare acquisti internazionali, cioè importazioni, senza scomodare la valuta locale. Oppure potrà cercare accordi per per pagare direttamente in bitcoin beni e servizi da importare, accelerando tempi e riducendo i costi di intermediazione. Allo stesso modo le aziende iraniane che esportano beni e servizi, petrolio compreso, per non cadere nell’embargo americano potrebbero scegliere di farsi pagare utilizzando bitcoin senza usare alcun canale bancario. È una rivoluzione che richiederà del tempo, ma nemmeno molto, visto che la rete bitcoin funziona già e soprattutto funziona ininterrottamente dal 2009, dando prova di affidabilità e robustezza. 

Rivoluzione copernicana

Con un’industria dedicata alle criptovalute l’Iran non farebbe altro che convertire le proprie risorse energetiche in bitcoin, così come impiegando una trivella si può trovare la pepita d’oro. Ma qui, a differenza dell’oro, i rendimenti sono desumibili matematicamente in base alla potenza di calcolo che si installa nei propri datacenter: un vantaggio non proprio trascurabile. 

Una considerazione finale: con Bitcoin accettato e riconosciuto dallo Stato, l’Iran esce dalla trappola dello Swift e permette alle proprie imprese di partire rapidamente, ma c’è di più. In questo modo crea un precedente nella storia “bancaria” mondiale: rende obsoleto il sistema swift, lo surclassa, gettando sinistre ombre sul futuro della rete di pagamenti controllata dagli Stati Uniti.

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