L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

lunedì 26 ottobre 2020

E' ribellione di chi lotta per sopravvivere


25 ottobre 2020


Io credo che bisogna essere abbastanza stupidi per dire che gli accenni di rivolta di Napoli e di Roma siano da attribuire all’estrema destra o alla camorra: ma i giornali mainstream quanto a mancanza di intelligenza e di dignità non sono secondi a niente e a nessuno e quindi hanno imboccato questo vicolo cieco, facile e ottuso, che è in effetti l’espressione della vera destra istituzionale ormai apertamente decisa ad ogni golpe costituzionale. E del resto i picciotti della razza padrona sono così ben presenti nelle redazioni da poter ignorare che la stessa direzione investigativa antimafia ha documentato come le misure pandemiche abbiano finito per rafforzare la criminalità organizzata che di certo non va a sparare bombe carta contro i suoi benefattori, men che meno contro il guappo De Luca. E’ evidente che i non garantiti, quelli che non possono campare con le segregazioni e le misure da circo prese dal governo o da governatori che si sono rivelati tristi macchiette, despoti da regioni delle banane, stanno cominciando a capire che il loro “sacrificio” in primavera e in estate non è servito proprio a nulla nel contenimento dell’epidemia influenzale , anzi ha favorito le nuove misure della seconda ondata fasulla facendo intravedere una acquiescenza senza limiti. Potevano reagire semplicemente chiudendo tutto senza accettare di surrogare le Asl e le amministrazioni nei controlli e mettere in gravissima difficoltà il governo, ma sono stati presi all’amo della paura. E lo si può capire anche se c’erano esempi di gestione della crisi senza lockdown, senza errori clamorosi, senza fesserie a pagamento di ogni genere di esperti e di dilettanti, ambigui sciamani del culto virale.

Ma ora stanno vedendo che le misure spacciate all'inizio come salvifiche e risolutive non sono servite a nulla come la stessa seconda ondata dimostra e comincia a farsi strada l’intuizione che ormai il governo – o meglio i poteri economici interni ed esterni di cui è il curatore – con la pandemia ci stia marciando e che è anche possibile che la strage di milioni di piccole attività sia qualcosa di voluto: così cominciano a ribellarsi come punta dell’iceberg di una esasperazione sociale che cresce e che probabilmente potrebbe anche portare a gravi conseguenze come dimostra anche il fatto che Mattarella vuole riunire il consiglio supremo di difesa. Del resto c’è da dire che il lavoro è sempre meno rappresentato in Italia, a cominciare dai sindacati per finire alle partite Iva e vediamo lavoratori costretti a situazioni ideali per beccarsi il virus e altri costretti a chiudere per evitare i contagi, contraddizione che dimostra in maniera icastica la frode narrativa, mentre viene iper rappresentato il sistema parassitario dell ‘impiego pubblico e in qualche modo delle grandi aziende che fanno affari d’oro con le camarille delle grandi opere. Si tratta di una grande frattura che si sta aprendo nel contratto sociale del Paese favorito dalla totale assenza assenza di una qualche opposizione politica e men che meno civica che del resto non può nascere fino a che non si riconosce la totale strumentalità del racconto pandemico la cui filigrana di costrutto fittizio è evidente nelle cifre, persino in quelle ufficiali manomesse dai vantaggi economici che comporta una diagnosi di Covid e dalle mafie sanitarie. Tanto per dirne una che non ho ancora citato è che i morti di Covid sono ancora un decimo di quelli che muoiono di vari tipi di affezioni polmonari batteriche o virali ogni anno. E’ davvero una pena vedere ciò che resta di una lontana sinistra, dibattersi senza requie e senza costrutto dentro una fedeltà assoluta alla narrazione mediatica e agli interessi che rappresenta, appena occultati dietro una cieca e rituale ostensione di fedeltà a una scienza diventata dogma.

Sono davvero lontani i tempi de “L’ape e l’architetto” formidabile libro scritto da quattro fisici teorici che demistificava il mito della neutralità della scienza e la poneva come un tentativo di “costruire un insieme di relazioni astratte che si accordino non soltanto con l’osservazione e la tecnica, ma anche con la pratica, i valori e le interpretazioni dominanti”. Sono passati 45 anni, le relazioni della scienza e soprattutto di quelle branche che più direttamente hanno a che fare con il denaro sono diventate palesemente subalterne ai poteri economici, eppure un progressismo senza idee e senza bussole di pensiero non riesce ad avere la necessaria lucidità per prendere le distanze. Quel libro che poi il sistema ha fatto di tutto perché venisse dimenticato, uscì proprio mentre in Usa le ricerche finanziate dai privati superavano per la prima volta quelle foraggiate da fondi federali proprio grazie al settore farmaceutico e sanitario. Appena tre anni più tardi si avranno i primi brevetti a protezione della proprietà intellettuale su tecniche scientifiche (come quella di clonazione del DNA ricombinante) e addirittura su organismi viventi, come quella che il Patent and Trademark Office (Pto) statunitense concederà su un batterio geneticamente modificato. Gli autori avevano tuttavia già allora chiaro come il sistema capitalistico negasse ogni differenza tra beni materiali e immateriali, riducendo l’informazione a merce.

Prima di partire per la tangente, cosa che in realtà avrei la fortissima tentazione di fare, torno a bomba per notare che parecchi dentro quest’area di relativa sicurezza cambiano e ricambiano atteggiamento a seconda che si sentano più o meno minacciati economicamente dalla narrazione pandemica, il che naturalmente è un gran brutto segno in riferimento alla nascita di una resistenza politica al nuovo ordine virale: quindi ci dovremo aspettare esplosioni di rabbia ben più potenti di quelle di questi giorni: la politica aborre il vuoto e in qualche modo questo deve essere riempito.

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